Anche questa volta non si trova la quadra e l’annosa questione del ponte sullo stretto di Messina continua a dividere la politica che da diverso tempo cerca di trovare un accordo che sappia coniugare il parere degli esperti con la ricerca dei fondi per la realizzazione.

L’assessore alle Infrastrutture della Regione Sicilia, Mario Falcone, a seguito di un parere negativo da parte del ministro Provenzano ha affermato: «Apprendiamo dell’ultimo diniego del Governo Conte, stavolta giunto per bocca del ministro Provenzano, al progetto del Ponte sullo Stretto e all’eventuale utilizzo del Recovery fund per realizzare l’opera. Con amarezza dobbiamo rispondere che, purtroppo, l’unica ‘incompatibilità’ che vediamo è quella fra la visione di Roma, sostenuta paradossalmente da ministri ed esponenti siciliani che ci governano, e l’orizzonte, l’obiettivo, dello sviluppo della Sicilia».

Per il ministro Provenzano i tempi per la costruzione del Ponte sarebbero incompatibili con quelli del Recovery Found, ma Falcone non è d’accordo e afferma: «Assistiamo da mesi a un balletto mediatico condito di retromarce, annunci roboanti e fantasie come il tunnel dello Stretto, quando invece la doverosa responsabilità di governo imporrebbe soltanto chiarezza nei confronti dei siciliani: il Governo Conte non vuole il Ponte, non vuole recepire le aspettative di crescita dell’intero Mezzogiorno. Basterebbe ammetterlo per chiudere questo teatrino e rinviare tutto al 2023. Quando, cioè, il centrodestra finalmente al governo del Paese potrà dedicarsi, senza il freno delle tare ideologiche, alla svolta epocale del Ponte».