[di Francesca Mandina] Ma chi lo doveva dire che tutte le città si sarebbero trasformate in fortezze solitarie e spettrali, chi avrebbe mai pensato che si sarebbero azzerati i bei  momenti di aggregazione e condivisione sociale e chi, mai, poteva pensare di farsi prendere da un panico così forte da prendere d’assalto, come orde in delirio, tutti i nostri supermercati?

Questo e altro ci fa capire che qualcosa è davvero cambiato nelle vite di tutti noi, nelle abitudini giornaliere, di consumo, di lavoro e nei rapporti personali. In questi  tempi di crisi, tristi, come questi del coronavirus, la sfida davanti a noi è cambiare  il nostro stile di vita in modo radicale.
E perciò in famiglia abbiamo deciso di stare chiusi a casa, evitando contatti e luoghi affollati. Ognuno si isola e lo fa a modo suo, ma doveroso è che tutti rimaniamo in casa più del solito e usciamo solamente per necessità realmente indispensabili. Bisogna stare a casa, anche se può essere noioso, tanto la noia si supera per poi avere dei risultati sperati.

Attorno a noi tutto è proprio surreale, la notte è silenziosa, troppo piccola, i giovani non invadono più le piazze. Anche il giorno scorre triste, lentamente ci muoviamo fra le pareti di casa come fantasmi e la  vita non si svolge più fuori, ma dietro le persiane. Tutto è triste come ai tempi di guerra, quando nelle città c’era il coprifuoco. Ma, da questa situazione tragicamente inedita, bisogna trarne dei lati positivi. Possiamo trascorrere più tempo a casa e prenderci dei momenti per noi stessi. Si evita di uscire ogni giorno o di andare a prendere un caffè al bar con gli amici spendendo pure meno soldi. A casa c’è chi, come me, si  dedica a catalogare le foto sul computer, a  riordinare le camere, a cucinare, a fare  giardinaggio, a leggere, a  telefonare, a confrontarsi con i propri cari. Io scrivo messaggi di conforto ad amici e parenti, dedico ore a pensare, a stare rilassata sul divano, a guardare la tivù, ad apprezzare la buona musica e i vecchi CD di Dalla e Battiato.

Sì, questa epidemia sta cambiando davvero le nostre abitudini, ci fa sentire più uniti e ci permette dialogare di più.

Costretti a rispettare le regole e ad autoisolarci con le conseguenziali difficoltà personali, economiche, sociali, “Ognuno sta solo sul cuor della terra”. Stiamo comunque acquisendo una presa di coscienza personale, rigore e disciplina e siamo pronti a resistere, a fare sacrifici. Però vorremmo avvertire sicurezza e sentire ogni giorno che tutto andrà bene. Comprendiamo che, se per alcune settimane non possiamo uscire, si può sopravvivere lo stesso. Siamo in una società dotata di tecnologie e di  avanzati mezzi di comunicazione, per cui è difficile sentirsi isolati o distanti. E se solo dovesse venire un po’ di noia e depressione basta pensare ai periodi delle guerre passate o quelle odierne, in cui le “distanze obbligate” possono realmente essere definite tali e molto sconvolgenti.
Una cosa che emoziona i nostri cuori è vedere l’Italia che canta per esorcizzare il virus e gli italiani che battono le mani per ringraziare medici, operatori sanitari, volontari e tutti coloro che combattono in prima linea in questa guerra al virus. Si percepisce un grande momento di comunità, siamo uniti, cantiamo all’unisono dai balconi di casa l’inno d’Italia, accendiamo luci di speranza. Siamo vicini e solidali pure agli operatori di fede, ai  giornalisti che ci forniscono informazioni in tempo reale. Solidarietà agli artisti che mettono in campo  performances in via Skype, ad Alberto Angela che ci delizia con lezioni di storia, al Presidente del consiglio, agli operatori della protezione civile, ai medici dell’Oms per le  conferenze stampa sempre  aggiornate, ai donatori di sangue. Solidarietà a tutti i bimbi che stanno chiusi lontani dalla scuola, costretti ad allontanarsi dai loro  compagnetti, a rinunciare a palestre, luoghi di svago. Da casa, con i loro disegni, i loro slogan avranno modo  di  sviluppare inventiva, fantasia e manualità e, nello stesso tempo, incoraggiano a farcela.

Perché tutto passa, anche se siamo privati delle nostre libertà individuali, tutto scorre.
E, quando finirà questa guerra al virus, potremo  godere di più una gita o una passeggiata, una partenza, un abbraccio, un incontro, rivaluteremo  alcuni sentimenti, apprezzeremo alcuni  gesti che potevano sembrare “scontati”,  capiremo semplicemente quanto siamo fortunati ad avere la salute.
Magari possiamo trarre  importanti stili di vita, vivere “la vita di paese” simile ai tempi del passato, dove i grandi spostamenti erano difficili e non regolari come al giorno d’oggi. Possiamo oggi riscoprire strade tranquille, più verdi e libere dallo smog, fare  acquisti nelle vicinanze, accedere a servizi domiciliari, supportare le persone che hanno più bisogno, lavorare da casa, riscoprire i social per stare vicino la gente. Siamo tutti interconnessi e  si capisce, finalmente, che nessuno può salvarsi da solo. Ce la faremo, ma stando in casa, dove è possibile ricavare tempo per la famiglia, dove vengono fuori bei momenti e si parla di più, dove si scoprono cose su cui prima si sorvolava, dove si rafforzano valori e si superano momenti di angoscia, dove si può donare sostegno ai figli. In fondo noi genitori abbiamo vissuto, ma spero tanto che i miei e gli altri figli possano sperare nel loro futuro e  realizzare i loro sogni. Purtroppo viviamo in un mondo il cui domani è fragile e fluido, ma, appena tutto tornerà alla normalità, i giovani potranno essere più sereni. Ancora, questi tempi di coronavirus ci fanno pregare meglio, ci fanno scoprire la nostra interiorità, ci fanno riflettere sulle  nostre debolezze, ci insegnano ad ascoltare di più, ci fanno voler bene la vita.

Domani, quando ci sveglieremo liberi da questo incubo, capiremo che la vita è bella.
La difenderemo, la proteggeremo e apprezzeremo di piu il tempo che scorre, inesorabile, ma molto più prezioso.