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Giù il velo e gli occhiali da sole: per Piera Aiello è iniziata una vita nuova, quella con la sua vera identità. Ieri, dopo ventisette anni, la testimone di giustizia originaria di Partanna, oggi deputato del Movimento 5 Stelle, è tornata a mostrare il suo vero volto.

È tornata a «essere» Piera, quella ragazza alla quale nel 1991 la mafia uccise il marito, Nicolò Atria, figlio del mafioso partannese Vito e fratello di Rita, morta suicida l’anno delle stragi.

Da quell’anno non è più stata Piera Aiello ma con una nuova identità ha vissuto lontano dalla sua Sicilia, mostrandosi con veli e occhiali da sole a platee di ragazzi nelle scuole d’Italia. «Adesso questa nuova vita mi ha portato, purtroppo, a uscire fuori – ha raccontato ieri Piera Aiello, in prima fila a Valderice per la commemorazione del carabiniere Pietro Morici, ucciso il 13 giugno 1983 a Palermo, insieme Giuseppe Bommarito e Mario D’Aleo – alla vita di prima, nascosta, mi ero abituata, mi piaceva stare fra le mie quattro mura, sono una che ama stare in pantofole, fare la mamma, mi piace cucinare per far piacere agli altri».

L’ambiente scolastico, i figli, gli impegni lungo lo Stivale a portare la sua testimonianza di «ribelle», di una giovane di provincia che, dopo l’uccisione del marito, decise di parlare. Lei che ha visto in volto chi ha sparato contro Nicolò dentro la pizzeria a Montevago. Una donna semplice, «combattiva e leonessa quando ce n’è bisogno».

di Max Firreri
per Giornale di Sicilia