Torna in scena giorno 6 agosto, nell’imponente atrio del Castello Grifeo di Partanna, per la Rassegna Artimusicultura, dopo il sold out a Teatro Andromeda di Santo Stefano di Quisquina, l’opera scritta e diretta da Giacomo Bonagiuso, MOBBIDICCHI. Il testo, liberamente ispirato alla storia di Melville, descrive un viaggio all’interno della malvagità umana. L’ingresso sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Da più di un secolo e mezzo uno spettro si aggira nelle acque extraterritoriali della letteratura: “Moby Dick”. Un testo che affonda la penna nel male profondo, nei mostri, nei fantasmi delle anime umane e disumane. Achab, il capitano, cerca la fine, brama la morte, nel segno di una insensata vendetta, una faida, che certamente coinvolge la sua stessa esistenza e non certo un grande cetaceo, la balena. “La balena non ti cerca, sei tu che cerchi lei!” – con queste parole l’equipaggio del Pequod cerca di far rinsavire il capitano. Così si consuma l’inversione di campo. Il capitano cerca il mostro. O è forse egli stesso il mostro in cerca di una balena ove affogare il proprio desiderio di aiutodistruzione?

“Mi ha sempre sconvolto questa storia – spiega Giacomo Bonagiuso – che ho pensato di prenderne spunto per una riscrittura in siciliano arcaico, che tenesse conto del viaggio attorno all’uomo.

Ne è venuto fuori un testo furioso, che costringe a fare i conti con i propri demoni. Volevo ritmi frenetici e parole risuonanti, volevo una struttura comprensibile in modo translinguistico, pur facendo parlare idiomi arcaici del siciliano più nascosto; insomma volevo che lo spettacolo diventasse uno specchio collettivo dove guardare a fondo il male, per spogliare l’uomo – l’eroe – di ogni vanagloria.

Con Mobbidicchi il re è nudo. Il male è “a siccu”, non a mare.

D’altronde, se esiste un testo che descrive il viaggio nel male radicale che attanaglia l’uomo e il suo cieco dolore, quello è proprio il “Moby Dick” di Melville, una sorta di Iliade della letteratura american, che oggi, in questa riscrittura diventa anche segno linguistico profondo della nostra oscura radice.

Cast
martina calandra
massimo pastore
alessandra de vita
giovanni lamia
karen lisciandra
rosanna scaturro
giordana firenze
alessandra sparacia
francesca fontana
irene grafato
e con la partecipazione di maurizio curcio e roberta scacciaferro