matteo chiaramonteDedica alla sua città 6.250 versi. Poeta siciliano vuole entrare nel Guinness dei primati

Il poeta selinuntino incantato della sua città, Matteo Chiaramonte, per raccontarcela usa la lingua degli avi, il castelvetranese.

“Va apprezzato per questa originalità, che testimonia il suo grande amore per il suo paese “, anche se l’autore non ricerca, forzatamente ed intelletualisticamente, il dialetto siciliano, o meglio la lingua siciliana, quella che ha reso grandi, per la ispirazione, per le inflessioni,per le incrostazioni storiche, per l’identità, i romanzi di Andrea Camilleri, come il cinema di Tornatore, se l’ultima opera del regista di Cinema Paradiso,”Baaria”,nasce nella versione più autentica in siciliano.

“Ti cuntu e ti cantu Castelvetranu-Selinunti” è un antologica politematica, personale ma coinvolgente corale, del cittadino poeta, che “non disdegna il supporto terminologico della lingua madre e di certi neologismi “sicilianizzati”.

E ”si trasforma in autentica narrazione poetica in vernacolo castelvetranese e che per sua natura si candida a diventare insostituibile documento storico e artistico della collettività”, come scrive Giorgio d’Antoni nelle pagine introduttive del volume che sarà presentato a Castelvetrano, domenica 8 novembre.

Un lavoro di semplice artigianalità poetica – scrive l’autore, nel – dialetto locale modernizzato parlato nelle famiglie, per le strade, nei bar, nei cortili, nelle campagne …..denso di note, musicalità, curiosità, riflessioni, ma anche di dialoghi proverbiali, aforismi metaforici, canti d’amore, personaggi paesani e quant’altro.

Mancava un cantore tutto per la sua città e Castelvetrano l’ha trovato in Matteo Chiaramente.
Lo ha allevato, lo ha ispirato, gli ha consegnato la lingua del popolo, il vernacolo duro dei marinai, dei contadini,delle mamme antiche, dei nonni, degli emigranti, dei lavoratori incontrati nel MCL con cui Chiaramonte ha collaborato, dei centenari, degli artisti che hanno ornato le sue chiese.

E lui la trasmette, questa lingua, in 6250 versi, entrando all’attenzione nel “Guinnes dei primati Mondiali” di Londra.

Castelvetrano lo festeggia, con tanti Enti ed operatori culturali e delle comunicazioni,con il Sindaco del Comune e l’Assessore alla cultura ed alla Pubblica Istruzione, con l’E.N.T.E.L.-MCL, con l’Associazione “Pro-Loco Selinunte, con poeti e storici, con le autorità religiose, con la stampa locale.
La lingua adottata dal poeta, è quella che trae origine dalla vicina terra di Ciullo d’Alcamo, quella che ritroviamo in Martoglio, in Antonio Veneziano, in Giovanni Meli, in Domenico Tempio e nei grandi Capuana,Verga, Pirandello, Consolo, e poi Camilleri, Silvana Grasso,Vilardo, Rabito.

Gli accostamenti si prestano a riflessioni e a differenziazioni, hanno solo lo scopo di
sottolineare ed evocare, la ispirazione linguistica e contenutistica di tanti nostri letterati.

Il Dirigente scolastico, il Preside Francesco Fiordaliso nelle sue ricerche e nei laboratori, che programma nei licei con intensa attività culturale, non si lascerà sfuggire le tematiche sul vernacolo castelvetranese e sulle similitudini, comunanze, differenze, influenze della lingua siciliana nei letterati della Sicilia passata e anche contemporanea .

In Sicilia sono stati in molti i poeti che usarono il volgare siciliano, (anche se quello illustre,creato per poetare era un tempo quello delle corti).

Nel secolo di Federico II, ed attorno alla sua corte ricordiamo Giacomo da Lentini, Rinaldo D’Aquino, Stefano Protonotaro, tra gli esponenti illustri della “Scuola poetica Siciliana”.

Nei secoli successivi i dominatori non furono solerti nel conservare le opere dei poeti; si ha sempre, specie da parte dei governanti non avveduti, la paura delle parole poetiche.

A Castelvetrano e nella sua Sicilia, Chiaramonte non si sentirà solo, esclusivo, pur con la peculiarità, che lo contraddistingue e per l’intensità del suo rapporto con la città.

