Cos’è un ricordo? Qualcosa che hai o qualcosa che hai perso per sempre? si chiedeva Isabel Allende… Qualcosa che hai messo nella valigia rossa- risponderebbe con molta probabilità il nostro autore – sempre lì pronta a raccogliere gesti, pensieri, profumi e parole di un altro viaggio.

Ancora una bella occasione di riflessione introspettiva ci giunge dall’incontro dello scorso 6 dicembre con Salvatore Maurici, uomo di cultura assai versatile, pubblicista, scrittore, poeta, storico, che collabora a numerose testate giornalistiche ed ha pubblicato diverse opere.
Acuto osservatore dei problemi sociali del nostro tempo, l’artista, originario di Sambuca di Sicilia, è anche un esperto di civiltà contadina e di cultura popolare. Coltivare la terra è cultura: come un rito si compone di tanti elementi che contengono un arcaico simbolismo trasmesso di generazione in generazione. Si pensi al gesto della semina quando i semi vengono affidati alla madre terra o all’atto della mietitura che condensa un’atmosfera sacrale; si pensi al contadino con un occhio rivolto al cielo ed un altro alla terra.

E si pensi al viaggio, quello che tanti antenati migranti hanno fatto in cerca di fortuna e alle loro valigie che, legate strette da uno spago quasi a non voler liberare le emozioni, simboleggiano insieme ali e radici, mani protese e pugni chiusi, sorrisi e lacrime, sogni ed illusioni. E se una di queste valigie, magari rossa, contenesse i ricordi questi, belli o brutti, sarebbero lì per sempre, pronti a sovvenirci alla memoria ogni qualvolta l’apriamo.
Nell’ambito della XX Edizione del Concorso Miglior Lettore “Il mito: parola che illumina il silenzio”, infatti, presenti anche gli alunni delle classi quinte del plesso “G.Verga” della scuola primaria dell’I.C.“Lombardo Radice-Pappalardo”, lo scrittore prendendo le mosse da un suo scritto coniugato ad una poesia, La favola della valigia rossa, dedicato alla nipotina Teresa in occasione dello scorso Natale, ha regalato ai presenti, attraverso il personale racconto di scoperta della lettura e della scrittura, un viaggio simbolico. E durante l’incontro ha coinvolto gli alunni presenti in un interessante esercizio di scrittura creativa: dall’input di alcuni versi da lui scritti, infatti, i ragazzi si sono cimentati nel ruolo di autori ed hanno realizzato interessanti elaborati partecipando con entusiasmo all’attività proposta, apprezzandone i contenuti e condividendo le esperienze.

“La valigia, si sa, è il simbolo del viaggio, una scatola di memorie e ricordi – dice nella premessa al racconto Margherita Ingoglia – Che si tratti di un pellegrinaggio della memoria, di una partenza per svagarsi o del viaggio della vita, poco importa, perché alla fine, la valigia c’è sempre. E infine c’è lei, la valigia rossa. Quella dei ricordi, dei segni, delle speranze, delle tracce condivise, degli oggetti che evocano percorsi, accadimenti, incontri. Le valigie di chi non è mai più tornato. Le valigie di chi non c’è più. La valigia rossa è quella che tutti abbiamo e, che ad un certo punto della nostra vita siamo costretti ad aprire. E ci stupiremo, quando una volta schiusa, ci accorgeremo di quante cose siamo riusciti a mettere dentro. Qualcuna l’avevamo dimenticata. Qualche altra l’avevamo rimossa. Di qualcosa, ci vergogniamo oppure ne siamo pentiti. Come un vaso di Pandora si schiuderà quella valigia e saremo assaliti d’improvviso, da tutti i sentimenti provati fino a quel momento. Quella rossa, alla fine sarà l’unica che apriremo davvero.”
Perché il passato non sia mero ricordo ma risorsa di esperienza per il futuro.

Anna Maria Di Giuseppe