[di Francesca Riggio] “La via di casa” (per la regia di Giacomo Bonagiuso) è il titolo del dramma sacro rappresento il 23 Giugno scorso a Castelvetrano nell’ambito delle celebrazioni per la Solennità della nascita di San Giovanni Battista, patrono della città.

Tema chiave della rappresentazione è ritrovare la via di Casa, la via per arrivare alla casa del Padre attraverso il difficile cammino della Verità (quella Verità che ci costringe a denudarci e mostrarci senza ipocrisia).

Il cammino si mostra irto di pericoli e di agguati e per questo spesso preferiamo la via più semplice, cioè tornare indietro, così però da precluderci una meta stupefacente.

La regia di Giacomo Bonagiuso ha aperto un varco, credo, nell’intimità di chi come me ha assistito allo spettacolo, mettendo in scena quei dubbi e quegli interrogativi che ci attanagliano e serrano “la via di Casa”. Brani evangelici, la figura di Giovanni Battista che accompagna la passione di Cristo, l’intuizione geniale di Bulgakov che si interroga sulla reale esistenza di Gesù, i potenti interrogativi di Dostoevskij sul conflitto morale tra fede ragione, dubbio e libero arbitrio, sono stati riscritti in modo sapiente e talmente evocativo da lasciare un segno nello spettatore che non è rimasto per nulla indifferente.

Ho ammirato poi della giovani attrici in una perfomance in cui corpo mente e animo erano un tutt’uno. Di loro ho apprezzato la serietà dell’impegno e la profonda capacità di concentrazione.
Lo spettacolo è stato accompagnato da musiche di eccezione e dalle voci melodiose e potenti nello stesso tempo del coro, con il soprano Roberta Caly, e della cantante solista Debora Messina. Lo spettacolo mi ha rapita fin dal suo inizio, complice il mistico scenario della chiesa di San Domenico, valorizzata da particolare illuminazione e colma a festa per l’occasione. Sono tornata a casa ricca di suggestioni e col desideri di dire “grazie” a tutti gli artefici dello spettacolo.