Un mercato sommerso che vale milioni di euro. Traffici illeciti di opere d’arte che confluiscono quasi sempre in Svizzera per poi essere smistate in tutto il mondo.

La Sicilia è stata negli anni terra di tombaroli, ladri e trafficanti di reperti archeologici. Dalle zone archeologiche sono stati rubati preziosi e statue, alcuni dei quali poi ritrovati in America. Nel 2015, ad esempio, in Italia sono tornati 5.361 reperti archeologici (50 milioni di euro).

In quell’indagine comparse anche il nome di Gianfranco Becchina: i reperti riconsegnati agli italiani erano collocati in cinque depositi a Basilea e appartenevano proprio a lui. Enrico Caruso, attuale direttore del Parco archeologico di Selinunte, ha l’incarico ad interim di Soprintendente ai beni culturali di Trapani.

Direttore, come può succedere che da zone archeologiche venga trafugato un così ricco patrimonio che poi finisce in traffici illegali?

«Faccia conto che decenni addietro le zone archeologiche siciliane non erano così custodite come oggi e per i tombaroli era molto più semplice scavare e trafugare i reperti. Oggi, per fortuna, recinzioni e custodia, hanno totalmente azzerato pratiche illegali di scavi».

Eppure i numeri e le operazioni di Polizia danno contezza di un mercato florido che pare interessi anche la mafia…

«È un mercato da milioni di euro e la Svizzera sembra che sia il punto di smistamento per tutto il mondo. Io ricordo che quando sono stato direttore del museo di Aidone, sono tornati dal Metropolitan di New York gli argenti e la stessa Venere di Morgantina che era finita in vendita a Londra. Questo tipo di traffico è, indubbiamente, prestigioso e remunerativo e come tale è molto ghiotto alla criminalità mafiosa. Che la mafia possa essersi interessato anche al Satiro danzante non mi stupisce più di tanto. Per fortuna, invece, la statua è oggi patrimonio di tutti».

In America, cioè oltre Oceano, sono stati ritrovati numerosi reperti trafugati in Sicilia. Come si può spiegare questo?

«Per esperti d’arte e collezionisti crearsi un museo privato a casa è motivo di prestigio. In America ci sono i principali appassionati d’opere d’arte a livello internazionale. Nella Grande Mela succede pure che c’è chi dona l’opera ai musei con un duplice vantaggio: ritrovarsi il proprio nome sull’opera come donatore e potere avere benefici fiscali personali derivanti dal valore della donazione».

Come tutelare maggiormente il nostro patrimonio d’arte?

«Con gli attuali sistemi di sicurezza, per fortuna, non si registrano più furti dai nostri musei. Per le zone archeologiche, invece, è necessario recintare e vigilare, laddove questo non è ancora avvenuto. È necessario infondere tra i cittadini la consapevolezza che i reperti museali e archeologici rappresentano un valore inestimabile che appartiene a tutti».

di Max Firreri
per Giornale di Sicilia