La gente è stufa. Non accetta più questo macabro appuntamento. Un rituale che si rinnova ormai da anni. Giorno più, giorno meno, nello stesso periodo e con lo stesso scenario apocalittico. Basta, dice la gente consapevole. ”Seppellite Polizo, ma per sempre!”, e’ il grido di dolore si innalza più in alto delle fiamme!

Stiamo parlando dell’ennesimo incendio di fine agosto, che ha interessato una vastissima fetta di territorio, a cavallo tra i comuni di Vita e Salemi. Diverse decine di ettari di bosco e prateria mediterranea tra Ardignotta e il Monte Polizo, un paesaggio che ti fa credere di essere alle pendici delle Alpi e invece ti trovi a pochi passi dal mare color del vino di Sicilia. Che puoi vedere baluginare nei giorni in cui splende prepotente il sole in questo meridiano.

incendio monte polizo salemi

Ma dopo il colpo di grazia della settimana scorsa, ad eccezione dei cocenti raggi solari, oggi tutto e’ cambiato. Distrutto inesorabilmente quel che restava di un ex bosco, rimane solo lo scenario di un inferno dantesco. Le braccia carbonizzate di alberi condannati a morte che si stagliano contorte verso un incredibile cielo azzurro urlano vendetta. E’ tutto ciò che rimane di un bosco rigoglioso e orgoglioso di offrire verde in tutte le tonalità e ossigeno ad una comunità sempre più intossicata. Per non parlare della zona archeologica, oggetto di annuali scavi di ricerca da parte di Università straniere, che dovrebbe essere custodita meglio di uno scrigno d’oro. E, qui infatti che i nostri progenitori, gli Elimi, decisero di gettare le prime fondamenta della città di Alicia. Dopo quasi 24 ore di tempesta di fuoco, dalla tarda mattinata del 30 agosto alle prime luci del giorno seguente, le fiamme alla fine si sono arrese per auto- consunzione.

Ed e’ una triste consolazione sapere che non siamo in grado di proteggere dagli incendiari nemmeno il Parco di Selinunte, il più vasto sito archeologico del Mediterraneo!

Premesso che non e’ nostra intenzione fare il processo a nessuno ( non ne abbiamo le competenze), crediamo tuttavia che i cittadini abbiano il diritto di saper come sono andati i fatti.
Sul sistema di protezione e di vigilanza, ad esempio. E se anche in questa occasione ha funzionato. Alla luce dei risultati parrebbe di no. Se e’ vero che ormai si deve parlare solo di un ex-bosco. Bosco che subito nel corso di questi anni ripetuti attacchi terroristici e tutti consumati, se non ricordiamo male, nella medesima fascia oraria. Quando, cioe’ viene effettuato il cambio dei turni. Questa volta la segnalazione e’ stata lanciata attorno alle 11,25. Ristoppie in fiamme, e’ l’allarme radio. L’ordine di mobilitare la ”veicolare Baronia” che può trasportare anche quattro uomini non viene dato.

monte polizo

Con le fiamme che non superano l’altezza di 80 centimetri e distanti almeno 250 metri dal demanio, sarebbe dovuto bastare. Il condizionale e, sempre d’obbligo, in questi casi. La sala radio di Trapani (il COP, centro operativo provinciale) ritiene più idoneo l’invio di un autobotte di 5000 litri che ha pero’ grosse difficoltà di movimento e solo due persone a bordo. Una scelta ritenuta piu’ opportuna, forse per non intralciare il cambio della guardia, che di lì a poco ci sarebbe stato. Cosa che poi sul campo, vuoi per il sopravvenire di un vento favorevole, vuoi per l’intensificarsi dell’incendio, si rivela subito insufficiente.

Il torrettista insiste per la veicolare. Più agile nelle manovre e con più uomini a bordo. L’avrebbero mandata dopo il cambio, assicurano. La veicolare parte infatti attorno alle 12,15, ma quando arriva in zona operativa la situazione non e’ più la stessa. E’ ulteriormente peggiorata. Il fuoco non ama temporeggiare e fa il il suo percorso, entrando dentro il demanio. Forse la meta programmata dalla solita mano ignota.

