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«Vuole sapere perché è nato il campo spontaneo di fronte “Fontane d’oro” a Campobello di Mazara? Perché per l’esasperazione di restare in un “non luogo” qual è il “Calcestruzzi Selinunte”, i lavoratori stagionali si sono sposati lì». Liliana Catanzaro, 41 anni, consigliere comunale a Campobello di Mazara, da 12 anni collabora con alcune associazioni vicino ai migranti stagionali. La Catanzaro conosce bene fatti, persone e dinamiche tra le comunità di migranti.

Ha fatto un certo effetto che, in pochi giorni, proprio di fronte il campo gestito dalla Croce Rossa Italiana, sia nato un nuovo campo spontaneo…

«In effetti le baracche fuori l’ex oleificio “Fontane d’oro” sono sempre esistite ma erano invisibili. O meglio, ghettizzate dentro l’ex Calcestruzzi. Quello che oggi vediamo lì sono bazar, punti ristoro per fornire servizi essenziali. Del resto i lavoratori stagionali hanno necessità di mangiare, di comprare vestiti e scarpe, utensili. Sono uomini come noi…».

Signora Catanzaro, facciamo un passo indietro e iniziamo dall’inizio: qual è la sua analisi sul fenomeno migratorio a Campobello oggi?

«Sono due le problematiche della questione. Il primo punto è quello dell’accoglienza dei lavoratori stagionali che forniscono manodopera agli agricoltori locali. Il secondo, invece, è l’esigenza di capire le criticità all’interno del “Calcestruzzi Selinunte”, e cioè traffico di droga e prostituzione. Posso dire che l’ingresso di prostituzione locale ha stravolto gli equilibri tra le comunità dei lavoratori stagionali, creando contrasti che ora vanno affrontati con una certa delicatezza».

I risultati del tavolo permanente in Prefettura sono stati quelli di installare unità abitative Unhcr per far dormire 250 persone ma, a quanto pare, non sono bastate…

«Infatti, suona male che sapendo dell’arrivo di quasi 1.000 persone ogni anno si pensi solamente a farne dormire dignitosamente solo 250. E gli altri lavoratori stagionali dove dormono? Dove si lavano? Dove mangiano? In effetti non si è mai pensato seriamente a trattare i lavoratori come persone. È vero, ci sono situazioni peggiori a queste in Italia ma anche quelle migliori. Ed è a queste ultime che dobbiamo guardare per trovare soluzioni. È opportuno ribadire che dalle discussioni del tavolo permanente sono stati esclusi i rappresentanti dei lavoratori stagionali».

Che fare allora?

«Intanto eliminare il noi e il loro. I nostri agricoltori hanno bisogno dei lavoratori stagionali per raccogliere le olive e gli stessi lavoratori hanno bisogno dei nostri agricoltori per lavorare. Sarebbe ottimo raggiungere una collaborazione tra istituzioni e lavoratori (anche agricoltori del luogo). Creare una struttura forte di cooperazione con l’intento comune di valorizzare il nostro olio. Bisogna rendere il nostro territorio accogliente ed eticamente produttivo».

Come la comunità di Campobello può rendersi partecipare di questo processo?

«A Campobello c’è una forte disillusione. La rassegnazione non porta a una soluzione. Bisogna alzare la testa e lavorare tutti insieme per un progetto di accoglienza non più emergenziale ma consolidato».

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