L’appello di Giuseppe Ciminnisi, presidente di Fiavet Sicilia, ai vertici dell’Assessorato Regionale al Turismo evidenzia che “la pandemia da Covid 19 è prima di tutto una emergenza sanitaria e quindi come tale va affrontata; nondimeno è possibile ignorare che è anche una grave emergenza economica” che peserà moltissimo sul settore turistico. Purtroppo il rischio è che “nelle Agenzie di Viaggi e Tour Operator il trend negativo dovuto alle innumerevoli restrizioni messe in atto dai vari Paesi, ha aumentato la fondata preoccupazione che neanche dopo l’emergenza sarà semplice poter riprendere le attività lavorative”.

Con naturali ripercussioni sul mantenimento del posto di lavoro per i circa 8000 addetti che conta in Sicilia il settore. Si chiede dunque al “Governo Regionale di farsi portavoce, presso il Governo Nazionale, di quelli che riteniamo essere alcuni degli interventi più urgenti da mettere in atto, al fine di non dover assistere alla chiusura di tante aziende ed alla perdita dei relativi posti di lavoro.”

Le proposte vanno nella direzione della richiesta di annullare ( e non solo sospendere) il pagamento di contributi e tasse, misure dirette a sostegno delle imprese di settore, creazione di tavoli tecnici per il rilancio ed altro. Le Regioni italiane, nell’ambito della Commissione Turismo e Industria Alberghiera della Conferenza delle Regioni e Province Autonome, riunitasi in videoconferenza, hanno presentato al Governo alcuni punti chiave che verranno portati come emendamenti al decreto Cura Italia.
Sette proposte che, oltre a prevedere sospensioni e cancellazioni dei pagamenti di tasse e contributi, prevedono anche sostegno alla liquidità delle imprese, sconti fiscali ed un rinnovo del testo unico sul turismo. Ma si parla anche di una ottava proposta che “riguarda la promozione della rinascita”, “subito un grande investimento per sostenere l’immagine e l’offerta turistica italiana nel mondo”.

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Purtroppo ancora oggi, in piena emergenza e mentre siamo tutti isolati a casa, è difficile stabilire esattamente quali saranno gli effetti della situazione che stiamo vivendo su tutti i settori delle economie del mondo. Il Covid19 ha dimostrato la fragilità di un sistema basato sulla globalizzazione, impotente di fronte ad un fenomeno che non conosce frontiere e che si può solo arrestare interrompendo i contatti tra le persone. Come dice Roy Berardi in un articolo sul portale PleinAir “possiamo e dobbiamo sin d’ora sforzarci per riflettere e immaginare come affrontare l’approccio al turismo in un mondo che, per molti versi, dopo questa esperienza non sarà più come prima. In altre parole, pensare a come trasformare una sfida drammatica in una nuova opportunità.”

In comunicazione si dice che i periodi di crisi sono i migliori perché si può solo migliorare, dando spazio alla creatività ed all’inventiva. Ma aggiungerei anche alla conoscenza ed alla competenza professionale, in un contesto internazionale della domanda e dell’offerta sempre più complesso. Il turismo tra le varie scienze è quello che risente più delle mutazioni sociali. Si fa risalire al periodo fordista, quello delle ferie pagate, senza le quali non si può andare in vacanza. Ma nei decenni (il fenomeno del turismo dei nostri giorni ha meno di un secolo) ha subito profonde trasformazioni. Le più recenti gli attentati alle Torri gemelle (per cui si parla di Turismo ASE – After September Eleven) che hanno cambiato la nostra vita.

Ma anche l’avvento di internet e le modifiche della cd “società liquida” (concetto di Zygmunt Bauman) con la sua “liquefazione dei valori”, postmodernismo, crisi dello stato, dei valori, delle ideologie, soggettivismo e consumismo sfrenato. Conseguenza nel turismo la ricerca di nuovi modelli e la nascita di segmenti dedicati, come i cd “millennials”, tra i giovani, ed il cd “silver tourism”, per i “diversamente giovani”. Infatti “il desiderio di viaggiare risponde a un’inconscia e complessa molteplicità di bisogni intellettuali, in quella pulsione di ricerca e di equilibrio tra novità e prevedibilità che è all’origine del concetto stesso di turismo, inteso come somma di relazioni ed esperienze. Ora che ogni movimento è azzerato dal blocco degli spostamenti atti a evitare il diffondersi dei contagi, non possiamo fare altro che immaginare”. Ma quando tutto sarà finito come ci comporteremo? Possiamo immaginare che non sarà tutto come prima.

Cambieranno tante cose, ad iniziare dalle imprese che componevano la filiera turistica e le sue modalità di svolgimento: i trasporti (aerei, navali, ferroviari, su gomma, etc), i servizi (l’intermediazione ed i servizi base come accoglienza, ospitalità, ristorazione, assistenza, etc), l’economia territoriale e i fenomeni sociali.

La maggior parte degli operatori infatti agisce sulla continuità dei flussi monetari, utilizzando il credito e muovendo l’economia dell’indotto.
Questo flusso è stato interrotto e se già ci vorranno almeno due – tre mesi perché i servizi della vita quotidiana possano tornare alla normalità, per il turismo, così come era prima, ci vorrà di più: sono ormai cancellate un anno di programmazione turistica, almeno sei mesi di servizi in ambito regionale e nazionale. Festività di Pasqua, Pentecoste, estate, tutto cancellato. Senza considerare l’incognita di cosa accadrà alle compagnie aeree (molte rischiano il fallimento) mentre si calcola che chiuderanno almeno 80000 piccole e medie imprese solo in Italia. E dovremo vedere pure cosa sarà cambiato dentro di noi, non saremo certamente gli stessi: lutti, dolore, frustrazione, cambi radicali nel lavoro e nella vita sociale, nelle risorse a disposizione e tanto altro, perché in questi casi vale l’effetto domino, nessuno sarà immune dal disagio conseguente, toccherà tutti direttamente o indirettamente.

