Palermo, 10 febbraio 2021 – La crisi si fa sentire anche sulle imprese femminili, interrompendone la rincorsa che andava avanti da sei anni. A fine 2020, infatti, l’Osservatorio dell’imprenditorialità femminile di Unioncamere e InfoCamere registra un calo a livello nazionale dello 0,29%, pari a quasi 4mila attività in meno rispetto al 2019. Cinque regioni del Mezzogiorno vedono aumentare le attività guidate da donne, oltre al Trentino Alto Adige. In Sicilia, Campania, Sardegna, Calabria e Puglia, il confronto con l’anno scorso mostra variazioni positive comprese tra +0,63% e +0,10%. Sono 34, inoltre, le province che registrano incrementi di imprese femminili compresi tra il +1,41% di Lecco e il  +0,06% di Latina. Dopo Lecco, si mantiene sostenuta la crescita di imprese siciliane guidate da donne a Ragusa (+1,38%) e Agrigento (+1,17%). Al 31 dicembre 2020, in Sicilia su 471.289 imprese quelle femminili sono 114.896 (24,38%), +621 rispetto al 2019 (+0,54%).

Diversamente da quanto registrato dal totale delle imprese femminili, le aziende fondate da giovani donne diminuiscono in tutte le aree territoriali e in tutte le regioni, a partire da Sicilia, Campania e Lazio. In Sicilia, in particolare, nel 2019 le imprese giovani femminili erano 16.161 contro le 15.327 del 2020 con un saldo negativo pari a -834 (-5,16%).

“La Sicilia, nonostante un 2020 da dimenticare per la maggior parte dei settori che ha messo in ginocchio l’intera economia dell’Isola a causa dell’emergenza sanitaria, si difende con un saldo positivo di imprese femminili che ci conforta – dice il presidente di Unioncamere Sicilia Pino Pace – I numeri penalizzano le giovani donne, un fatto che potrebbe essere ascritto all’esperienza nel lavoro e ovviamente a una questione legata alle capacità di gestione di una impresa. Ragusa e Agrigento sono le province siciliane dove registriamo la maggiore crescita di imprese gestite da donne, un dato che ci fa balzare sulla ribalta nazionale dei numeri e ci auguriamo che le aziende con le donne al timone possano essere sempre di più”, conclude Pace.

Sul fronte dei dati che riguardano la nate-mortalità delle imprese femminili nel 2020:

Agrigento registrate 10.326, attive 9.018, iscrizioni 110, cessazioni 96, saldo 14; Caltanissetta registrate 6.001, attive 5.047, iscrizioni 44, cessazioni 52, saldo -8; Catania registrate 24.903, attive, 19.788, iscrizioni 38, cessazioni 41, saldo -3; Enna registrate 4.166, attive 3.779, iscrizioni 38, cessazioni 41, saldo -3; Messina registrate 14.632, attive 11.548, iscrizioni 193, cessazioni 91, saldo 102; Palermo registrate 23.623, attive 18.696, iscrizioni 302, cessazioni 196, saldo 106; Ragusa registrate 8.824, attive 7.498, iscrizioni 126, cessazioni 90, saldo 36; Siracusa registrate 10.138, attive 8.051, iscrizioni 126, cessazioni 108, saldo 18; Trapani registrate 12.283, attive 10.487, iscrizioni 144, cessazioni 140, saldo 4. “I settori d’impresa femminile che hanno risentito di più della crisi sono il commercio ingrosso e dettaglio con -83, i servizi di alloggio e ristorazione con -62 e le attività manifatturiere, mentre si nota un maggiore incremento nelle attività professionali, scientifiche e tecniche con un saldo positivo di 18”, spiega Santa Vaccaro, segretario generale di Unioncamere Sicilia.