L’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano può essere considerato di periferia? Nel bel mezzo della questione che, secondo quanto deciso nella nuova Rete ospedaliera in Sicilia, declasserà il nosocomio a vantaggio dell’ospedale “Abele Ajello” di Mazara del Vallo, ci sono numeri che, in maniera chiara, evidenziano l’importanza della struttura per tutta la Valle del Belìce. Ed è il caso, ad esempio, del bilancio per il 2018 del laboratorio di analisi diretto da Carla Lombardo. Per l’anno appena trascorso il laboratorio ha trattato 44.638 richieste d’esami clinici, tra esterni e interni. Una curiosità: il giorno di Natale e il 1° gennaio il laboratorio di Castelvetrano, per numero di esami provenienti dall’area di emergenza, è stato il secondo tra i sette ospedali della provincia, dopo il “Sant’Antonio Abate” di Trapani. Il laboratorio è di supporto a tutti i reparti dell’ospedale, a partire dal Pronto soccorso, ma è frequentato anche da pazienti esterni sia per le terapie anticoagulanti che per gli esami.

I dati, dal 2015, sono stati un crescendo continuo: dai 3.400 pazienti esterni che si sono rivolti al laboratorio si è passati ai 6850 nel 2018. E anche chi segue le terapie anticoagulanti nel 2016 erano 1890 e nel 2018, 2450. La vicenda del declassamento dell’ospedale castelvetranese è attualmente seguita dal comitato “Orgoglio castelvetranese” ma anche dal sindaco di Partanna Nicola Catania, in rappresentanza dei primi cittadini del comprensorio. Per mantenere l’attuale struttura dell’ospedale, la pista che si vuole percorrere è quella di una deroga all’attuale Rete ospedaliera, proprio in virtù del fatto che l’ospedale si trova in una zona ad alto rischio sismico, qual’è la Valle del Belìce. Sarà una soluzione possibile?

La dottoressa Carla Lombardo (al centro) con Angela Favoroso e Silvana Vernagallo.