Intendiamo, col presente appello, chiedere scusa ai nostri concittadini belicini. Chiediamo scusa per non essere riusciti nell’intento di salvare l’ospedale castelvetranese “Valle del Belice” dalla pervicace arroganza della politica regionale.

Nonostante questo Comitato Civico, significativamente denominato “Orgoglio Castelvetranese”, abbia intrapreso una battaglia dura e difficile, sin dal mese di luglio 2018, con la raccolta di firme innanzi al Nosocomio che oggi sarà retrocesso a carcassa, le ben 9.000 sottoscrizioni di cittadini belicini raccolte a Castelvetrano, Santa Ninfa, Partanna e Salemi, depositate all’Assessorato regionale alla sanità con la formale richiesta di modifica dell’intestazione dell’ospedale da “Vittorio Emanuele” a “Valle del Belice”, sono state scientemente ignorate dal potere politico.

A poco ormai serve ricordare la scomoda presenza del nostro dinamico vicepresidente, avv. Franco Messina – che ringraziamo per l’indefesso e costante impegno profuso – alla VI Commissione parlamentare regionale, che ci ha fatto guadagnare un piccolo contentino in termini di minore diminuzione dei posti letto (130-116), ma che ha comunque penalizzato solo il nostro ospedale e aumentato, invece, il numero in tutta la provincia.

A nulla sono servite le allarmate dichiarazioni di appello a Radio Radicale, Medicina 33, Opinione Sicilia e ai blog locali, gli scritti al Presidente della Repubblica e alle cariche istituzionali dello Stato attraverso l’invio di un corposo dossier di denuncia mandato anche all’Agenas nazionale.
Non sono bastate le riunioni e le manifestazioni indette dal nostro Comitato, che è stato, in quel momento, l’unica realtà combattiva che ha inutilmente tenuto alta l’attenzione di una società civile rassegnata e malinconicamente non reattiva, tristemente non partecipativa alle assemblee aperte e ai cortei in difesa del loro diritto alla salute.
Tanto da non reagire neppure alle provocazioni di una proposta disattesa di una cittadina listata a lutto con la grave scritta “Castelvetrano città cancellata” dalla mafia e dallo Stato.
Abbiamo tentato di tutto, persino di convincere il Direttore generale dell’Asp di Trapani ad ascoltare le nostre richieste non solo disattese, ma anche mortificate dal braccio esecutivo di quello scellerato piano territoriale sanitario regionale che deliberatamente intende distruggere la nostra struttura sanitaria per espiantarne i reparti migliori e donarli ad altro ospedale che deve essere premiato politicamente a Dea di primo livello, contro ogni ragionevolezza anche economica.
Quello che potevamo fare per avversare il piano regionale sanitario compreso il ricorso gerarchico sottoscritto da pochi di noi e che rende reale la speranza che legalmente si possa far regredire questa enorme ingiustizia che colpisce centomila abitanti del Belice e che allontana sempre di più quel presidio sanitario nato dopo il sisma del 1968 per risarcire le popolazioni terremotate.
Nonostante tutto ciò, è arrivata l’approvazione politica dell’atto aziendale dell’Asp di Trapani che uccide le nostre speranze anche con l’arroganza delle manifestazioni di facciata come il recente maquillage del reparto di ematologia, fumo negli occhi per nascondere la declassificazione a vuoto scheletro di tutto il resto.
Abbiamo partecipato a tante riunioni con il sindaco e gli amministratori di questa martoriata cittadina, abbiamo chiesto che il Consiglio comunale si occupasse finalmente della questione della declassificazione devastante dell’ospedale e abbiamo ottenuto una delibera multicolore all’unanimità, forse tardiva, ma significativa, che potrebbe essere alla base della rinnovata battaglia per il diritto alla salute dei cittadini.
Abbiamo chiesto di incontrare i capi gruppo del nostro Consiglio comunale e di allargare l’iniziativa a tutti i Consigli comunali belicini, i quali hanno già approvato le loro delibere a difesa del loro ospedale.
Questa è l’ultima speranza in ciò che sinora è mancato: l’unione di tutti, il territorio tutto insieme che deve chiedere con forza l’essenziale deroga alla Legge Balduzzi per sede disagiata zona sismica di secondo grado e ottenere l’inamovibilità dei nostri reparti e il rispetto dello status quo.
L’unica speranza che ci rimane, nonostante la deludente mentalità di rassegnazione sociale della nostra gente, è quella che ci si svegli da questo malinconico torpore per far sentire la nostra forte voce di protesta e di reazione civile in una manifestazione di piazza che riunisca anche tutte le associazioni del territorio, la cui preziosa partecipazione farà finalmente la differenza fra la malinconica passività e la presa di coscienza.
Aiutateci a non dover ammettere di aver fallito in una strenua lotta defatigante, aiutate il Comitato civico Orgoglio castelvetranese a portare a compimento una lotta per il territorio belicino.
Solo così sarà un Natale migliore e forse anche un nuovo anno senza divisioni e piccole invidie, nel segno di un’irrinunciabile unità di intenti che possa abbracciare l’intera Valle del Belice, la nostra casa belicina.

Comunicato Stampa – Orgoglio Castelvetranese