foto. TrapaniOK

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NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI RISCHIA DI CONSUMARSI UN’ALTRA GRANDE INGIUSTIZIA SOCIALE AI DANNI DI 66 LAVORATORI

Non si arresta il calvario dei lavoratori della Megaservice Spa di Trapani. Senza lavoro, senza sostegno al reddito e senza diritti, in un territorio massacrato da clientelismo ed affarismo che sguazza nel torpore generale e nel silenzio delle istituzioni.

Dopo lo stillicidio lavorativo messo in discussione dalle scelte attuate dall’ultimo presidente della Provincia regionale di Trapani, Mimmo Turano, e della sua giunta di esternalizzare i lavori edili ed i servizi di pulizia sottraendo le risorse alla Megaservice e la balorda gestione delle procedure per l’accesso al sostegno al reddito da parte dei sindacati, un fatto ulteriore ha buttato nella disperazione i lavoratori. Vediamolo per grandi linee.

Succede a Trapani che l’azione legale esecutiva avviata dai sessantasei lavoratori per l’ottenimento delle retribuzioni arretrate maturate e non riscosse sono bloccate presso la Cancelleria del Tribunale di Trapani da mesi. Oggetto già di concordato preventivo sottoscritto all’Ufficio provinciale del Lavoro di Trapani, per velocizzarne l’iter alla presenza dei Commissari liquidatori della società, dei lavoratori e della Commissione provinciale del Lavoro, i fascicoli riguardanti i decreti ingiuntivi, sono rimasti per mesi sulla scrivania del Giudice del lavoro del Tribunale di Trapani, in attesa di un suo visto per essere successivamente trasferite al Giudice per le esecuzioni. Tempi allungati da burocrazia, disorganizzazione e carenza di personale che continua a screditare il “sistema giustizia”.

Una vicenda che è scandalosa non solo per il ritardo non più giustificabile da parte degli uffici giudiziari ma anche e soprattutto per la leggerezza con la quale sembrerebbe essere stata gestita la vertenza da parte delle Istituzioni presenti sul territorio. A cominciare dal Commissario straordinario, Darco Pellos, che ha mostrato scarsa incisività sull’intera faccenda, come nel caso del ruolo delle parti sociali incapaci di fronteggiare la complessità della vertenza.

Lo stesso intervento del Prefetto di Trapani, che pur si è impegnato per stimolare la soluzione della vicenda, non ha prodotto il risultato sperato dalle famiglie dei lavoratori. Condizione che ha di fatto esautorato le residue disponibilità economiche di circa ottantamila euro, destinate dalla Provincia regionale di Trapani nei confronti dei crediti. Con l’attuale situazione venutasi a creare che porterà molti fornitori al recupero dei proprio crediti, i dipendenti della Megaservice, creditori di una complessiva somma che si aggirerebbe intorno ai centocinquanta mila euro, resteranno, quasi certamente, senza la possibilità di riscossione dei propri decreti ingiuntivi nei confronti del soggetto debitore.

Dall’esame della vicenda che ha portato alla liquidazione della società interamente a capitale pubblico, la cosa più grave che emerge è la totale evasione del Controllo Analogo, condizione che ha condotto per mano la società alla liquidazione. Chi doveva controllare il bilancio della società non lo ha fatto oppure ha chiuso gli occhi. E mentre la Megaservice Spa chiudeva i bilanci in rosso per via dei minori trasferimento di commesse e risorse, il presidente Turano esternalizzava lavori e servizi, destinabili “in house providing”, portando al collasso economico-finanziario la società ed alla povertà i dipendenti.

La ricostruzione dei fatti che attiene alla vertenza della Megaservice Spa è al riprova della gestione clientelare e affaristica della “cosa pubblica”. E questo avviene quando alla crisi economica, ai minori trasferimenti statali e regionali si aggiunge anche la scelta politica di favorire gli appalti a privati anziché risparmiare utilizzando le maestranza a disposizione. Non è stato un caso il totale disinteresse delle istituzioni e delle parti sociali sulla vicenda che emerge dalla lettura dell’ampia documentazione che racconta i fatti e le vicissitudini della partecipata provinciale. Società un tempo fiore all’occhiello e modello virtuoso di gestione nel territorio di società a capitale pubblico e posta in liquidazione circa un anno come atto consequenziale di scellerate decisioni della politica.

