Essepiauto
Marilena Monti

Marilena Monti

Quell’isola signora così magicamente descritta in un suo libro di un pò di anni fa.

Abito in uno dei suoi cortili arabi che brillano di muri “ziffiati” di bianco, delimitato dal tipico arco in tufo che qualcuno nel tempo ha ritoccato col cemento. Mi consolo però pensando che almeno “il mio” arco non ha fatto la fine di quelli letteralmente segati ai lati, in modo da farci passare anche la station wagon.

Abito in una casa che un tempo era di mia nonna e a volte mi capita di suonare con la chitarra certe canzoni di Guccini e De Andrè, che i miei amici fanno sempre più fatica a “subire” durante i falò in spiaggia. Sarà anche che nella mia cittadina non c’è mai stato un grande interesse per questi autori, poco televisivi e troppo figli del “pericolo rosso”.

Quando suono “Canzone per un’amica”, “La città vecchia” o “Geordie” perdo la cognizione del tempo e per un pò tutte le cose importanti che ci sono da fare diventano delle inutili banalità, che però mi presentano il conto ogni volta che rimetto la chitarra nella custodia.

Ma da qualche giorno ho scoperto di non essere stato il solo che si perdeva nella musica, dentro quella casa.
Mio padre mi racconta che capitava anche a una bambina di undici anni, alunna di mia nonna. Veniva spesso a trovarla e portava con se una chitarra, cantando i successi di quel periodo.

Il tempo volava, fino a quando qualcuno della sua famiglia veniva a riprendersela, scusandosi per il disturbo arrecato. Ma mia nonna era felice di ascoltare quella bambina che, nel 1960, cantava Tintarella di luna. Mia nonna era la maestra Marino e sono sicuro che se oggi fosse ancora viva mi direbbe con orgoglio: “Hai presente Marilena Monti? Era una mia alunna!”.

Con stima
Egidio Morici

Via Canonico Vivona
Cortile Cusumano
Castelvetrano