Di seguito pubblichiamo una lettera aperta di Francesca Mandina:

Ancora stamattina testate giornalistiche e dichiarazioni di mafia e antimafia, di chi ha mentalità mafiosa e di chi dice no alla mafia, di chi lotta ogni giorno e combatte con i fatti e di chi fa solamente professione antimafia con le belle parole, ergendosi, spesse volte, a paladino della legalità.

La dobbiamo finire con questa mafia e antimafia, Castelvetrano non è un paese spaccato fra mafia e antimafia.
Tantissimi castelvetranesi sono persone perbene e laboriose, che non hanno nulla da spartire con la mafia. Questo deve emergere dalla manifestazione che si farà a giorni in città. I cittadini, e speriamo siano tanti, saranno liberi di scendere in piazza per dire che non vogliono illegalità e mafia e lo faranno accanto ai Commissari straordinari, invitati ad essere in prima fila, lo faranno dunque a fianco allo Stato.

Ci saranno quei cittadini puliti, onesti e liberi, quelli che si ribellano alla stampa, che continua ad infangare la nostra terra e ci saranno le associazioni che hanno svolto e continuano a svolgere ripetutamente sul territorio la loro buona opera di sensibilizzazione per le finalità statutarie perseguite. Tutti gli associati, così come la maggior parte della comunità, che vorranno partecipare ritengono di farlo perché vogliono essere cittadini in grado di esercitare liberamente i propri diritti, senza vincoli di sorta.

Signori, poi antimafia vuol dire fatti e non solo parole. Io dico questo perché, spesse volte, dietro la parola antimafia, ahimè, si costruiscono carriere.
Che si sappia, noi castelvetranesi vogliamo essere antimafiosi con le azioni giornaliere e perciò sentiamo veramente di manifestare contro la mafia che ci ha tolto lavoro, dignità, serenità.
Poi non concordo ancora con chi dichiara che lo scioglimento del comune di Castelvetrano non sia stata un’onta, ma un’opportunità.

Devo dissentire. È stata un’onta per la città, ma non per l’insediamento dei commissari, noi non siamo contro le istituzioni, ma per quei castelvetranesi che, comunque, non hanno saputo vigilare sulla città come brave sentinelle della legalità.

FRANCESCA MANDINA