Tra installazioni verdi e giardini artistici, il Premio Pino Veneziano arriva alla sua tredicesima edizione. Nomi eccellenti, e tutti siciliani, quelli dei premiati di quest’anno: Gaetano Savatteri, Giosuè Calaciura, Andrea Bartoli e Florinda Saieva che, il 30 luglio, riceveranno il riconoscimento per la loro attività nella location d’eccezione del Parco Archeologico di Selinunte.

Sono ancora le architetture suggestive dei templi dorici a fare da cornice, domenica 30 luglio alle ore 21, a questa edizione del Premio Pino Veneziano. Poeta popolare che si accompagnava con la chitarra, Pino Veneziano aveva a Selinunte, dagli anni ’70 fino alla metà deli anni ’80, un ristorante in riva al mare sotto le rovine della Magna – Grecia. Il suo ristorante, il suo palcoscenico preferito, era meta di turisti e buongustai e punto di ritrovo dell’intera borgata marinara di Marinella di Selinunte. Ma ad ascoltarlo non furono solo turisti e avventori. Ad ascoltare Pino furono anche Lucio Dalla, Fabrizio De Andrè che lo volle come spalla a un suo concerto a Marsala nel ’76, e pure il grande poeta argentino Jorge Luis Borges che, ormai cieco e anziano, dopo averlo sentito cantare, si avvicinò per toccargli il volto e riconoscere così i tratti della sua anima.

E, prendendo spunto da questo magico incontro, è proprio il tema de “il volto” che sarà trattato nel corso di questa nuova edizione del Premio, giunto ormai al suo tredicesimo anno di vita. I premiati di quest’anno sono tutti siciliani: gli scrittori Gaetano Savatteri e Giosuè Calaciura e la coppia di mecenati Andrea Bartoli e Florinda Saieva. E saranno essi a mostrarci con le loro testimonianze il volto della Sicilia di oggi.

La premiazione è solo uno dei momenti delle celebrazioni in onore del cantastorie selinuntino: lunedì 31 luglio verrà inaugurata, proprio di fronte all’ingresso del Parco Archeologico, nell’area verde curata dall’Associazione che organizza il Festival, una installazione artistica ispirata da un fatto di mafia. Si tratta di un enorme pino che la mafia ha tagliato, negli anni ’90, a un consigliere comunale. L’installazione, ideata da Ute Pyka e Umberto Leone, è un lavoro di scultura, scrittura e recitazione. L’opera, intitolata I pini di Castelvetrano, è stata realizzata in collaborazione con Gaetano Savatteri e con Vincenzo Pirrotta, che per l’occasione reciterà dal vivo la storia. L’installazione andrà ad affiancarsi a un’altra opera già esistente nel giardino, inaugurata lo scorso 13 maggio, La semina del sole: una installazione vegetale ispirata ad uno dei versi di Veneziano (“pi furtuna c’è lu suli, iddu nun si fa arrubbari”), realizzata utilizzando circa 100 piantine di girasole, seminate in un cerchio con un diametro di una quindicina di metri, con l’aiuto degli alunni dell’I.C. Capuana Pardo, la scuola elementare e materna della borgata di Marinella di Selinunte.

“Cerchiamo di seminare bellezza, cerchiamo di restituire a questi luoghi quella dignità che, giorno dopo giorno, un pezzo alla volta, viene loro sottratta. E per far questo bisogna cominciare dai bambini perché sono il nostro futuro. E’ il terzo anno che realizziamo l’installazione dei girasoli con gli alunni della scuola della borgata e da quest’anno l’Ente Parco e l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e Ambientali ci hanno affidato lo spazio adiacente alla nostra sede per curare il verde pubblico e dare il via a un progetto di giardino artistico in collaborazione con alcune personalità della cultura e dell’arte contemporanea.”
Il Giardino Artistico seguirà un percorso botanico, artistico e poetico-contemplativo immergendo il visitatore in uno spazio fra sculture, essenze arboree e piante del territorio.
Il Premio Pino Veneziano è promosso da un gruppo di amici di Pino riunitisi in associazione con il sostegno dell’Assessorato allo Sport, Turismo e Spettacolo della Regione Sicilia, la serata di premiazione si terrà domenica 30 luglio nel Parco Archeologico di Selinunte, con inizio alle ore 21,30.
Il programma della serata prevede, dopo la cerimonia di premiazione, un breve incontro-dibattito tra gli artisti premiati che discuteranno con Nino Cangemi sull’attuale volto della Sicilia. Presenterà la serata Egidio Terrana. A seguire il concerto di musiche popolari da tutta Europa a cura del gruppo Lassati Abballari .

