[di Antonio Colaci] Dal 1997 vivo nel Centro Storico di Castelvetrano; ho la sede di lavoro a Milano ma la mia professione mi permette di rientrare tutte le settimane in Sicilia, terra di nascita e di residenza di buona parte della mia famiglia. Non ho mai partecipato ad un Corteo o ad una delle tante processioni religiose di questa città. Quello di sabato mi ha coinvolto perché avevo preso una settimana di ferie per la nascita di mia nipote (un’altra fantastica sicula doc). Ho partecipato ad alcune riunioni del Comitato organizzatore e così ho avuto modo di conoscere un bel po’ di persone, che mi sono piaciute per le buone intenzioni che civilmente manifestavano. Parlavano il mio stesso linguaggio. Probabilmente come me non hanno mai abbandonato un sacchetto di rifiuti sotto casa, appartengono all’esigua percentuale di abitanti che usano portare la spazzatura differenziata all’isola ecologica di Viale Roma, tengono discerbati e puliti i marciapiedi di fronte all’uscio di casa, pagano i tributi: sono autentici cittadini castelvetranesi.

Mi sentivo a mio agio per le cose che si dicevano in quelle riunioni: il contraddittorio era aperto e democratico, non si esprimeva alcuna contrapposizione nei confronti di chicchessia, le decisioni venivano prese a maggioranza. Sin dal primo e spontaneo incontro si è deciso che chi volesse partecipare all’organizzazione dell’evento, e di conseguenza al Corteo stesso, lo facesse a titolo esclusivamente personale: niente partiti o movimenti, niente associazioni. Il timore era quello che qualcuno potesse strumentalizzare l’evento per motivi politici o giornalistici.

È accaduto; prima e dopo il Corteo una miriade di dichiarazioni, commenti, illazioni si sono alternate sui blog e sulla stampa locale e provinciale. Quella nazionale, che tanto si è affannata per mostrare il peggio della nostra città, è stata assente. Mi auguro si sia astenuta dal presenziare perché disorientata anche dai pareri avversi alla manifestazione pubblica di quella stampa locale che probabilmente (uso il dubitativo perché non intendo essere assoluto nei miei giudizi senza validi elementi di prova) trae più vantaggio in termini di visibilità dalla contrapposizione e dal dissenso che non dal consenso nei confronti dei più, che hanno sfilato perché aggregati da un’unità mai conosciuta prima. Finalmente tanti altri come me si sentivano a loro agio, sentivano che i motivi che avevano determinato il Corteo erano propositivi, costruttivi, fuori dal contesto di contrapposizione, di avversione dura che di frequente ha caratterizzato lo scontro politico in città, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Inutile riaffermare l’avversione degli organizzatori del Corteo verso il fenomeno mafioso: solo i sordi (volutamente e pervicacemente, forse anche speculativamente sordi) possono avere ignorato il grido accorato dei giovani scout, le ferme parole di Padre Undari, che con la loro indiscutibile buona fede manifestavano il pensiero di chi il Corteo lo ha organizzato e della gran parte di coloro che vi hanno partecipato.

A causa del mio lavoro o per motivi familiari conosco molte realtà sociali ed ambientali italiane. In tante città si usa aggregarsi e manifestare civilmente il proprio pensiero comune in merito ad un problema che interessa la cittadinanza. Lì i cortei lasciano traccia di sé per le motivazioni che vengono loro riconosciute, senza avversione preconcetta.

Anche a Castelvetrano non saranno mancate altre occasioni di aggregazioni e Cortei; ma non mi sembra che ci siano stati in passato tanti commenti negativi, tante libere interpretazioni di motivazioni che sono state così apertamente messe in dubbio, soprattutto dalla stampa locale.

Si è voluto complicare qualcosa di veramente semplice: c’è sempre una prima volta e per me questa manifestazione non ha voluto essere altro che “una prima volta”, un tentativo di cambiamento del “contesto”.

Già il “contesto”, che costringe ad adeguarsi, a coltivare abitudini asociali, a scendere al compromesso, a questuare i propri diritti come “favori”, ad ignorare le regole del vivere civile. Il “contesto” che ha obbligato persone dotate di un livello culturale anche superiore alla media (e sono tante a Castelvetrano) a cedere il passo alla grettezza e l’incapacità del mediocre che sgomitava per attuare una politica da pochi spiccioli i cui effetti si ritorcono contro i figli di tutti, colti ed ignoranti.

Per me la Sicilia è la terra più bella del mondo ed i siciliani sanno essere persone straordinarie, se lo vogliono. Ma è una terra dai forti contrasti, dove il buono spesso è eccellente ed il cattivo è pessimo.

Ma spesso i contrasti riscaldano gli animi ed inorgogliscono la difesa delle proprie idee, delle proprie motivazioni.

Così, i giudizi contrari alle reali motivazioni che hanno spinto la gran parte dei cittadini a partecipare al Corteo, stanno producendo l’effetto probabilmente desiderato dai buoni giornalisti che hanno sottoscritto certi articoli molto critici: riscaldare i cuori degli organizzatori di sano orgoglio e permettere loro di applicare ancora più agone nel desiderare il “bene comune”, in sintonia e non in contrasto con le Istituzioni. È così rivoluzionaria questa idea semplice sulle motivazioni degli organizzatori da essere talmente contrastata da scettici e nichilisti? Speriamo che il tempo dia ragione a chi è convinto di starci dalla parte della ragione; e che si dia inizio, anche a Castelvetrano, all’opera risanatrice che ha caratterizzato molte altre comunità siciliane, dove le componenti virtuose della cittadinanza sono riuscite ad esprimere soluzioni dovute a sane e concrete azioni di politica sociale.

Allora, che ben vengano altri Cortei come quelli di sabato 16 giugno, che permettano ancora a più cittadini di poter dire con orgoglio “io c’ero”.

Antonio Colaci