A questo punto scatta la procedura per l’intervento aereo. Due Canadair e un elicottero effettueranno fino a sera lo stesso numero di sganci che avevano effettuato qualche mese addietro sul bosco privato Leone. Ma senza raggiungere lo scopo. Le lingue di fuoco continueranno a distruggere completamente quel che resta e a illuminare sinistramente il cielo plumbeo della notte. Le fiamme, visibili in quasi tutta la provincia, apparivano simili a quelle emesse da un vulcano, procurando apprensione e ansia agli abitanti più vicini alla zona.

Si placheranno solo nella tarda mattinata. Cenere e fuliggini su tutti i balconi e un acre odore di bruciato nell’aria.

Un anziano forestale, oggi in pensione, ci ha commentato: ”Ricordo che 30 anni fa, alcune veicolari erano composte da un pulmino Bedford con 7 posti a sedere più l’autista. Gli addetti allo spegnimento avevano solo i flabellotti e qualche bidone d’acqua a bordo e i fuochi…si spegnevano meglio che oggi…come mai?”. Appunto, come mai, chiediamo. ”Vero è che comunque i mezzi antincendio sono ridotti male, l’equipaggiamento di chi spegne il fuoco è ridotto male” ci risponde subito, aggiungendo che ”molti mezzi fanno rifornimento a 50 Km dal luogo in cui sostano perché i distributori più vicini non fanno più credito alla forestale in quanto ancora molti aspettano i soldi delle campagne antincendio precedenti.” Queste cose lui le sa perché si tiene ancora informato. E’ rimasto legato alla Forestale, lui. Vi ha lavorato 25 anni! E non ci sta a sentire dire che la colpa viene addebitata sempre a ”noi operai”. ”L’ opinione pubblica”- urla- ” ce l’ha contro noi operai perché non sa nulla delle condizioni in cui lavoriamo mentre in alto dormono sogni tranquilli.” Lo sa come sono ridotte le postazioni di avvistamento? Mi chiede. Come sono? Chiedo io. ”Sono delle topaie e fuori dalle norme sulla sicurezza dei lavoratori. Da qualche anno non si seguono più le procedure sulla sicurezza dei lavoratori, sono come lo ho lasciate io!”

Esasperate esagerazioni di un uomo che ha speso gran parte della sua vita in questo settore? Non lo sappiamo. Quello che invece sappiamo e’ non è più possibile accettare in silenzio questo inqualificabile andazzo. Non e’ possibile che ciò che altrove e’ una risorsa economica (come lo è senza alcun dubbio un bosco, attrezzato o meno che sia), in queste lande sicule diventi invece un problema per la comunità.
Assurto ormai a simbolo violento del disamore verso un bene collettivo, Polizo e’ la metafora di una Sicilia che va in fumo. Ma anche un potenziale nemico dell’ incolumità dei cittadini. Ogni volta il solito copione, in scena in più atti. Visto e rivisto tante volte. Le fiamme in terreni privati, in prima battuta e in quelli demaniali, dopo. Dopo la minaccia per abitazioni e vie di transito circostanti e centinaia di sganci d’acqua da parte dei velivoli ( il costo orario?), arriva infine la puntuale constatazione della distruzione di un patrimonio ambientale e paesaggistico di inestimabile valore. Non si ostentano più nemmeno le lacrime di circostanza, da parte di qualche politico, come un tempo, cosi come non esistono comunicati ufficiali che informino come siano andati realmente i fatti. Abbiamo tentato di saperne di più. Ma non esiste un addetto stampa.

Mentre scriviamo, la domenica si chiude con una altissima colonna di fumo che si innalza dalle parti del Comune di Vita. L’ennesimo incendio che, ci hanno detto, sta creando problemi alla viabilità nei pressi del paese. Un fenomeno, questo degli incendi e della loro gestione che meriterebbe qualche attenzione maggiore da parte delle Istituzioni.

Franco Ciro Lo Re
per TP24.it