Diventa riferimento provocatorio per educare alla cittadinanza, al vivere osservando, proponendo, costruendo il bene comune, nell’oggi, per il futuro, sempre alla ricerca della verità, sempre alla ricerca di unire il proprio talento a quello degli altri, per un blocco sociale nuovo di uomini liberi che amano il lavoro, la propria terra e vogliono cantarla e renderla benigna e materna per tutti i suoi figli.

Di illustri concittadini, ”puiti, scienziati e musicisti, storici, astrunumi e pittura, fisici,filusufi e artisti“, Chiaramonte sa di averne avuti molti, da Gentile a Virgilio Titone, (ricordati nella poesia Castelvetranu fini millenniu”) a Luciano Messina.
Anche costoro non hanno trascurato nell’impegno letterario, storico, poetico, Castelvetrano, amandola e servendola,con scritti e testimonianze.

Di Virgilio Titone, un custode fedelissimo delle sue opere, l’avv.Giuseppe Barbera, parlando delle sue opere e della sua prosa la trova così affascinante da definirlo un grande poeta.

Di Luciano Messina, recentemente commemorato dal preside Fiordaliso, ricordiamo, tra le tante sue poesie, “Nel convento dei Domenicani”, “Le colline di Selinunte,” “Una chiesa che nasce”.

Li accostiamo a Chiaramonte per l’intensità con cui hanno amato la loro città in tutte le espressioni della loro vita artistica, civile e religiosa.

Il valore delle piccole patrie nella ispirazione e produzione letteraria non è provincialismo (ricordiamo Sciascia e Le Parrocchie di Regalpietra) e poi, Castelvetrano-Selinunte è una grande patria, con una grande storia.

Chiaramonte ha sentito il fascino di Castelvetrano nell’incontro con i suoi concittadini nell’agorà “ntà lu chianu”.

Il fascino : “Di l’arti tò e quantu fa cultura,/ li occhi sbarrachìi a munnu ‘nteru/ cu Selinunti…arma mpiritura”.
“Puru…Virgilio ti canta oh “Parmusa”; ”Garibaldi…”ginirusa “ ti chiama/ ma di “Gentili”Tu si cchiù giuiusa!”.

Gentile è stato il ministro della Pubblica istruzione ai tempi del Fascismo.

E da allora non è mancata una attenzione particolare al sistema scolastico,alle iniziative culturali.
Luciano Messina ha potenziato il sistema scolastico, ha internazionalizzato le manifestazioni culturali, ha educato alcune generazioni allo studio, alla ricerca, alla testimonianza civile.

Discutevamo spesso con lui delle opere lasciate dai Ferraro a Castelvetrano

L’anno per le celebrazioni della dinastia dei Ferraro, a cominciare dal capostipite Antonino, che quest’anno compie quattrocento anni dalla morte, è stato aperto a Giuliana, il paese natale, che ha dedicato, con lo storico Antonino Marchese e cinquanta ricercatori e docenti universitari, numerosi studi su questi artisti e sul manierismo siciliano, che a Castelvetrano trovano un prezioso scrigno di opere.

Apprendiamo che proprio in questi giorni in questa città si apre il restauro interno della Chiesa di S.Domenico ed il sindaco Pompeo e il vice Calcara, hanno con la Giunta programmi ambiziosi per valorizzare i Ferraro, questi artisti, che hanno lasciato opere di impareggiabile valore a Castelvetrano ed in tante città dell’Isola.

E le scuole superiori di Castelvetrano non mancheranno di metterne in evidenza il valore artistico ed il richiamo che possono esercitare sul turismo culturale.

Per il S.Domenico abbiamo dovuto attendere il terzo millennio per riscoprire un tesoro inutilizzato per secoli, appena salvato nelle strutture ma non visibile all’interno.

Un patrimonio sotterrato, inavvicinabile, un po’ come parte del Parco di Selinunte, uno dei più vasti d’Europa.

Se il nostro poeta Chiaramonte dedica tutti i suoi versi a Castelvetrano-Selinunte è perché questa città e il suo popolo hanno bisogno ancora di cantori, di poeti per valorizzare le risorse disponibili,i patrimoni culturali e artistici, le sue produzioni agricole e artigianali, per crescere e difendere la dignità di ogni persona, per conservare i valori della famiglia e della fede,per aspirare alla giustizia e lavorare per il bene comune.

Ferdinando Russo
per www.vivienna.it