È in Sicilia, nell’area dei monti Sicani, tra le province di Palermo e Agrigento, la più alta concentrazione di centenari italiani.

foto. G.steph.rocket

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Ed è in questo territorio che comprende 12 comuni – Bivona, Burgio, Cammarata, Castronovo di Sicilia, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Giuliana Palazzo Adriano, Prizzi, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquina, Sambuca di Sicilia – che i professori del Policlinico Universitario di Palermo, Calogero Caruso (ordinario di Patologia generale) e Ignazio Carreca (Oncologia medica) hanno compiuto uno studio per capire il segreto di questa longevità.

I risultati li hanno illustrati ai Seminari internazionali di Erice sulle emergenze planetarie, presieduti dal professor Antonino Zichichi, e che hanno visto la partecipazione di un centinaio di scienziati provenienti da ogni parte del mondo.

Per un terzo, la longevità è legata a fattori genetici – spiega il professor Caruso – ma la rimanente parte dipende da fattori ambientali e sociali. La dieta ha un ruolo fondamentale. Da anni si fa un gran parlare di quella mediterranea, ma pochi, in effetti, nella pratica, la rispettano. Credono di seguirla ma non lo fanno.

I centenari del monti Sicani sono tra coloro che, più degli altri, si alimentano rispettando i principi cardini della dieta mediterranea. Se uno si mangia mezzo chilo di pasta a pranzo – dice sorridendo – non sta facendo alcuna dieta mediterranea.

Ma cosa mangiano i centenari oggetti di studio? «Alimenti a basso contenuto calorico, cibi freschi, come frutta e verdura, legati al periodo dell’anno, molti legumi, cereali a basso indice glicemico, pane e pasta, pochissima carne rossa (privilegiano il pollame), uova, latte, formaggi e, soprattutto, tante olive verdi e olio extravergine di oliva, prodotto nei frantoi a freddo che conservano tutti i principi nutrizionali».

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Nella foto: Annibale Puca (Università di Salerno), Calogero Caruso e Ignazio Carreca (Università di Palermo).

L’idea che la dieta mediterranea giochi un ruolo rilevante nel conseguimento della longevità, è rafforzata – emerge sempre dallo studio – da dati raccolti sui tassi di mortalità degli uomini e delle donne che hanno raggiunto gli 80 anni d’età. Le aree di montagna e le piccole città vantano i tassi di mortalità, per malattie cardiovascolari, più bassi di tutta l’isola.

Al contrario, nelle grandi città, le scelte alimentari scorrette hanno portato ad un aumento dell’apporto calorico e a una dieta meno sana con un conseguente aumento del tasso di mortalità per le malattie cardiovascolari. Insomma, nelle tavole dei centenari non troveremo mai bevande analcoliche zuccherate, oli di semi, salumi e burro.

Né merendine confezionate o prodotti in scatola. «La riduzione al minimo del consumo di carni rosse e di insaccati – gli fa eco l’oncologo Ignazio Carreca – e la contemporanea assunzione di fibre, che fungono da “spazzini” delle sostanze cancerogene che transitano lungo l’apparato digerente, sono gli elementi basilari per un’alimentazione che favorisce l’incremento delle aspettative di vita».

Nell’area dei monti Sicani, è emerso dallo studio, gli spuntini, al di fuori dai pasti principali, sono prevalentemente fatti con pane e olive cultivar “Giarraffa”, in salamoia o schiacciate, ricche di acidi grassi essenziali, elemento chiave sia per l’apporto calorico sia per quello degli amminoacidi, delle fibre e dei polifenoli in esse contenute.

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