Importante, emerge sempre dalla ricerca condotta dall’Università di Palermo, è la preparazione delle pietanze: «Il pesto – dice Ignazio Carreca – è uno straordinario condimento, ma bisogna prepararlo come facevano i nostri nonni. Oggi, per far presto e anche per comodità, frulliamo tutto; le lame provocano un riscaldamento eccessivo degli ingredienti, alterandone le proprietà migliori che li caratterizzano».

Sorrido quando vedo gli sportivi della domenica che si stressano a correre – dice il professor Caruso – il movimento, e ce lo insegnano i centenari dei Sicani, che percorrono molta strada a piedi ogni giorno, è importante, ma deve essere esercitato con equilibrio. Camminare mezz’ora al giorno è la cosa migliore da fare. L’importante è essere costanti nel tempo.

In pratica non bisogna affaticarsi, ma stare quotidianamente in movimento. I centenari – e questo è un aspetto finora mai analizzato adeguatamente – vivono in famiglia, prevalentemente a casa delle figlie femmine. Continuano, nella vecchiaia, a vivere nel proprio habitat, senza stravolgere le abitudini.

C’è poi anche il fattore genetico che gioca un ruolo non indifferente sulla longevità. Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Circulation Research”, che porta anche la firma del professor Annibale Puca, patologo dell’Università di Salerno, anch’egli presente ad Erice, dimostra che una proteina (Lav – Bpifb4) fa la differenza nei longevi: sembra, infatti, essere capace di normalizzare i valori della pressione del sangue, attivare il protettivo ossido nitrico e prevenire le malattie cardiovascolari e, laddove è compromesso il flusso sanguigno, attivare circuiti vascolari di compenso.

Questa proteina apre nuove frontiere in campo farmacologico per la messa a punto di molecole capaci di meglio prevenire le patologie cardiovascolari. L’attenzione della comunità scientifica di Erice nei riguardi dei longevi è dettata dalla crescita dell’aspettativa di vita che si registra nei Paesi sviluppati. A tal proposito, il professor Caruso ha tenuto a sottolineare a margine dei Seminari, che, in Italia, dopo un incremento ininterrotto registratosi negli ultimi 40 anni dell’aspettativa di vita, quest’anno si è registrato un leggero arretramento. L’accorciamento – di qualche mese – dell’aspettativa di vita sembra essere legato alla riduzione delle vaccinazioni antinfluenzali negli anziani.

«Le complicanze influenzali – ricorda Caruso – in età avanzata, possono avere conseguenze letali». Tra gli altri fattori che hanno determinato un leggero abbassamento delle aspettative di vita, ci sono, ad esempio, «i tempi lunghi per sottoporsi ad esami diagnostici – dice il professor Carreca – ma anche l’obbligo, per estese fasce di pazienti, di pagare ticket sanitari esosi rispetto al proprio reddito». Paradossalmente c’è, dunque, oggi la tendenza a curarsi di meno, a risparmiare anche sulle malattie. Comunque, vivere in collina, senza stress, mangiare sano, respirare aria pulita, fare una passeggiata in campagna, godere dell’affetto di familiari ed amici, sembra proprio essere la ricetta per vivere quanto più a lungo possibile.

Max Firreri
per il Giornale di Sicilia