«Se fossi rimasto in Italia a quest’ora sarei stato costretto a chiedere sostegno ai miei genitori». Calogero Ingrasciotta, 24 anni, originario di Castelvetrano, da un anno e mezzo vive e lavora come aiuto cuoco a Bath in Inghilterra. «Da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus qui in UK mi arriva settimanalmente lo stipendio, come se stessi lavorando, con la sola differenza che è ridotto del 20%», spiega.

Calogero fa parte di quella generazione di giovani che dopo gli studi ha deciso di fare le valigie e dire addio alla propria terra, ai propri legami e alle proprie abitudini. «Dopo il diploma conseguito presso l’Istituto Alberghiero – racconta a CastelvetranoSelinunte.it – per più di un anno ho cercato lavoro a Castelvetrano; facevo l’aiutante idraulico, il bracciante agricolo ma mai un lavoro stabile. Poi un conoscente mi ha parlato dell’Inghilterra e allora mi sono trasferito a Bath, ma non prima di aver tentato di lavorare in Italia. Sono stato per oltre un anno ad Abano Terme; lì lavoravo in un hotel e venivo pagato bene, ma avevo pochi stimoli e poche garanzie; così ho deciso di abbandonare di nuovo tutto e rischiare per trovare futuro altrove».

Se ne è andato oltre le Alpi per trovare lavoro. Così ha raggiunto l’Inghilterra: «Come molti ho iniziato da lavapiatti – spiega – non conoscevo la lingua inglese, non avevo amicizie; mi è bastato poco per subito ambientarmi. Dopo circa una settimana avevo già trovato occupazione in un ristorante come aiuto cuoco e dopo sei mesi ho ottenuto una maggiorazione nello stipendio e un aumento di livello».

Il lockdown, seppure in una forma diversa, è stato vissuto anche in Inghilterra: «Adesso sono fermo, perché il Governo ha imposto anche qui la chiusura dei ristoranti e dei locali commerciali, ma il clima non è lo stesso che in Italia. Per avere sostegno economico non ho dovuto fare nessuna richiesta particolare; mi è bastato firmare un foglio al datore di lavoro e lo stipendio continua ad arrivarmi regolarmente».

In Inghilterra il tempo di Coronavirus non ha fermato tutto come avvenuto in Italia: «Le restrizioni non hanno mai riguardato la mobilità personale, né vi sono state tutte queste sanzioni come in Italia dove per uscire a fare una passeggiata bisogna firmare un documento che cambia di settimana in settimana». Per Calogero «in Italia pare ci sia stata più “violenza psicologica” da parte dei media, che hanno terrorizzato la popolazione anziché informarla su come evitare il contagio…».

Calogero, con le dovute precauzioni, ha continuato a svolgere una vita normale: «Qui non mi manca niente, vado a fare la spesa senza trovare file particolari. La gente non fa scorte anche perché vi sono dei controlli a tal riguardo. I parchi pubblici non sono mai stati chiusi e nessuno ha mai vietato di uscire a fare jogging o una semplice passeggiata. Le mascherine? Soltanto la prima settimana non se ne trovavano, ma adesso sono reperibili un pò ovunque».

Il sogno di questo giovane castelvetranese è quello di tornare nella sua terra e mettere radici, «ma il compromesso di lasciare l’Inghilterra per tornare in Sicilia è troppo al ribasso».