Da un anno insegno lingua e cultura italiana in veste di volontario, in un circolo USB (unione sindacale di base). È difficile descrivere con parole un’esperienza così piena di stimoli, che mi ha portato a comprendere più concretamente le varie sfaccettature del problema immigrazione, questione con la quale la politica e la società oggi più che mai devono fare i conti.

Sono tante le “personalità” di immigrati con cui ti trovi a contatto: c’è il ragazzo più giovane del Mali, vivace e tremendamente frettoloso di imparare l’italiano per farsi degli amici e per integrarsi; l’anziano Senegalese che, oltre al suo dialetto di provenienza, manca di scolarizzazione e con timidezza si sforza di imparare l’alfabeto e qualche parola; la ragazza albanese, che parlando una lingua diversa dalle neo – latine, cerca di capire i miei gesti e espressioni.

Ciò che accomuna ogni immigrato è la voglia di imparare, la volontà di cambiare il proprio destino e la differenza è tangibile, se paragonata alla “mancanza di esigenza di imparare”che hanno molti studenti italiani con cui ho avuto a che fare, dando ripetizioni. Nei loro stessi occhi, si può vedere il rispetto che nutrono verso l’insegnante e quest’ultimo può sentire in maniera forte l’importanza decisiva che ha sulla vita di queste persone.

Si tratta comunque di un’attività non semplice, non a caso esiste un patentino (italiano L2) che qualifica l’insegnante di italiano per stranieri, ma nonostante ciò credo che dare dei fondamenti di italiano di base sia un’attività accessibile a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco per fare un po’ di vera integrazione, a discapito di quella vaneggiata con le idee.

Spero che la mancanza di un centro/circolo/scuola per immigrati nel nostro territorio sia una problematica da affrontare per tutte le future amministrazioni, con pazienza e lungimiranza. Tutti possiamo aspirare ad avere un ruolo decisivo nel processo di integrazione di queste persone, fornendole degli strumenti primi necessari per trovare un impiego e per reclamare una propria dignità nel lavoro e nella società ed è questo l’invito che rivolgo a studenti liceali, universitari che ancora non sono inseriti nei circuiti lavorativi, a insegnanti in pensione e a persone che hanno semplicemente voglia di mettersi in gioco.

Magari non si arginerà il problema dell’immigrazione, che ha radici molto più profonde, ma senza dubbio, la formazione, è il primo passo verso la tanto discussa “società multietnica”.

Germano La Monaca