Il problema dell’abusivismo della borgata di Triscina è una questione abbastanza complessa e datata nel tempo. Non siamo gli unici in Italia: dalla Liguria alla Campania, alle vicine realtà siciliane, esistono casi ancora peggiori rispetto alla nostra Triscina, ma questo riferimento al diffuso malcostume, non vuole giustificare affatto la questione. Purtroppo (e questo lo sanno anche gli inquirenti), tanta è stata la speculazione politica, mafiosa e clientelare, soprattutto negli anni 70 e 80, che ha consolidato un drammatico “sistema” su Triscina. Case a go go, senza tenere conto minimamente di quella realtà che poteva diventare il fiore all’occhiello della nostra comunità. 

Si doveva intervenire subito. Come giovane di questa città, mi devo chiedere tante cose. Una su tutte: come è stato possibile lasciare costruire migliaia di case in questo modo? Nessuno si è accorto di tanto abuso?

Avrei sognato, come tanti giovani castelvetranesi, un lungomare e tanti lidi come si conviene a realtà con spiagge come la Triscina. Invece, solo case, spesso brutte e senza nessun senso urbanistico. Addirittura, mi riferiscono, di case che non possono essere abbattute anche se costruite sulla spiaggia perché precedenti alla legge del 1976. Anche questo aspetto è assurdo. Voglio sognare: un lungomare con la vicina Tre Fontane sarebbe stato un vero volano per l’economia. Se poi, si considerava anche un possibile collegamento alla borgata di Selinunte, col suo Parco archeologico più grande d’Europa, dove far passeggiare adulti e bambini, con delle piste ciclabili degne di nota, tutto sarebbe diventato bellissimo. Poteva essere un grande polmone di sviluppo. 

Oggi, invece, dopo anni di critiche, si assiste all’ennesima polemica su Triscina. Una polemica che parla solo di ruspe, di macerie e non di sviluppo. Ahimè, devo registrare che, noi giovani abbiamo ereditato solo casini. La grave deturpazione paesaggistica della borgata di Triscina, che ha rovinato di fatto una delle coste più belle e ampie della zona, con un mare invidiabile per la trasparenza delle acque, con l’aggravante di essere diventati la vergogna d’Italia per le case abusive e adesso pure le macerie. 

Sono giovane e mi piace il profumo della legalità. Le case “dichiarate abusive” con sentenza definitiva devono andare giù. Le sentenze si rispettano. C’è una sentenza chiara e definitiva della Corte Costituzionale che dice che le case abusive “ope legis” passano nella disponibilità del Comune e vanno abbattute nel rispetto dell’ambiente. Dell’ambiente, appunto, e non solo delle ruspe.  Il rispetto dei luoghi in primis e non per strumentalizzare o fermare le demolizioni, ma per lasciare un ambiente migliore agli altri che verranno. Noi abbiamo trovato devastazione, dobbiamo continuare? Non ci sto. Le case, dopo la sentenza, lo dice la legge, non sono più dei proprietari abusivi. È il comune ad essere il gestore di tutti questi immobili. La legge, per quel che ho studiato non dice però che, le demolizioni devono avvenire violando le leggi ambientali e lasciando macerie e desolazione ovunque.

C’è realmente stato, a Triscina, un controllo serio nello smaltimento dei rifiuti e nel pieno rispetto ambientale? Sembra proprio di no. Da come si evince da una segnalazione fatta settimane fa, dalla coraggiosa consigliera comunale Enza Viola, qualcosa, pare, non abbia funzionato. Ci sono, in merito, anche gli esposti di associazioni e famiglie.  A cosa serve demolire se non si rispetta l’ambiente? A cosa serve buttare giù le case senza un piano di riqualificazione ambientale che consenta alla frazione di ripartire? Insomma, oltre alle case abusive ci volete lasciare in eredità pure le discariche a cielo aperto? Non vi sembra di esagerare? La ditta che si è aggiudicata l’appalto, ha rispettato le condizioni di salute degli operatori e degli abitanti della borgata stessa?

La Guardia di Finanza ha sequestrato un’area destinata al stoccaggio dei rifiuti. C’è un’indagine in corso e vedremo come andrà a finire. Se c’è chi ha sbagliato deve pagare, al di la di ogni ruolo ricoperto. Si attacca spesso la politica, ma la legge è uguale per tutti. Che senso ha demolire a macchia di leopardo e lasciare i ruderi senza un piano di riqualificazione seria e nel rispetto dell’ambiente? Che senso ha abbattere a monte e lasciare piattaforme e case bruttissime in cemento sulla battigia, solo perché sanate nel tempo? Gli abbattimenti sono necessari ma non in questa maniera. Tutto avrà un senso solo e soltanto se c’è alla base un vero progetto di recupero di Triscina.  Creiamo degli spazi verdi all’interno delle aree abbattute, istallando dei parchi giochi per bambini, piantando per ogni immobile dismesso tanti alberi in segno di riscatto economico e sociale per questa terra!! Una soluzione per un lungomare sostenibile, seppur limitante, potrebbe essere, ad esempio, una piattaforma in legno marino installato in punti strategici della costa.

Le idee ci sono: urge fare squadra, lavorare in sinergia tra amministrazione, progettisti e architetti, nel pieno rispetto delle regole e della salvaguardia della salute di tutti noi cittadini, avendo sempre come direttrice la legalità e la trasparenza, quella vera però. Apriamo dei tavoli di lavoro seri sul problema, organizzando degli incontri di confronto e smettiamo di parlarne in tivù, perché cosi facendo facciamo arricchire i media con alti audience e distruggiamo soltanto la nostra immagine, già logorata, che in una località turistica come la nostra, dovrebbe essere tutelata; ma si sa che facciamo notizia e scandalo sempre per quel cancro che ha un nome e cognome: Matteo Messina Denaro!! E a pagarne le conseguenze siamo sempre noi cittadini.

Infine, si faccia chiarezza soprattutto sulle case costruite davvero nei limiti dei 150 metri. È possibile che esistano case registrate “erroneamente” al catasto, sulla falsa riga dei 150 metri? Chi ha permesso questi errori? A parer mio non ci serve nessuna “sanatoria straordinaria” perché quelle precedenti hanno soltanto rovinato ancora di più questa terra, creando aspettative a gente che a fior di sacrifici, ha pagato già tante tasse. Indietro ahimè non si può tornare; oggi la soluzione è un piano di “rinascita” che non lasci miseria e macerie. Non lasciate a noi giovani un altro luogo che sa di disperazione e finta legalità. La Triscina ci serve ripulita da ogni tipo di abuso, anche ambientale, riqualificata e pronta per poter dare lavoro a tanti giovani che ancora credono di rimanere.

Francesco Lisciandra