La Regione Siciliana ha indicato 12 zone franche urbane, come previsto nell’ultima finanziaria.

La proposta e’ ora all’approvazione definitiva del ministero dello Sviluppo Economico. Le aree scelte dalla giunta regionale sono Catania, e nella sua provincia Aci Catena, Acireale e Giarre; Messina e nella sua provincia Barcellona Pozzo di Gotto; Trapani e in provincia Erice e Castelvetrano; Gela (Caltanissetta); Sciacca (Agrigento); Termini Imerese (Palermo).

Le zone franche, il cui obiettivo e’ di contrastare il disagio urbano e sociale, prevedono una serie di benefici fiscali e previdenziali per rafforzare la crescita imprenditoriale e occupazionale nelle piccole imprese di nuova costituzione.

Le agevolazioni per le pm consistono nell’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’Irap e dall’Ici e nell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per 5 anni. Le proposte presentate inizialmente erano 17, e di queste il Dipartimento regionale per la Programmazione ne ha dichiarate non ammissibili cinque, quelle di Bagheria e Partinico (Palermo), Favara (Agrigento), Augusta (Siracusa) e Caltagirone (Catania). In particolare, Bagheria, Favara e Partinico presentano una quota di popolazione residente nella zona franca urbana superiore al limite del 30%, mentre Augusta e Caltagirone hanno indicato aree in cui il tasso di disoccupazione e’ inferiore al valore medio richiesto per l’ammissibilita’.

I criteri per l’individuazione delle zone franche sono oggettivi: una popolazione tra i 7.500 e i 30 mila abitanti, un numero di residenti inferiore al 30% del totale degli abitanti del comune di riferimento e un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale. La graduatoria finale e’ stabilita attraverso il calcolo di questi dati e con l’ausilio di quattro indicatori che, oltre alla percentuale di disoccupazione, comprendono il tasso di occupazione, di scolarizzazione e di concentrazione giovanile.


Un porto franco, zona franca, o anche zona economica libera è un territorio delimitato di un paese dove si gode di alcuni benefici tributari, come il non pagare dazi di importazione di merci o l’assenza di imposte.

Molti governi di paesi stabiliscono zone franche in regioni appartate o estreme con il fine di attrarre capitale e promuovere lo sviluppo economico della regione. Nelle zone franche avviene solitamente la creazione di grandi centri commerciali e si installano con frequenza anche industrie di cosmetici o magazzini speciali per le merci in transito.

L’analogia del nome zona franca, utilizzata peraltro anche per definire la zona extradoganale, con porto franco deriva da alcuni porti liberi conosciuti da moltissimo tempo: i porti liberi da dazi doganali o con regolamentazione dei tassi favorevoli; ad esempio, il porto franco di Trieste. Spesso i porti franchi fanno parte delle zone economiche libere.