Pubblichiamo di seguito la lettera aperta dell’assessore Manuela CappadonnaDa tempo vengo accusata, anche con diverse lettere anonime, di essere in possesso di una struttura abusiva. Con la presente vorrei quindi sgombrare il campo da ipotesi squallide e inattendibili che poco hanno a che vedere con la realtà.

A chiarimento del fatto ecco un breve excursus di come si sono susseguite le vicende e di come io mi sia ritrovata, mia malgrado, in questa situazione e da mesi stia subendo un attacco inappropriato alla mia persona, tacciata di conseguenza come amministratore poco trasparente e fautrice di illegalità, avendo costruito, come fatto subdolamente intendere, abusivamente un immobile.

Ebbene tale immobile è stato costruito dai coniugi B. nel 1970 (io all’epoca avevo 11 mesi e vivevo a Milano), dopo la presentazione del progetto e l’approvazione della commissione edilizia. Nel 1972 ( avevo tre anni e vivevo ancora a Milano) la casa veniva acquistata dai coniugi F., i quali apportano delle modifiche alla struttura. Nel 1986 mio padre acquista la casa con mutuo bancario ipotecario. Nel frattempo i coniugi F. presentano erroneamente condono edilizio per l’intero immobile e non per le difformità. Negli anni 86/87 ( avevo 17 anni ), mio padre costruisce un locale artigianale sopra l’abitazione ma senza autorizzazione. Viene tratto in tranello da due “signori” : R.( muratore) ed I. ( imprenditore usuraio) i quali lo spronano a costruire, tanto tutti fanno così e poi si fa domanda di condono! Ma il loro l’intento finale era di sottrargli nel tempo i beni, applicando tassi usurai e “rubare” alla fine alla mia famiglia i beni di cui era in possesso. Infatti in poco tempo i miei genitori si ritrovano nelle mani dell’ usuraio e pagheranno, per quasi un decennio, interessi sulla somma dovuta tra il 50% – 60%.

Nel 1995, dopo innumerevoli discussioni e una vita familiare distrutta dal pensiero di perdere tutto, io -figlia unica- riesco finalmente a convincere i miei genitori a denunciare l’usuraio, tale I. G. (oggi deceduto), forti di una sua dimenticanza a casa nostra della agenda dove il tizio segnava i soldi d’usura che riceveva ogni sabato. Mio padre allora si reca finalmente dai Carabinieri e, nella denuncia contro l’usuraio, dichiara nel contempo di avere costruito un piano sull’abitazione già esistente. La casa costò, con mutuo bancario, 80 milioni delle vecchie lire ma , in sede giudiziaria, i miei genitori riuscirono a dimostrare di avere versato all’ usuraio 210 milioni di lire, anche se in realtà la cifra si attestava attorno al mezzo miliardo di lire ( cosa che però fu impossibile dimostrare).

Altri cittadini, trovarono il coraggio e denunciarono I.G, una persona diede la propria casa per sanare i debiti. Lo scopo principale del suddetto usuraio era infatti togliere le proprietà di chi cadeva nella sua rete per arricchirsi impropriamente dei beni altrui. Nel 2013, quando oramai i miei genitori erano economicamente devastati, ricevono dalla SERIT una lettera di pignoramento del bene immobile, un’altra tegola pesante sulla mia famiglia. A quel punto io, l’unica figlia su cui mia madre e mio padre potevano trovare appoggio e conforto, riesco ad abbassare il debito, far togliere il pignoramento e ricevo in donazione, in qualità appunto di figlia unica, la parte del bene condonato. Detto ciò, è risaputo che per legge non si può trasferire né vendere un immobile costruito in completa assenza di un titolo edilizio poiché, in tal caso, la vendita/ donazione risulta assolutamente NULLA. Pertanto in base a come sono andate le cose, la sottoscritta è proprietaria esclusivamente della parte con condono, presentato nel 1986.

Purtroppo i miei genitori, pur volendo cercare di sistemare una volta per tutte la situazione , non hanno potuto aderire ai due condoni che si sono susseguiti, nel 1994 e nel 2003, perché economicamente non più in grado di far fronte alle sanatorie, sebbene con la somma “rubata” dall’usuraio avrebbero potuto condonare ed acquistare almeno altre quatto abitazioni, ma non è andata così. In base a quanto detto, per fugare ancora illazioni e congetture errate e spesso in mala fede, posso quindi tranquillamente dichiarare che la sottoscritta, Manuela Cappadonna, non ha MAI costruito abusivamente, piuttosto invece di subire passivamente l’arroganza e la prepotenza di un ignobile usuraio, ho fatto denunciare e condannare il bravo castelvetranese. Ho ovviamente pure tentato di non fare perdere i beni ai miei genitori, rivolgendomi ad una associazione antiusura, ma purtroppo anche qui la pratica non fu esperita nei tempi congrui. I miei genitori quindi non poterono usufruire del fondo messo a disposizione per le vittime di usura, una piaga che molti conoscono, ma che non denunciano per paura e per non apparire persone ingenue e stupide cadute nella trappola di gente senza scrupoli, di parassiti senza valore, che distruggono imprese e famiglie!

NESSUN abuso edilizio è stato commesso dalla sottoscritta, ritengo quindi che è stata lesa la mia persona e la mia privacy, nel tentativo di arrecare danno alla mia reputazione, additata come persona disonesta, poco trasparente e che agisce nell’illegalità, con possibili ripercussioni sul piano professionale, lavorativo, sociale e personale. Chi mi conosce sa chi sono e a quali comportamenti nella vita mi ispiro, non so se si possa dire lo stesso da parte di chi ha voluto, con vergognose lettere anonime, far venire a galla questa triste vicenda per attaccare me e l’Amministrazione in modo squallido e vigliacco.”

Manuela Cappadonna