“La paga dei padroni” alla scoperta di un libro con Filippo Marino

“Ma dov’è la destra, dov’è la sinistra?”
Recitava così non molto tempo fa una popolare canzone del compianto Giorgio Gaber e ancora oggi parecchia gente continua a tormentarsi in questo dilemma senza fine.

Probabilmente fino alla caduta del muro di Berlino era più semplice distinguere la linea di demarcazione tra i due schieramenti che con il tempo hanno prodotto una serie di piccoli partiti dall’orientamento ambiguo, confondendo spesso le idee all’elettorato che in seguito si è in massima parte trasformato in pro e contro Berlusconi, quasi contemporaneamente si è assistito ad un declino economico dell’azienda Italia, sfociato nell’ultimo periodo nella crisi economica più profonda dal ’45 ad oggi (fonte sole 24 ore).

Si assiste a percentuali di poveri che aumentano di giorno in giorno, stipendi che coprono a malapena le esigenze basilari di una famiglia spesso neanche per i primi 20 giorni del mese, insomma un clima ed uno scenario in questo nostro paese allo sbando che ci ricorda l’epoca della caduta della vecchia Unione Sovietica o quello degli anni bui dell’Argentina dove i poveri diventarono sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi.

Una situazione impensabile per un moderno sistema capitalistico dove la produzione di beni e la circolazione di capitali dovrebbe consentire un progresso quasi costante dell’economia reale, ma dove in realtà il meccanismo si è come inceppato .

Questo contesto viene analizzato da due professionisti del settore ovvero Giorgio Meletti, responsabile della redazione economica del Tg La7 , e Gianni Dragoni inviato de “Il Sole 24 Ore” che si occupa di temi legati all’industria pubblica, le privatizzazioni, i bilanci delle società di calcio.
Da una serie di dati oggettivi forniti dagli autori scopriamo quindi che innanzi ad una perdita mostruosa della Borsa nel 2007 (circa l’8 per cento), i top manager hanno visto incrementare i loro introiti del 17%, nel frattempo parallelamente, le buste paga dei lavoratori non sono assolutamente cresciute e si attestano tra le più basse in Europa.
A quanto pare la nuova parola d’ordine per gli amministratori del capitalismo italiano vincente è “ Aumenti di stipendio senza risultati” , qualche esempio?

L’Impregilo S.p.A impresa per la realizzazione di grandi opere nel settore pubblico e privato, nel periodo che va dal 2004 al 2005, ha registrato perdite per centinaia di milioni , di contro il dott. Pier Giorgio Romiti amministratore delegato, negli stessi anni ha ricevuto compensi per più di due milioni di Euro. E purtoppo non è l’unico caso!!
E davanti ad un declino delle aziende manager, banchieri e capitani d’industria restano immuni da responsabilità dato che se qualcosa non va per il verso giusto si gioca a scaricare le responsabilità sulla classe politica (non immune da colpe) o sull’andamento del mercato internazionale.
“La paga dei padroni” è una analisi del mondo del capitalismo italiano visto attraverso le retribuzioni della classe dirigente e dove i nomi sono sempre gli stessi da anni: Ligresti, Pesenti, Berlusconi, Tronchetti Provera, Moratti, Agnelli, Colaninno, Caltagirone, la lista degli alti papaveri pagati per responsabilità che non si addossano, sarebbe ancora molto lunga.
I nomi di questi personaggi sono tenuti insieme da un grande unico elemento che si chiama obbedienza (a quale tipo di potere si lascerà al lettore determinarlo), allora lo stipendio milionario è assicurato come anche dimostrato dai trasferimenti di tali dirigenti pubblici da una parte all’altra con buonuscite record e dopo avere accumulato perdite aziendali disastrose.
E poi guai a criticarli, guai a criticare anche Confindustria a cui dovrebbe andare l’interrogativo di molti italiani ovvero perché se in Sicilia chi viene sorpreso a pagare il pizzo, lo stesso non avviene per chi ammette di avere pagato tangenti?

Queste ed altre risposte nel libro di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti: “La paga dei padroni”
Edizioni Chirelettere
€ 14,60

Published by
Filippo Marino