“Ma dov’è la destra, dov’è la sinistra?”
Recitava così non molto tempo fa una popolare canzone del compianto Giorgio Gaber e ancora oggi parecchia gente continua a tormentarsi in questo dilemma senza fine.

Probabilmente fino alla caduta del muro di Berlino era più semplice distinguere la linea di demarcazione tra i due schieramenti che con il tempo hanno prodotto una serie di piccoli partiti dall’orientamento ambiguo, confondendo spesso le idee all’elettorato che in seguito si è in massima parte trasformato in pro e contro Berlusconi, quasi contemporaneamente si è assistito ad un declino economico dell’azienda Italia, sfociato nell’ultimo periodo nella crisi economica più profonda dal ’45 ad oggi (fonte sole 24 ore).

Si assiste a percentuali di poveri che aumentano di giorno in giorno, stipendi che coprono a malapena le esigenze basilari di una famiglia spesso neanche per i primi 20 giorni del mese, insomma un clima ed uno scenario in questo nostro paese allo sbando che ci ricorda l’epoca della caduta della vecchia Unione Sovietica o quello degli anni bui dell’Argentina dove i poveri diventarono sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi.

Una situazione impensabile per un moderno sistema capitalistico dove la produzione di beni e la circolazione di capitali dovrebbe consentire un progresso quasi costante dell’economia reale, ma dove in realtà il meccanismo si è come inceppato .

Questo contesto viene analizzato da due professionisti del settore ovvero Giorgio Meletti, responsabile della redazione economica del Tg La7 , e Gianni Dragoni inviato de “Il Sole 24 Ore” che si occupa di temi legati all’industria pubblica, le privatizzazioni, i bilanci delle società di calcio.
Da una serie di dati oggettivi forniti dagli autori scopriamo quindi che innanzi ad una perdita mostruosa della Borsa nel 2007 (circa l’8 per cento), i top manager hanno visto incrementare i loro introiti del 17%, nel frattempo parallelamente, le buste paga dei lavoratori non sono assolutamente cresciute e si attestano tra le più basse in Europa.
A quanto pare la nuova parola d’ordine per gli amministratori del capitalismo italiano vincente è “ Aumenti di stipendio senza risultati” , qualche esempio?

L’Impregilo S.p.A impresa per la realizzazione di grandi opere nel settore pubblico e privato, nel periodo che va dal 2004 al 2005, ha registrato perdite per centinaia di milioni , di contro il dott. Pier Giorgio Romiti amministratore delegato, negli stessi anni ha ricevuto compensi per più di due milioni di Euro. E purtoppo non è l’unico caso!!
E davanti ad un declino delle aziende manager, banchieri e capitani d’industria restano immuni da responsabilità dato che se qualcosa non va per il verso giusto si gioca a scaricare le responsabilità sulla classe politica (non immune da colpe) o sull’andamento del mercato internazionale.
“La paga dei padroni” è una analisi del mondo del capitalismo italiano visto attraverso le retribuzioni della classe dirigente e dove i nomi sono sempre gli stessi da anni: Ligresti, Pesenti, Berlusconi, Tronchetti Provera, Moratti, Agnelli, Colaninno, Caltagirone, la lista degli alti papaveri pagati per responsabilità che non si addossano, sarebbe ancora molto lunga.
I nomi di questi personaggi sono tenuti insieme da un grande unico elemento che si chiama obbedienza (a quale tipo di potere si lascerà al lettore determinarlo), allora lo stipendio milionario è assicurato come anche dimostrato dai trasferimenti di tali dirigenti pubblici da una parte all’altra con buonuscite record e dopo avere accumulato perdite aziendali disastrose.
E poi guai a criticarli, guai a criticare anche Confindustria a cui dovrebbe andare l’interrogativo di molti italiani ovvero perché se in Sicilia chi viene sorpreso a pagare il pizzo, lo stesso non avviene per chi ammette di avere pagato tangenti?

Queste ed altre risposte nel libro di Gianni Dragoni e Giorgio Meletti: “La paga dei padroni”
Edizioni Chirelettere
€ 14,60