I social, è vero, hanno dato voce a tutti. Si legge di ogni cosa: dai commenti più veritieri alle opinioni più bizzarre alle incomprensibili e non qualificate prese di posizione anche quando non richieste. Insomma c’è spazio per tutti e il meccanismo perverso che spesso si attiva è questo qui: «Se sto in silenzio non è giusto, quindi intervengo, sempre e comunque». Così, alla notizia dell’uscita del video Pre-fall 2019 di Gucci girato a Selinunte, mi è capitato di leggere commenti diametralmente opposti tra di loro. Nocciolo della questione: utilizzo del Parco si, utilizzo del Parco no ai fini commerciali.

Questione vecchia questa qui, che fu già sollevata ai tempi della prima volta di Google che affittò l’intero Parco archeologico per la festa d’estate proprio ai piedi del Tempio E ma anche ai tempi del concerto di Martin Garrix. In queste settimane, dopo che Gucci ha abbellito le proprie vetrine con le foto di Selinunte, se n’è tornato a parlare. Apriti cielo, senza che è venuta a mancare qualche vena polemica («ma da qualche parte risulta scritto che trattasi di Selinunte? Io non lo vedo. Pubblicità solo per pochi colti che riconoscono nel pezzo di colonna dorica Selinunte. Scusatemi» ha scritto Eleonora).

C’è il fronte estremista di coloro che condannano l’utilizzo commerciale del Parco e c’è chi, invece, guarda con interesse alla fruizione di questi beni preziosissimi anche in formule diverse. Di quest’avviso era il compianto Sebastiano Tusa, ex Assessore regionale ai beni culturali che in più occasioni dimostrò la volontà di far godere dei Parchi con formule diverse, consentendo, altresì, di incamerare somme alle singole strutture.

«Noi non vendiamo pezzi di Tempio» scherza il direttore Enrico Caruso, colui che in questi anni ha dato l’ok a Google e a Gucci, tanto per fare due esempi. L’analisi dell’apertura del Parco di Selinunte a queste iniziative a sfondo commerciale merita però un ulteriore approfondimento. Quanti di voi si sono chiesti che ritorno, in termini economici, hanno dato al territorio questi eventi e tutto l’entourage di persone che vi lavorano? Basterebbe chiedere a qualche albergatore (il resort “Momentum”, ad esempio, è stato aperto eccezionalmente proprio per ospitare attori e figuranti Gucci), ai ristoranti e allo stesso Parco. «I soldi che incassiamo vengono riutilizzati per la gestione – spiega il direttore Caruso – il nuovo percorso di visita, accessibile anche ai diversamente abili, è stato, ad esempio, realizzato anche coi fondi di questi grandi eventi».

Ogni miglioria al Parco non è, forse, un beneficio per l’intero territorio? Oggi più di ieri diventa necessario acquisire una maggiore consapevolezza nel tutelare il bene comune e farlo diventare – nelle occasioni che si presentano – volano di economia, garantendone la tutela. Per tutti gli attori di un territorio. Senza se e senza ma.