Si presenta come una polveriera la complessa vicenda legata alla vertenza della Megaservice Spa, società a totale partecipazione pubblica della provincia regionale di Trapani.

Un approfondimento è d’obbligo per meglio comprendere i fatti perché dietro la liquidazione della società si potrebbero nascondere interessi milionarie e appalti a nove zeri. La riduzione delle commesse in house alla Megaservice e l’aumento delle risorse affidate in appalto pubblico porterebbero a tale giudizio. L’esternalizzazione delle attività svolte dalla società ha collassato il bilancio societario, pregiudicando le prospettive lavorative ed il mantenimento dei livelli occupazionali.

Una scelta politica pesante quella assunta dalla giunta provinciale e dal presidente dell’epoca che, spinto da ragioni diverse ha sottratto ossigeno alla Megaservice per destinarla alla chiusura. Difatti, rispetto ad un fabbisogno annuo di circa due milioni e 600 mila euro per coprire il costo del personale, la provincia, da un certo momento in poi, ha cominciato a ridurre i trasferimenti, destinando commesse solamente per circa due milioni e 100 mila euro. Dalla lettura dell’ampia documentazione sulla vertenza apertasi appaiono poco difendibili le motivazioni addotte a giustificazione della cessazione dell’attività.

I trasferimenti ridotti hanno prodotto dopo pochi anni una ovvia voragine nel bilancio, portando la perdita a circa quatto milioni di euro. Situazione esplosiva appesantita da procedimenti esecutivi a danno della società e dei lavoratori da parte dei fornitori. Il fatto più allarmante è stato quello dell’affidamento a ditte e società esterne dei lavori che la Megaservice spa avrebbe potuto evadere con le maestranze e le professionalità in possesso. Perché questo cambio di marcia? Quali ragioni hanno spinto il presidente della provincia a svuotare di risorse finanziarie la Megaservice? Quali ambienti imprenditoriali dovevano essere favoriti?
Interrogativi legittimi ai quali qualcuno dovrebbe fornire adeguate e sostanziali risposte.

Una ricostruzione dei fatti è possibile seppur farraginosa e complessa per i molti aspetti discordanti.

Come non ricordare, per esempio, le polemiche e l’acceso dibattito tenutosi nella seduta del consiglio provinciale del 20 marzo 2012 proprio sul tema delle esternalizzazioni dei lavori, un tempo affidati in house providing alla Megaservice? Proprio in quel periodo si consumava il primo “colpo gobbo” ai danni della società di proprietà della provincia. L’assegnazione da parte di Airgest di un appalto di circa due milioni di euro per la pulizia dei locali dell’aeroporto civile di Birgi per tre anni. E pensare che Airgest Spa è società a capitale misto e che la Regione siciliana detiene la maggioranza assoluta del cinquantuno per cento frutto della quota pari al quaranta nove per cento e del 2 per cento di proprietà della Camera di Commercio industria, artigianato e agricoltura di Trapani. E come se non bastasse, nel consiglio di amministrazione della società aeroportuale sedeva anche il presidente di Megaservice Spa. Stranamente, anziché affidare “in house providing” la commessa la società aeroportuale ha scelto di esternalizzare i lavori in appalto.

Tutto ciò avveniva nello stesso momento in cui si paventava il licenziamento di 39 lavoratori della Megaservice alla quale si sarebbe potuto assegnare l’appalto per riallineare in parte i conti in bilancio e salvaguardare il personale.

Oppure come non ricordare i circa cinque milioni di euro appaltati per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria e sistemazione stradale che si sarebbero potuti assegnare alla Megaservice.

