In una mattinata di sole gli studenti della classe 5L (sezione linguistica dell’Istituto) hanno chiamato a raccolta maturandi, docenti, preside, personale ATA, per esprimere il loro ringraziamento e dare voce al sentimento profondo che li lega alla scuola.

Per loro la connessione più potente è l’emozione e lo hanno testimoniato con parole toccanti in una lettera aperta:
“All’età di cinque anni ci chiedevano che cosa volessimo fare da grandi e noi rispondevamo cose tipo: astronauta, presidente o principessa.
Quando ce lo richiedevano a dieci anni, noi rispondevamo rock star, cow boy o miglior ballerina del mondo. Ma ora siamo cresciuti, perciò si pretende da noi una risposta seria. E noi rispondiamo: E chi cavolo lo sa?
Che strano, questo momento: tra qualche mese avremo tutti un pezzo di carta nuovo in tasca e ci saremo lasciati il liceo alle spalle.
Che strano, quello che sentiamo: l’anno scorso, desideravamo solo che il quadrimestre finisse, che trascinasse con sé gli ultimi compiti, le ultime interrogazioni, le dieci sveglie ogni mattina, il PCTO….
E, invece, eccoci qui.

È tutto così diverso: è proprio vero, non ti accorgi di quanto qualcosa sia davvero importante per te se non poco prima di perderla, mentre senti che ti scivola via dalle mani.
E allora pensi a quante volte hai letto di quelli che c’erano passati prima di te e che raccomandavano di goderti gli anni di scuola, tutte quelle storie sui migliori anni della vita e bla bla bla…, e vorresti poter avere una seconda occasione, un tasto “restart, nuova partita”, per fare le cose per bene, stavolta, per non far assenza quel giorno, studiare di più per quel compito, fare tesoro di ogni parola, ogni spiegazione, e un po’ ti maledici per aver desiderato che il tempo scorresse più veloce.
Col senno di poi, tutti noi, superate specifiche tappe della nostra vita, dimentichiamo com’è stato viverle. Intendiamo dire che, probabilmente, dopo che avremo passato settimane insonni, stressanti, in vista dell’esame con cui a breve ci misureremo, tra dieci, vent’anni, ce ne ricorderemo come una passeggiata in una bella giornata di primavera.

Insomma, crediamo che non dovremmo star qui a preoccuparci dell’essere preoccupati, siamo pronti a giurare che l’esame di maturità sembrerà una sciocchezza, paragonato a quelli universitari o alla laurea. E, quando dei nostri studi rimarranno solo delle cornici appese al muro, rideremo di gusto, pensando a come le nostre priorità siano cambiate nel tempo.
Sappiamo bene che queste un giorno diventeranno storie e che le nostre immagini diventeranno vecchie fotografie e noi diventeremo il padre o la madre di qualcuno … ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo.
Noi, siamo qui, tutti insieme, ed è bellissimo, così bello che ci fa paura.
Quando abbiamo attraversato per la prima volta il cancello avevamo appena compiuto quattordici anni ed eravamo terrorizzati all’idea di trovarci in una realtà così nuova, così diversa. Ora, che siamo a tanto così dall’attraversare quel cancello per l’ultima volta, proviamo un terrore decisamente differente: quel mondo che a quattordici anni ci spaventava tanto, alla soglia dei diciannove è diventato casa nostra, custode di tutto ciò che conosciamo e che siamo diventati e, se solo pensiamo che è così, che dobbiamo davvero andare via, tutte le certezze vacillano e sentiamo mancare la terra sotto i piedi.
È che … voi siete stati, siete, così tanto, che proprio non ci capacitiamo, che proprio non ne vogliamo sapere di salutarvi.
La verità è che sembra di vivere le emozioni in un modo così amplificato, così totalizzante, che non è possibile esprimerle come vorremmo.
Crediamo di avere bisogno ancora di tempo. Anche se sappiamo che il cerchio non s’è ancora chiuso del tutto e che manca qualche mese prima di dirci addio, cerchiamo di stare ancora uniti come possiamo e scriviamo di noi, di voi, per fissarvi nel tempo, per rendervi eterni.