Qualcuno ha detto che sarà come uscire dai rifugi dopo la guerra per trovare le rovine della nostra società dei consumi. E mentre tutti si danno da fare per capire ed anticipare questi cambiamenti ecco le prime soluzioni che, ovviamente, prescindono dalle singole situazioni aziendali. Non conosciamo ancora i provvedimenti che saranno adottati. Si cita spesso il “Piano Marshall” che dopo la II Guerra Mondiale consentì all’Italia ed all’Europa di risollevarsi, a fatica, ma in pochi anni si avviò lo sviluppo economico del nostro continente. Ma allora gli Stati Uniti, che finanziarono l’intervento, erano usciti dalla Guerra rafforzati anche economicamente.

Oggi invece sono in piena crisi sanitaria e non si sa come ne uscirà anche la loro economia. Lo stesso per la Cina e le altre potenze economiche mondiali. Come detto prima, nessuno potrà scampare agli effetti di questa guerra contro il Covid19.

Non è nemmeno ipotizzabile che i Governi possano coprire i costi sociali di un intero Paese senza chiedere sacrifici a chi compone gli Stati, ovvero i cittadini. Ma già sappiamo che sono loro quelli che chiedono aiuto, i potenziali beneficiari. Un corto circuito da cui usciremo, anche se ci vorrà tempo. Sempre perché riguarda tutti.

Per calare nella nostra realtà tutte queste riflessioni possiamo però prevedere alcune cose che cambieranno nel turismo, che potremmo definire ACV – After Covid19 Virus. L’obiettivo di tutti, pubblico e privato, è puntare su un turismo regionale e nazionale, ovvero di chi può venire in auto o con mezzi locali. Come detto, perché possano a tornare flussi turistici internazionali importanti, come prima già sarebbe una buona cosa, occorrerà molto tempo.

Pagheremo la scarsa qualità e propensione al consumo del turismo siciliano. Per chi se lo potrà permettere. Ma soprattutto cosa chiederanno questi potenziali ospiti? La scienza ci dice che ci saranno notevoli effetti sulla psicologia delle persone, ci vorranno terapie ad hoc per recuperare un po’ di serenità. La nostra economia non viveva un periodo particolarmente florido ma comunque rimpiangeremo quel livello.

La gente rinchiusa a casa sta riscoprendo i piccoli piaceri quotidiani, anche fare una passeggiata o bere un caffè con gli amici adesso è un lusso, una grigliata è reato. Dunque potremo ripartire da queste piccoli valori della vita a contatto con la natura ed il patrimonio culturale di cui la nostra terra è così ricca. Il piacere dell’accoglienza e della socialità, la solidarietà vissuta come valore aggiunto, il piacere della
scoperta delle piccole cose che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi ma che prima non apprezzavamo come invece possiamo fare adesso. Viaggiando in Italia e nella nostra Sicilia daremo una mano alla nostra economia, che ne avrà tanto bisogno, soprattutto adesso che abbiamo riscoperto il senso di appartenenza alla comunità nazionale e locale.

“Potremo così contribuire a riattivare quell’economia e quel mercato interno duramente colpiti dal fermo della produzione e dei servizi, e arginare i danni legati alle pesantissime conseguenze legate al crollo dell’incoming dall’estero. Al tempo stesso l’economia turistica dovrà essere oggetto di un ripensamento a livello globale. Quest’esperienza drammatica ci conferma che l’uomo moderno non può continuare impunemente a violentare l’ambiente naturale. Lo sviluppo turistico davvero sostenibile ed ecocompatibile deve tenere conto dello stretto legame tra la salute ambientale e quella umana, puntando in particolare all’aumento della biosicurezza. Allo stesso modo, affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessario ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo e per questo più capaci di futuro.” Occorre mettere mano alle filiere produttive del comparto turistico, concentrandosi sui target possibili, imparando a collaborare ed a fare sistema

Occorre frenare sul nascere le speculazioni che in situazioni simili sono sempre pronte a partire, a non cedere alla criminalità organizzata, ai corrotti ed agli sfruttatori, a tutti i parassiti sociali senza dignità ed
umanità. Dobbiamo essere una comunità reale. Si parla di turismo di comunità, infatti. Una comunità che accoglie e che ha tanto da proporre, dall’agricoltura, alla pesca, all’artigianato, alle tradizioni antiche, ai valori che ci uniscono e che ci fanno sentire parte di un territorio.

Solo così ne verremo fuori, passando da un turismo di destinazione ad un turismo di motivazione. Non più B2B (Business to business) ma P2P (People to people), un turismo della gente, per la gente, con la gente. Abbiamo avuto eredità importanti, sia in ambito culturale che naturale e paesaggistico, saper fare antichi che sono ancora di pregio oggi. Ma soprattutto abbiamo una identità forte, recentemente valorizzata da personaggi mondiali come Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa, Camilleri e tanti altri. Una identità unica al mondo da cui dobbiamo partire per rimetterci in marcia, un primo passo verso il futuro. Una
identità basata sulla cultura popolare e diffusa di cui c’è tanto bisogno. Ricordandoci che, come disse Sitting Bull, “la terra non è nostra, ce l’hanno prestata i nostri figli”, ed è a loro che
stiamo pensando mettendoci alle spalle anche questa dura prova.

Antonio Barone
Esperto di Turismo integrato e valorizzazione culturale