Tornata dal Brasile, l’atleta castelvetranese Loreta Gulotta racconta la sua Olimpiade su pianetascherma.com (servizio di Gabriele Lippi)

loreta gulotta scherma olimpiadiA Rio è stata la migliore delle sciabolatrici azzurre, capace di fermarsi solo al cospetto di Olga Kharlan nei quarti della prova individuale e di trascinare le compagne a un passo dal podio in quella a squadre.

A 29 anni, Loreta Gulotta ha vissuto la sua prima Olimpiade come una delle migliori gare della sua carriera. E ora ha intenzione di ripartire ancora più forte di prima.

Vicina al podio nell’individuale, ancora di più a squadre. Prevale la soddisfazione per un’eccellente Olimpiade o il dispiacere per le medaglie mancate?

Devo dire che ci ho messo un bel po’ a digerire il risultato di questa Olimpiade! Sono molto felice di essere riuscita a salire sulle pedane di Rio libera di esprimermi come più mi piace, ma non posso nascondere, in primis a me stessa, che quella medaglia la sognavo davvero con tutto il cuore.

Sei stata la più positiva tra le sciabolatrici azzurre. Tanto nell’individuale quanto nella gara a squadre. Ti aspettavi un’Olimpiade così?

Sì, me l’aspettavo proprio così. La gara però non era con le mie compagne di squadra, che tengo a ringraziare per aver condiviso con me ogni momento di questa Olimpide. Grazie a loro sono riuscita a conquistare la possibilità di partecipare alla gara dei miei sogni e insieme abbiamo sognato alla grande.

Nella semifinale a squadre siete state vittime di un episodio molto antipatico, con il delegato arbitrale ucraino sospeso dopo gli insulti rivolti alla vostra panchina. Come l’avete vissuto dalla pedana?

In realta non ci siamo accorte di nulla, solo dopo abbiamo appreso dell’accaduto. Non sono per nulla sorpresa, atteggiamenti come questi sono all’ordine del giorno nelle nostre competizioni e siamo abituate a lottare anche contro questi giochetti politici. Ci tengo a sottolineare che però non abbiamo perso l’assalto contro l’ucraina per colpa di questo episodio o di scorrettezze arbitrali.

Tu, personalmente, ti sei presa una piccola rivincita con Olga Kharlan, che ti aveva battuto con un punteggio netto nell’individuale e che hai superato nella prova a squadre. Come si sale in pedana in queste situazioni?

Con una grande voglia di rivalsa, una piccola rivincita. La Kharlan è un’atleta fortissima ma quest’anno ho dimostrato a Boston che si può battere e naturalmente ci riproverò.

Qual è il segreto della tua Olimpiade? Come l’avevi preparata?
Ho cercato di fare tesoro delle parole di tanti atleti vicini a me con più esperienza in campo olimpico. Ho cercato di preparare al meglio sotto l’aspetto mentale questa gara così speciale, ricca di emozioni che non si possono descrivere.

Cosa ti rimane di Rio 2016? Come pensi possa influire sul seguito della tua carriera?

Mi rimane una carica incredibile per crescere ancora, voglio divertirmi ancora di più. E io mi diverto solo quando vinco!