Valerio Massimo Manfredi l’armata perdutaEnnesima fatica editoriale per uno tra i più grandi autori di casa nostra, Valerio Massimo Manfredi noto al grande pubblico in quanto conduttore su La 7 della serie “Stargate”, docente di archeologia all’università Bocconi di Milano, ha già scritto numerosi romanzi tra cui i best seller “L’ultima legione” da cui recentemente è stato girato anche un film, “Il Tiranno” romanzo che inizia con la scena della distruzione di Selinunte e che racconta la vita di Dionisio di Siracusa, “ L’impero dei draghi” e molti altri.

L’armata perduta che a poche settimane dalla pubblicazione ci riporta indietro al lontano 401 a.C. Spossata da trent’anni di guerra tra Atene e Sparta, la Grecia è in ginocchio. Nel momento di più profonda crisi di quei valori che resero grande la civiltà ellenica, il comandante Clearco arruola un esercito di mercenari greci.

Quale sia la vera missione di questo esercito che passerà alla storia come l’armata dei “Diecimila” non è chiaro. Si sa che dovrà addentrarsi profondamente in territori misteriosi e ostili, nel cuore stesso dell’impero persiano; si sa che è al soldo del principe Ciro, fratello del Gran Re Artaserse. La motivazione ufficiale, sgominare tribù ribelli, non convince nessuno. Alla spedizione, come di consueto, sono aggregate anche numerose donne.

E allora Valerio Massimo Manfredi fa raccontare la grande epopea dell'”Anabasi” di Senofonte – resoconto dell’incredibile marcia di ritorno di quell’esercito dall’odierno Iraq attraverso l’Armenia fino al mar Nero – da una donna. E’ Abira – una ragazza che abbandona il polveroso villaggio di Beth Qadà per seguire il guerriero a cavallo Xeno che un giorno le è apparso come un giovane dio, con una promessa d’amore, di avventura, di vita diversa nello sguardo – a narrare quell’eroica impresa di uomini, quella titanica sequela di battaglie campali, di agguati, di marce forzate per deserti roventi e gelide montagne, torrenti vorticosi e tundre innevate: e attraverso i suoi occhi innocenti ma avidi di conoscenza come quelli di ogni donna innamorata tutto acquista un’altra luce. L’irruenza, i complotti, la furia cieca degli uomini appaiono sempre, in queste pagine, come filtrati dalla ferma dolcezza, dalla infinita capacità di sacrificio delle donne.
E così la fredda lucidità di Xeno, la disumana ferocia di Menon di Tessaglia, il realismo amaro di Sophos si mescolano all’amorosa dedizione di Abira, alle raffinate seduzioni di Melissa, alla muta capacità di sopportazione di Lystra. Sembra che gli esseri umani siano costruiti per superare ogni prova e qualsiasi avversità, ma non è davvero così. C’è un limite che non si può, non si deve oltrepassare. In battaglia come nei sentimenti. Il colpo di scena finale che scioglie questa grandiosa avventura ci dirà quale sia questo limite e quale fierezza alberghi nel petto di diecimila indomiti guerrieri o di una sola donna innamorata.

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