[di Franco Messina] Siamo entrati tutti insieme in una bolla impalpabile di una nuova dimensione sociale dovuta all’ emergenza sanitaria pandemica e all’ uso dell’unica arma utilizzabile dell’isolamento e del distanziamento sociale.Stiamo vivendo tutti insieme un’ansia interiore per la paura verso un nemico invisibile che continua a contagiare e a mietere vittime rendendoci impotenti e fragili.

In pochissimi giorni di quel finire di febbraio di quest’anno tondo che avevamo tanto atteso sperando rilanciasse la nostra disastrata economia, siamo passati, da spettatori di una tragedia epidemica di un paese lontano come la Cina, a essere il centro europeo della pandemia dichiarata, sebbene in ritardo, dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità che avrebbe dovuto meglio monitorare l’esperienza cinese e lanciare un allarme globale più pregnante.

E quindi, nella reazione a questo flagello pandemico, siamo stati sorpresi e travolti dall’ impreparazione a combattere un nemico così pericoloso e sconosciuto che dicono provenga dal pipistrello portatore di una terrificante mutazione virale, sulla cui origine dovremmo in futuro meglio indagare, ma che sembra avere fonte primaria dallo scriteriato sfruttamento delle risorse terrestri da parte dell’uomo.

Avremmo dovuto respingere i contagi da Corona Virus con misure eccezionali nell’ immediato, ricreando le medesime contromisure prima adottate a Wuhan, la città cinese più popolosa della provincia di Hubei e invece abbiamo lasciato che il virus si diffondesse nel nord del Paese con una velocità inaudita che raggiungesse tutte le altre nostre regioni. Abbiamo fallito miseramente non riuscendo a far tesoro del vantaggio di averlo visto all’opera nel continente asiatico.

Un risultato talmente devastante e disastroso che lascia sul terreno molto più di venticinquemila vittime, segna la sconfitta del Sistema Sanitario Nazionale italiano e delle diversità di competenze fra le Regioni e lo Stato sulle responsabilità sanitarie.

La politica deludente ha dimostrato la propria inadeguatezza ma anche una pesante responsabilità, soprattutto quella passata che ha smembrato il SSN trasformandolo in ventuno realtà locali regionali di tipo aziendale, tagliandone i finanziamenti e devastando il servizio sanitario pubblico ridimensionando gravemente i posti letto e i reparti, per ultimo con il decreto Balduzzi per imporre il risparmio aziendale nella sanità italiana.

Non dovrà pensarsi solo a una fase del dopo pandemia che ha privilegiato nefastamente il nord rispetto al nostro sud, ma dovrà ripensarsi ad una nuova strategia sociale, economica, sanitaria.

Sarebbe stata un’ecatombe di maggior portata se l’epicentro del contagio epidemico fosse stato il sud della nostra penisola e non certo per una questione ideologica meridionale rispetto a quella settentrionale, ma per l’estrema fragilità e inadeguatezza delle strutture sanitarie del nostro sud.

Con i nostri ospedali avremmo avuto uno scenario apocalittico.

In tale nuova situazione emergenziale, nell’esigenza di potenziare le nostre strutture sanitarie con l’implementazione di reparti di terapia intensiva su tutto il territorio nazionale, riteniamo che non potrà più consentirsi che il piano regionale sanitario del 2019 possa ancora attuarsi e si dovrà, a maggior ragione, pensare a una sua drastica rimodulazione.

E così, una nuova visione nazionale che dovrà riconquistare la primaria posizione del Sistema Sanitario Nazionale che possedeva prima della scellerata strategia politica del risparmio aziendale, nella necessaria riaffermazione di una sanità pubblica che ci era apprezzata e invidiata, convincerà la Regione siciliana a cambiare passo.

Oltre al rinnovato impegno sulla sanità, sarà necessario ripensare a un nuovo modello di società, a una nuova forma di convivenza fra gli umani e, soprattutto e finalmente, a una nuova concezione di sfruttamento sostenibile del pianeta.

Dovremo comprendere che una pandemia così devastante dovrà essere addebitata al modo con cui l’uomo ha trattato la natura e l’habitat naturale terrestre.

Dobbiamo tenere conto che il nostro stile di vita improntato esclusivamente allo sfruttamento economico delle nostre risorse naturali per uno scriteriato mantenimento del consumismo più bieco, ci conduce verso l’autodistruzione.

Non dovremo consentire ai soliti “padroni del mondo” di ritornare ai loro egoismi per imporci lo stesso stile di vita che ci ha portato a un tale sfacelo, dovremo impegnarci per cambiare il mondo o almeno provarci.

La voglia di tornare alla nostra vita di prima del Covid 19, potrebbe tradirci sull’assoluta necessità vitale di modificare radicalmente tutto e di cambiare il nostro modulo abitativo terrestre.

Non è quindi solo di una nuova concezione filosofica di cui abbiamo bisogno, ma una necessità impostaci dall’istinto di sopravvivenza dopo una minaccia così devastante per l’intera umanità.

E non basterà di certo proseguire nel percorso ecologico iniziato con un insufficiente impegno verso le energie alternative, sarà necessario un deciso e finalmente risolutivo impegno interplanetario per salvare la nostra casa comune, la Terra.

Diciamolo ai potenti del Mondo!

Franco Messina