Secondo un’analisi dell’INPA, nel Sud Italia quasi la metà (il 45%) dei lavoratori dipendenti nel settore privato guadagna meno della cifra che verrà erogata con il reddito di cittadinanza (780 euro).

Una circostanza che potrebbe scoraggiare queste persone dalla ricerca attiva di un lavoro. In altre parole, migliaia di persone potrebbero decidere di farsi licenziare per guadagnare di più con il reddito di cittadinanza. “Il problema – dice l’analisi dell’Inps – è che il Reddito di cittadinanza fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo”.

Questo perché la misura, per come è stata varata, privilegia i single rispetto ai nuclei familiari, per i quali si applicano dei coefficienti che comportano una riduzione dell’importo percepito da ciascun beneficiario. L’ente previdenziale presieduto (ancora per poco) da Tito Boeri rileva che “la tipologia di nucleo su cui è concentrato il Reddito di cittadinanza è quella dei single che rappresentano più del 55 per cento dei nuclei beneficiari”.

Una situazione “che non trova corrispettivo in alcuna delle scale di equivalenza utilizzate a livello internazionale per graduare i trattamenti assistenziali in base al numero dei componenti il nucleo famigliare”.

Per l’Inps, insomma, sarebbe necessario ricalibrare l’importo: meno soldi ai single e più alle famiglie. In questo modo si ridurrebbe la platea di chi, specie al Sud, può essere tentato dal lasciare il lavoro poiché pagato meno rispetto al reddito di cittadinanza.