italian panorama italiano volumeLa sezione di architettura on-line Panorama italiano si trasforma in un volume cartaceo: Italian Panorama Italiano(The Plan). Un viaggio nell’architettura per trovare nelle realizzazioni i luoghi dell’elaborazione progettuale, della ricerca: quei luoghi interpreti delle differenti realtà delle città e dei territori in Italia.

Il volume verrà presentato martedì 14 maggio alle ore 18:00 presso la libreria LaFeltrinelli in Via Cavour, 133 a Palermo. Interverranno: Francesco Pagliari, Orazio La Monaca, Franco Porto, Michele Sbacchi, Alberto Ditta, Mario Mendola, Francesco Fiordaliso, Gianni Ingardia.

Ecco le parole del noto architetto castelvetranese:

In un recente saggio dal titolo “Per chi non si accontenta di essere rispettabile”, l’autore Valerio Paolo Mosco espone il suo pensiero sull’architettura italiana costruita negli ultimi dieci anni. Lui afferma che l’architettura Italiana in questo momento ha una sua dignità, una sua rispettabilità, ma non ci si può accontentare.

Spesso la rispettabilità frena, quindi il punto è come poter uscire dalle lusinghe della rispettabilità. L’architettura italiana ha dimenticato completamente la tecnica e lo spazio interno che è a-spaziale, stinto-equipotenziale-mai catturante, si dona immediatamente senza mistero nel suo essere privo di accelerazioni e decelerazioni, compressioni e decompressioni.

Da più di quarant’anni si costruisce sacrificando lo spazio interno per un’architettura di facciata che sarebbe subito diventata civile e pedagogica “architettura della città”. Gli interni che si vogliono non debbono essere scenografici, che debbano stupire, ma creare un climax di sfondo penetrante e non invadente. L’architettura è ormai presa dai temi della sostenibilità, del vivere sociale, dell’urbanesimo, sacrificando ancora una volta lo spazio.

Il risultato sarà un’architettura iconografica con pale eoliche sui terrazzi e alberelli e muri verdi. L’aspetto tecnico viene considerato il velo sotto il quale si sarebbe nascosta la pochezza concettuale. La tecnica non come espressività prestazionale ma come ricerca degli elementi della costruzione e come costruire.

Per capirci meglio prendiamo per esempio Pierluigi Nervi: noi conosciamo bene le sue cupole, le sue strutture ma ci dimentichiamo come sono state costruite con le imprese di quel momento storico del dopoguerra, mettendo appunto delle tecniche caso per caso per loro, scrivendo delle pagine epiche dell’edilizia italiana. Un altro aspetto che ci imbriglia e non ci permette quel colpo di schiena per uscire dalla mediocrità è la composizione.

Siamo stati cresciuti con il bel comporre, con il mettere assieme in maniera ordinata le cose alla ricerca di un giusto impaginato, facendoci dimenticare lo spazio interno e la tecnica, non facendoci mai raggiungere un aspetto plastico non gratuito. Da una citazione del discorso di David Foster Wallace (David Foster Wallace, Questa è l’acqua, Einaudi, 2009): “Ci sono due pesci che nuotano, ad un certo punto incontrano un pesce anziano che ruota nel senso contrario, fa un cenno di saluto e dice: “Salve ragazzi, com’è l’acqua? I due giovani pesci ruotano un altro po’, poi uno dice all’altro:”Che è l’acqua”?” Bene, il discorso sullo spazio, quello sulla tecnica e sulla composizione sono nel nostro caso l’acqua: la sostanza in cui si nuota è talmente evidente da non risultare più percepibile. Se non si vuole più ricadere in quel conformismo “rispettabile” di cui l’architettura Italiana è campione bisogna tornare a parlare dell’acqua.

La coscienza dell’acqua, ecco cosa manca all’architettura italiana.

ORAZIO LA MONACA