Sono diverse le zone d’ombra nella gestione fallimentare della società impegnata nelle manutenzioni ordinarie e straordinarie, nei lavori edili e stradali, nell’impiantistica e nei servizi di pulizia di edifici ed istituti scolastici provinciali. Il proliferare di bandi di gara, durante la gestione del l’ultimo presidente della provincia, prima dello scioglimento degli enti locali, ha costituito una precisa scelta politica, far lavorare ditte e società esterne piuttosto che 66 operai della Megaservice. Che si sia consumato l’ennesimo esempio di clientelismo affaristico?

Può darsi. Di certo, l’istituzione provinciale non è stata un “esempio da emulare” nella gestione delle vicenda che ha portato alla liquidazione della Megaservice. Lavori che si sarebbero potuti affidare alla partecipata e che invece andavano sistematicamente a bando, supportati da fuorvianti argomentazioni di natura pseudo tecnica a supporto dell’esternalizzazione. Nel capoluogo più ad occidente della Sicilia, il caso Megaservice impersona la mala politica, quel fenomeno sporco di gestione sgangherata della cosa pubblica. Come è potuto accadere che per anni i bilanci della Megaservice si chiudessero in passivo senza che nessuno alzasse un dito per porre la questione dell’insufficienza delle commesse assegnate? I consiglieri provinciali dell’epoca hanno sempre lamentato la responsabilità della giunta provinciale di aver trasmesso in consiglio provinciale solamente il bilancio semplificato.

Anche i sindacati, nel tempo, hanno denunciato il processo di esternalizzazione senza una programmazione che destinasse lavori e risorse al personale della Megaservice. Quel che è più incredibile è l’altro aspetto della vicenda: l’emergenza sociale. Il calvario dei lavoratori della società inizia nel 2012 in coincidenza con lo stato di crisi annunciato dal presidente Turano che contemporaneamente, però, esternalizzava lavori edili e servizi. Infatti, a fronte di un fabbisogno di circa due milioni e 600 mila euro l’anno di costo per il solo personale e di quattro milioni e 500 mila euro necessari per il pareggio di bilancio, la Provincia regionale di Trapani destinava circa due milioni e 100 mila euro all’anno. Con l’ovvia conseguenza del collasso finanziario che ha portato, di lì a poco, alla liquidazione della società.

Il personale, diviso in due categorie ha dovuto rincorrere istituzioni e sindacati per salvare il salvabile. Difatti, il personale edile ha potuto sottoscrivere la Cassa integrazione guadagni straordinaria solamente nel giugno 2013 presso l’Ufficio provinciale del Lavoro con copertura dell’ammortizzatore sociale a partire dal primo luglio. Purtroppo, nonostante si avvicina la fine del primo mese del 2014, non si hanno ancora notizie dal ministero del Lavoro circa l’autorizzazione all’accesso alla Cigs. I dipendenti dei servizi, invece, hanno lavorato con contratto di solidarietà fino al 30 aprile 2013. In attesa del rinnovo del contratto difensivo, gli stessi hanno garantito il servizio fino al 31 dicembre 2013 senza però percepire alcun euro. Con la beffa che con ogni probabilità non sarà in grado di coprire la quota pari al quanta per cento prevista per la tipologia contrattuale (il rimanente sessanta per cento è a carico dell’Inps). Ed infine, il personale impiegatizio ha operato fino al giugno 2013 per poi restarsene a casa su disposizione della società, senza sapere più nulla, restando privi di copertura reddituale e con il corrispondente credito maturato per le prestazioni lavorative erogate.

Ritorniamo a ricordare che i crediti vantati da tutti i lavoratori ammontano a circa centocinquanta mila euro, che difficilmente percepiranno per via dei decreti ingiuntivi incagliati presso la cancelleria del Tribunale di Trapani.

Una brutta storia per la quale non si intravvede neppure un barlume di luce, ed a pagare sono sempre e soltanto i lavoratori vittime di un sistema politico oramai fuori controllo e allo sbando.

Resta ai lavoratori la speranza che attraverso il tavolo di concertazione permanente, voluto fortemente dal sindaco di Castelvetrano, Felice Errante, possano trovarsi le soluzioni più idonee in favore della salvaguardia occupazionale dei lavoratori della società, anche attraverso nuove e diverse vie di diversificazione lavorativa.