belicitta castelvetrano
Con due milioni e mezzo di visitatori l’anno, 32 negozi, un ipermercato, un centro Euronics, un negozio megatoys, 120 occupati ed un fatturato di circa tre milioni di euro all’anno, Belicittà era il più grande centro commerciale della Valle del Belice. Numeri impressionati che, però, non rispecchiano più la realtà economica del centro commerciale caduto in disgrazia nell’ultimo anno.

Con l’ingresso dello Stato, a seguito della confisca dei beni a Giuseppe Grigoli, prestanome del presunto boss Matteo Messina Denaro, Belicittà ha ridotto del 50 per cento il fatturato, le unità lavorative e le attività commerciali.
Il centro commerciale ha sede a Castelvetrano, la città che ha dato i natali alla ‘primula rossa’ di Cosa Nostra.

E proprio al boss imprendibile di Castelvetrano faceva riferimento la struttura fino a quando non è arrivata nel 2007 la confisca da parte dello Stato, coincisa con il sequestro di un ingente patrimonio di circa 700 milioni di euro e l’arresto di Giuseppe Grigoli, il “re dei supermercati”, prestanome e prezioso collaboratore di Messina Denaro.

Oggi le cose non stanno più così. Da quando nel 2007, come dicevamo, è subentrato lo Stato l’attività è proseguita garantendo i livelli occupazionali.
Solamente nell’ultimo anno di attività i numeri hanno subito una forte flessione.

Dalle dichiarazioni raccolte tra gli esercenti operanti nel centro commerciale è venuto fuori che il grosso calo di introiti è stato dovuto alla chiusura dell’ipermercato ‘Despar’, attività collegata al Gruppo 6 Gdo.
Il Gruppo 6 Gdo, fallito un anno fa, apparteneva alla ‘Grigoli distribuzione Srl’, proprietaria anche della ‘Società di gestione centro commerciale Belicittà a r.l.’

Dal 2007, lo ricordiamo, inizia un lungo periodo di gestione commissariale delle attività economiche sottratte al super latitante della mafia.
All’amministrazione della ‘Società di gestione centro commerciale Belicittà a r.l’ è stato nominato commissario dall’autorità giudiziaria il dottore Antonello Cirino, il quale ha dato mandato all’allora società ‘Agorà’ di Milano, oggi ‘Arco Retail GF’, di coordinare le attività del centro commerciale con lo scopo di proseguire la gestione per il mantenimento dei livelli occupazionali.

belicittàDal primo luglio 2014 a collaborare con l’autorità giudiziaria nella gestione delle attività della società ‘Grigoli distribuzione Srl’ l’Agenzia ha nominato, attraverso la figura della dottoressa Antonietta Maria Manzo, funzionario del ministero degli Interni e responsabile dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati (Anbsc) per la Sicilia, un consiglio di amministrazione composto da Alessandro Scimeca, con l’incarico di presidente, da Virginia Colli e Giuseppe Chinnici, entrambi componenti dell’organo di gestione.

Il primo dato che registriamo dall’ultimo anno di gestione di Belicittà è la chiusura di 11 esercizi commerciali con la perdita su base annuale di decine di migliaia di euro di fatturato e almeno una quarantina di posti di lavoro.
Altri operatori hanno riferito che il calo delle vendite è stato dovuto anche alla risoluzione dei contratti, ad opera del direttore del Centro commerciale, Salvatore Melìa, agli espositori precari della galleria di Belicittà. Operatori che con i prodotti esposti avevano garantito, fino ad un anno fa, un sostenuto flusso di visitatori con indubbi vantaggi per gli esercenti ed un presunto introito per il centro commerciale di svariate decine di migliaia di euro.
Ma c’è di più. Proseguendo l’intervista, altri negozianti hanno riferito al nostro giornale che inspiegabilmente da un anno a questa parte lo stesso direttore del Centro commerciale ha vietato l’organizzazione di fiere enogastronomiche, artigianali ed altri aventi che portavano un grande movimento di gente proveniente non solo dalla Valle del Belice.

Mentre cerchiamo di intervistare il direttore Melìa, il quale ci fa sapere di essere impegnato, notiamo che la galleria è completamente vuota anche per l’assenza dei tanti giochi e giostre che nel passato avevano attratto migliaia di bambini e allietato le famiglie, contente nello spendere. Un esercente ci conferma che anche in questo caso la decisione sarebbe arrivata dall’alto e cioè dal direttore.
Ci chiediamo, ma è lo stesso direttore di un anno fa? A sciogliere il dubbio ci pensa lo stesso Melìa che, finalmente, decide di riceverci.
Al direttore che ci ha accolto cordialmente, confermandoci che il suo incarico dura ininterrottamente da sette anni, abbiamo chiesto come mai il centro commerciale abbia 11 attività commerciali chiuse e perché la galleria è stata svuotata dalle attività espositive. Abbiamo chiesto, inoltre, come mai non si siano più organizzati, nell’ultimo anno, eventi e manifestazioni che nel passato avevano attratto migliaia di visitatori.
Insistendo non poco, abbiamo anche chiesto come mai la struttura appare in cattivo stato strutturale e l’accoglienza lasci a desiderare con l’aggravio che alcuni servizi igienici non sono utilizzabili.

Quello che abbiamo cercato di farci dire dal direttore del Centro commerciale è, in estrema sintesi, come mai si sia potuti arrivare nell’ultimo anno al decadimento economico e strutturale che mette a serio rischio la sussistenza delle attività commerciali e la sicurezza dei visitatori.
Avremmo voluto chiedergli di più, ma il direttore Melìa, con garbo e semplicità, ha dichiarato: “prima di parlare con la stampa devo chiedere l’autorizzazione a chi di competenza”, liquidandoci con un sorriso.

Beffa delle beffe, mentre guadagnavamo l’uscita ci ha avvicinato un operatore commerciale che, incuriosito dalla nostra presenza presso il centro commerciale, ha voluto rassegnarci un fatto molto strano.

L’esercente racconta che, con il nuovo consiglio di amministrazione della Grigoli distribuzione Srl, i contratti di affitto di ramo d’azienda, che ogni esercente ha l’obbligo di stipulare davanti al notaio per poter utilizzare lo spazio commerciale all’interno di Belicittà, non sono stati ancora rinnovati.

Ciò significa anche che gli stessi non possono presentare presso il comune di Castelvetrano la segnalazione certificata di inizio di attività (Scia), come previsto dall’articolo 19 della legge n.241 del 7 agosto 1990.

Un vero paradosso se si pensa che in una struttura gestita dallo Stato, 21 esercizi commerciali operano nell’incertezza di vedersi chiudere l’attività per colpe non riconducibili alla propria volontà.
È davvero curioso che a distanza di mesi dall’insediamento dell’organo di amministrazione di questo bene confiscato alla mafia non si sia provveduto a mettere in regola gli esercenti.

In ultimo, riportiamo una considerazione che abbiamo colto tra gli operatori amareggiati. Gli esercenti all’unisono hanno lamentato: “Dov’è lo Stato? Ci sentiamo abbandonati in una nave che affonda”.

Ricordiamo che il 25 settembre 2014 la stessa struttura ha ospitato il ministro degli Interni, Angelino Alfano, per l’inaugurazione del nuovo ipermercato che ha assunto una trentina di lavoratori provenienti dalla fallita Gruppo 6Gdo.

Giuseppe Messina
per siciliaonpress