Al professore Ricca, che dovrebbe essere eletto insegnante dell’anno tutti gli anni e che, probabilmente in modo inconscio, ci rende partecipi di tutta la sua gioia e nobiltà d’animo.
Alla professoressa Venezia che è l’unica sul pianeta a rendere divertente una lezione su Leopardi, anche quando sembra “infinitamente” noioso. Che ci ha cresciuti nel vero senso della parola. Che ha saputo unire, come i supereroi, nella sua persona, l’essere una docente e un’amica, certo, un po’ più adulta, ma non per questo distante o disinteressata.
Alla professoressa D’Aloisio, al suo fuoco dentro e allo stesso fuoco che cerca di far bruciare nei suoi studenti, stimolandoli continuamente alla riflessione mai statica, sempre dinamica.
Alla professoressa Sutera per la semplicità con cui ci ha sempre proposto le sue lezioni senza mai lasciare nessuno indietro, spronandoci ad essere sempre ambiziosi e a credere in noi stessi.
Al professore Leggio che con passione e dedizione ha saputo trasmetterci il suo immenso amore per l’arte e ci ha educati alla bellezza.
Alla professoressa Alesi, per averci insegnato, fra parentesi graffe e quadre, che non tutto ciò che conta può essere contato.
Al professore Mazza che giocando la carta della simpatia, avendo sempre lo “sp-asso” nella manica, ha dato il meglio di sé tirando fuori il meglio che è in noi.
Al professore Gucciardo e la suo amore per il gioco di squadra, nonostante in DAD ci abbia spesso lasciato in panchina!
Ai professori, Bonino, Ingrassia, Valenti, Foggia, Al Hanbale, Giacalone….
Ai nostri cari proff. Asaro e Santangelo, referenti del nostro Istituto, che tra raccomandazioni sulla sicurezza, patti formativi e una sfuriata davanti al bar con l’immancabile “andate di corsa in classe”, si sono sempre contraddistinti, dimostrando in ogni caso disciplina e serietà.
Ai nostri collaboratori scolastici, Lucrezia, Enzo, Silvana e Vito, che hanno sempre trovato le parole giuste per toccare i nostri cuori.
GRAZIE A TUTTI!
Ai nostri compagni di scuola e in particolare al rappresentante d’Istituto, Sandro.
Grazie perché non vi siete mai nascosti, mai tirati indietro, preferendo sempre giocare la partita, anche quando il rischio era perdere.
Che poi niente è perso se ha valore.
Grazie alle signora preside che ci ha sempre stimolato a dare di più. Grazie alla sua onestà intellettuale e alla completa disponibilità al dialogo.
È rarissimo trovare una preside che conosca i nomi dei propri ragazzi, che si preoccupi di loro individualmente e che dia a tutti la parola.
La sua costanza, l’amore che ha mostrato quotidianamente, la dedizione e l’impegno che ha profuso nel suo lavoro, sono stati per noi motivo di ispirazione. Contare sulla sua presenza è stato per noi fonte di sicurezza.

L’in bocca al lupo più sentito va però a noi ragazzi. Non ci saluteremo dicendo banalmente “Peccato! Poteva andare diversamente!” perché l’unico termine corretto in questa esclamazione è proprio PECCATO. Peccato che stia finendo.
Questo non è il momento di prendere decisioni definitive.
Adesso è il momento di prendere il treno sbagliato e arrivare chissà dove, di innamorarsi spesso, di prendere filosofia, perché nessuno sano di mente prenderebbe filosofia, di cambiare idea e poi ricambiarla, perché niente è immutabile.
Perciò fate più sbagli che potete, così quando ci chiederanno cosa vogliamo fare, non tireremo più ad indovinare, lo sapremo.
Abbiamo straparlato e con sicurezza quello che volevamo dirvi non lo sappiamo, ma speriamo comunque di avervelo detto. Un abbraccio virtuale, l’unico che ci è concesso.
VI VOGLIAMO BENE!”

La 5L
a.s. 2020-2021