Il Dipartimento di Beni culturali organizza, per la prima volta nel luogo del suo rinvenimento, un workshop internazionale dedicato allo strumento musicale a fiato risalente al VI secolo a.C.

Una festa per l’aulos di Selinunte, organizzata proprio nella sua antica casa. Mercoledì 22 giugno, nel parco archeologico, il Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna promuove una giornata tutta dedicata all’antico strumento a fiato trovato nel 2012: sarà il primo evento interamente dedicato ad uno strumento musicale di età arcaica nel luogo del suo rinvenimento.

AULOS Selinunte
Durante la giornata saranno presentati i primi risultati dello studio 3D dell’aulos e si potranno ascoltare la sonorità di strumenti a fiato antichi ricostruiti. Saranno inoltre analizzate le informazioni sullo stretto rapporto esistente tra musica e sfera religiosa e su quale fosse la funzione sacra dell’aulos e il suo ruolo nelle cerimonie.

Diffuso in tutto il mondo greco e magnogreco, l’aulos era uno tra gli strumenti più usati anche perché richiedeva una relativa abilità tecnica ed era suonato anche da musicisti non professionisti, che potevano trasportarlo agevolmente. Considerato un insostituibile elemento del rito, lo strumento a fiato evocava la festività stessa e la sua sonorità era indispensabile per dare vitalità alla cerimonia. Sin dalla sua prima comparsa, che si fa risalire all’VIII secolo a.C., l’aulos era protagonista non soltanto nelle processioni che si dirigevano verso i santuari e nei differenti momenti del rito, ma anche nelle danze eseguite nell’ambito sacro.

Il rinvenimento di auloi in osso o di loro frammenti nei luoghi di culto in Grecia così come dell’Italia meridionale e della Sicilia ci aiuta a capire i contesti delle perfomances musicali e che, sin dall’antichità, con la musica i popoli pregavano, chiedevano doni agli dei e li ringraziavano per quelli ricevuti.

L’aulos del VI secolo a.C. di Selinunte è stato trovato nel 2012 da Clemente Marconi, Professor di History of Greek Art and Archaeology alla New York University, in un deposito votivo sotto il Tempio R, uno dei più antichi della polis greca in Occidente, probabilmente dedicato a Demetra, la dea della fertilità umana e della natura. Il luogo sacro si trovava in prossimità di un edificio rettangolare, il South Building, che poteva accogliere numeroso pubblico seduto e in piedi: si tratterebbe di un “cultic theatre” dove venivano “messi in scena” i racconti mitici legati alle divinità e si poteva assistere ad esecuzioni musicali e a concorsi ginnici nel corso delle feste.

strumento fiato selinunte

La scoperta di Selinunte è molto significativa sia se si tiene in considerazione che lo strumento è stato ‘sacralizzato’ e spezzato ritualmente per non essere più utilizzato, sia in relazione alle attività musicali e corali nel Tempio R”, spiega Angela Bellia, Marie Curie Resercher dell’Università di Bologna, che assieme a Clemente Marconi, ha organizzato il workshop internazionale a Selinunte, nella sede della Missione archeologica americana dell’Institute of Fine Arts della New York University.

Al workshop di Selinunte farà poi seguito una conferenza che si svolgerà a Ravenna a conclusione del progetto “TELESTES. Musics, cults and rites of a Greek city in the West”. Il progetto, il cui responsabile scientifico è Donatella Restani, docente al Dipartimento di Beni culturali, è stato finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma di ricerca di eccellenza e di alta qualificazione IOF delle Marie Curie Actions.