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[di avv. Ignazio Cardinale] L’ultima, solo in ordine di tempo, si chiamava Juana Cecilia Hazana Loayza ed è stata trovata sgozzata sabato mattina in un parco a Reggio Emilia. Per l’omicidio è stato fermato l’ex compagno, già condannato per stalking nei confronti della vittima e denunciato, qualche anno prima, anche da un’altra sua ex partner. Negli ultimi mesi, purtroppo, abbiamo assistito ad un’inquietante escalation di omicidi dello stesso tenore: da Elena Casanova uccisa – nel Bresciano – a martellate in strada dall’ex compagno, a Chiara Ugolini uccisa – nel Veronese – mentre si trovava a casa da un vicino appena uscito da un istituto penitenziario, a Giuseppina Di Luca accoltellata – sempre nel Bresciano – dall’ex marito al culmine di una discussione.

Queste sono solo alcune delle cinquantasette donne che, nell’ultimo anno, sono state vittime di femminicidio in Italia. Donne uccise da chi diceva di amarle, per un no, per un rifiuto, perché non era stata accettata la fine di una relazione. Uccise, nella maggior parte dei casi, da compagni, mariti, fidanzati. Cinquantasette, si, avete capito bene! Purtroppo, sta ormai diventando una macabra consuetudine quella di accendere il tg della sera e ascoltare – tra le prime notizie – quella del ritrovamento di un cadavere di una donna che, nella maggior parte dei casi, aveva subito in silenzio, fino all’esalazione dell’ultimo respiro di una vita vissuta – almeno nelle sue ultime fasi – nella paura di parlare, di confidarsi, di chiedere aiuto alla famiglia, a un amico, ad un vicino nonché al sistema giudiziario.

E il paradosso è proprio questo, perché dalla relazione appena approvata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, presieduta dalla senatrice Valeria Valente, è emerso che il 63% delle donne, uccise negli anni 2017-2018, non aveva mai confidato ad alcuno di essere in difficoltà, di temere per la propria vita, di subire maltrattamenti. La Commissione, facendo sua la risoluzione del Parlamento Europeo del 28 novembre 2019 (secondo cui si deve definire quale femminicidio la «morte violenta dipesa da motivi di genere» oppure per i casi «in cui l’uomo ha ucciso le figlie della donna con l’unica finalità di punire lei»), ha evidenziato come soltanto il 15% delle donne uccise (circa 1 su 7) aveva denunciato l’uomo che poi le avrebbe assassinate; il rimanente 85% o aveva subito in silenzio o ne aveva accennato a persone a loro vicine.

Per questa indagine la Commissione ha chiesto alle Corti d’Appello, e ha studiato, tutti i fascicoli processuali degli omicidi di donne avvenuti nel 2017 e 2018. Totale: 273. Le motivazioni di questa diffidenza, tuttavia, non sempre appaiono comprensibili alla luce degli attuali strumenti legali, psicologici, medici ed economici offerti a tutti coloro che si trovano in situazioni maltrattanti; ci si chiede, allora, perché le donne che avrebbero a disposizione leggi ad hoc e sostegno di ogni tipo, non denuncino la violenza subita, ancor più dopo l’introduzione del c.d. Codice rosso. E infatti, con la legge n. 69 del 19 luglio 2019, sono state apportate «Modifiche al codice penale al codice di procedura penale ed altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere», attraverso l’introduzione di nuove figure criminose (quali, a titolo esemplificativo, il reato di «diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti» punito dall’art. 612 ter c.p. o il reato di «deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso», previsto e punito dall’art. 583 quinquies c.p.) e l’inasprimento sanzionatorio di fattispecie penali già esistenti (si pensi al reato di «maltrattamenti in famiglia», disciplinato dall’art. 572 c.p., la cui pena è stata ritoccata verso l’alto). E allora, in occasione della Giornata nazionale contro la violenza sulla donna, l’invito è quello a denunciare, ad affidarsi agli sportelli antiviolenza, a credere nella giustizia, a non subire passivamente perché convinti di non potere cambiare il proprio destino.

Da marito e da padre di una bimba, mi auguro che negli anni avvenire le donne dimostrino – ancor di più – la loro forza, demolendo le ambizioni violente e prevaricatrici di coloro che, credendosi più forti, attentano alla loro incolumità, ricordandosi che, come disse Voltaire, «soltanto i deboli commettono crimini: chi è potente e chi è felice non ne ha bisogno».

Avv. Ignazio Cardinale

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