Lunedì 31 luglio, alle ore 21 nel giardino antistante l’ingresso del Parco Archeologico, l’inaugurazione dell’installazione I pini di Castelvetrano.

Notizie e approfondimenti: HYPERLINK “http://www.premiopinoveneziano.org” www.premiopinoveneziano.org
Infoline: 339 5910804.

RICORDI “ECCELLENTI”
tratti da Di questa terra facciamone un giardino, tributo a Pino Veneziano, a cura di Rocco Pollina e Umberto Leone.

Vincenzo Consolo:
«Mentre Buttitta e la stessa Balistreri cantavano una Sicilia e un’Italia del secondo dopoguerra, delle lotte contadine e dei sindacalisti uccisi dalla mafia, della seconda grande migrazione nel centro Europa di masse di braccianti, Pino Veneziano cantava l’atroce Italia dei roventi anni Settanta, del regime democristiano, della corruzione e delle stragi perpetrate dai fascisti»

Ignazio Buttitta:
«Un cantastorie che fa politica e la sublima con la poesia. Il suo discorso è semplice, popolare, ma convincente. E riesce a farsi capire dai braccianti, in maggioranza analfabeti e semianalfabeti. Gli argomenti sono la verità cantata da popolano a popolano, senza inganni».

Ascanio Celestini:
«La cosa che mi colpisce di Pino Veneziano è che uno di quei cantanti – artisti della cultura orale che in altre nazioni, per esempio gli Stati Uniti d’America, sarebbero diventati oggetto di culto, un po’ come Woody Guthrie o i padri del blues. Purtroppo in Italia si è perso questo legame con i nostri padri musicali della cultura orale».
Gaetano Savatteri:
«La voce di Pino Veneziano fa affiorare l’incanto delle notti stellate, la risacca del mare, le poche case affacciate sulla spiaggia, la forza selvaggia di una natura che prendeva il sopravvento perfino sulle rovine antiche. Un mondo che non c’è più. Un mondo scomparso. La voce di Pino ci parla di quel mondo, di quel tempo. Ma non è una voce spenta.Non è una voce sopraffatta. Ci parla ancora. Ci cunta ancora canzoni».

Enrico Stassi:
«Per molti di noi negli anni Settanta, Pino e Marinella di Selinunte erano la stessa cosa e potevamo dire allo stesso modo: “Andiamo da Pino” o “Andiamo a Selinunte”. Sapevamo come sarebbe andata: avremmo mangiato da dio, alzato un po’ il gomito, avremmo ascoltato le canzoni di Pino, suonato e cantato insieme a lui, ci saremmo sentiti ancora una volta con un futuro davanti e tutto per noi. Ma allora si viveva ull’onda e sulle emozioni del momento: il tempo dell’azione superava sempre quello, più lento, della riflessione. Ecco perché solo in questi ultimi anni, tornando indietro nel ricordo e grazie al contributo di Umberto (Leone) e dei tanti amici di Pino, ci si è resi veramente conto di quale sensibilità umana e politica fosse ricco il suo mondo poetico, di quante insospettabili e importanti frequentazioni fosse punteggiata la sua vita, di quanto fosse necessario provare a raccontarlo e ricantarlo. La memoria di Pino Veneziano, in fondo, è la nostra memoria, e rimane un inutile esercizio stabilire se eravamo la “meglio” o la “peggio” gioventù».