Venerdì 31 agosto si chiude la quattordicesima edizione del Premio Pino Veneziano con la proiezione di Migrantes, un ispirato docufilm della giornalista e fotografa Anna Maria Del Ponte che converserà col Prof. Karim Hannachi dell’Università Kore di Enna, con Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo, con Giacomo Tranchida, Sindaco di Trapani e con Valentina Richichi dell’Istituto Euro Arabo.
“Questo lavoro di Anna Maria Del Ponte” – dice Umberto Leone, Presidente dell’Associazione Selinunte Cunta e Canta – racconta le migrazioni come atti naturali di tutti i processi di cambiamento non solo nell’evoluzione umana ma anche in quella animale e vegetale. Un punto di vista molto interessante su cui ci sembra significativo non farsi sfuggire l’occasione di discuterne”.

Nel corso della serata, per la sensibilità dimostrata sul problema dell’immigrazione attraverso le dichiarazioni di apertura dei porti alle navi che soccorrono i migranti, verrà conferito un riconoscimento speciale ai Sindaci delle città di Palermo e di Trapani.
L’appuntamento è alle ore 21,00 nel giardino della galleria Pensiero Contemporaneo, sede dell’Associazione, situata davanti l’ingresso del Parco Archeologico di Selinunte in via Pirro Marconi.

Notizie e approfondimenti: www.premiopinoveneziano.org
Infoline: 339 5910804.

RICORDI “ECCELLENTI”
tratti da Di questa terra facciamone un giardino, tributo a Pino Veneziano, a cura di Rocco Pollina e Umberto Leone.

Vincenzo Consolo:
«Mentre Buttitta e la stessa Balistreri cantavano una Sicilia e un’Italia del secondo dopoguerra, delle lotte contadine e dei sindacalisti uccisi dalla mafia, della seconda grande migrazione nel centro Europa di masse di braccianti, Pino Veneziano cantava l’atroce Italia dei roventi anni Settanta, del regime democristiano, della corruzione e delle stragi perpetrate dai fascisti»

Ignazio Buttitta:
«Un cantastorie che fa politica e la sublima con la poesia. Il suo discorso è semplice, popolare, ma convincente. E riesce a farsi capire dai braccianti, in maggioranza analfabeti e semianalfabeti. Gli argomenti sono la verità cantata da popolano a popolano, senza inganni».

Ascanio Celestini:
«La cosa che mi colpisce di Pino Veneziano è che uno di quei cantanti – artisti della cultura orale che in altre nazioni, per esempio gli Stati Uniti d’America, sarebbero diventati oggetto di culto, un po’ come Woody Guthrie o i padri del blues. Purtroppo in Italia si è perso questo legame con i nostri padri musicali della cultura orale».
Gaetano Savatteri:
«La voce di Pino Veneziano fa affiorare l’incanto delle notti stellate, la risacca del mare, le poche case affacciate sulla spiaggia, la forza selvaggia di una natura che prendeva il sopravvento perfino sulle rovine antiche. Un mondo che non c’è più. Un mondo scomparso. La voce di Pino ci parla di quel mondo, di quel tempo. Ma non è una voce spenta.Non è una voce sopraffatta. Ci parla ancora. Ci cunta ancora canzoni».

Enrico Stassi:
«Per molti di noi negli anni Settanta, Pino e Marinella di Selinunte erano la stessa cosa e potevamo dire allo stesso modo: “Andiamo da Pino” o “Andiamo a Selinunte”. Sapevamo come sarebbe andata: avremmo mangiato da dio, alzato un po’ il gomito, avremmo ascoltato le canzoni di Pino, suonato e cantato insieme a lui, ci saremmo sentiti ancora una volta con un futuro davanti e tutto per noi. Ma allora si viveva ull’onda e sulle emozioni del momento: il tempo dell’azione superava sempre quello, più lento, della riflessione. Ecco perché solo in questi ultimi anni, tornando indietro nel ricordo e grazie al contributo di Umberto (Leone) e dei tanti amici di Pino, ci si è resi veramente conto di quale sensibilità umana e politica fosse ricco il suo mondo poetico, di quante insospettabili e importanti frequentazioni fosse punteggiata la sua vita, di quanto fosse necessario provare a raccontarlo e ricantarlo. La memoria di Pino Veneziano, in fondo, è la nostra memoria, e rimane un inutile esercizio stabilire se eravamo la “meglio” o la “peggio” gioventù».