VINCENZO_NOTO

Mi chiamo Vincenzo Noto, sono un cittadino castelvetranese che ha votato SI al referendum del 17 aprile. Vorrei replicare alle dichiarazioni che, da libero cittadino, ha fatto di recente il Prof. Francesco Saverio Calcara e che ho letto su questo mezzo di informazione.
Il Prof. Calcara, che sul piano personale stimo da sempre, ha detto un mare di inesattezze (mare, in questo caso si porta bene).

Partiamo dal titolo dell’articolo “Non sono una bestia ignorante”. Tralasciando ovviamente il resto, “ignorante” non è offesa, ma indica l’ignorare determinati fatti. E purtroppo lei li ignora, li vedremo punto per punto.

Premessa. Il fatto che una legge preveda il raggiungimento del quorum per il referendum, non significa che si rifà a principi riconosciuti democratici. L’astensione dal voto avviene per tanti motivi e uno di questi è la disaffezione alla politica e agli argomenti di carattere etico in generale. Quindi tale comportamento se pur legittimo va ad esprimere una volontà che nella maggior parte dei casi non esiste. Il requisito del quorum va a favorire il NO anche quando questa non è la volontà del cittadino. Quindi lei si è effettivamente avvalso di una norma legittima, ma che è antidemocratica.

Motivazioni occupazionali. Le unità impiegate nelle attività di estrazione del petrolio hanno un peso significativo durante la parte iniziale che comporta la trivellazione dei pozzi, e viene poi ridotta durante la vita dell’impianto. Chi lavora in queste attività potrebbe essere impiegato in attività di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, sia nella conduzione e manutenzione degli impianti, sia nella progettazione, realizzazione e installazione, con notevoli opportunità per le aziende del territorio invece che per le multinazionali del petrolio. Senza contare che le concessioni sarebbero scadute nel 2034, quindi con molto tempo per effettuare la conversione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili.

Lei ha scritto: “dismettere gli impianti prima del tempo significa chiaramente un costo enorme per le spese di ammortamento, perché vuol dire non usare quell’impianto per l’intera vita operativa per cui era stato progettato”.
Non è vero. Come detto, le concessioni sarebbero terminate nel 2034 come stabilito al momento del rilascio.

Veniamo ai vari punti.
1) Lei dice “lo stop che prevedeva il referendum riguardava più il gas metano che il petrolio”.
Le estrazioni in mare interessate dal referendum riguardano sia il petrolio che il metano. Rapporti ISPRA hanno rilevato inquinamento delle acque causati dal petrolio. È lecito aspettarsi che potenziali perdite ci siano col metano; difficilmente rilevabili ma altrettanto devastanti in quanto si tratta di un gas serra molto più dannoso della CO2.

2) Lei dice “la vittoria del SI avrebbe portato comunque alla costruzione di altri impianti oltre le 12 miglia”.
È lampante che sia stata un’ottima arma di ricatto per convincere a boicottare il referendum.

3) Lei dice “la vittoria del SI avrebbe contribuito ad aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento”.
La vittoria del SI, avendo effetto tra circa 15 anni avrebbe portato ad aumentare l’efficienza degli impianti esistenti; lo stesso vale per il punto precedente.
Le royalties, ovvero la percentuale che le compagnie petrolifere devono corrispondere allo Stato vengono pagate solo se la produzione annuale supera le 50.000 tonnellate di petrolio e gli 80.000 metri cubi di gas metano. Grazie a questi regali nel 2015 su un totale di 26 concessioni produttive solo 9 hanno pagato le royalties. Tutte le altre hanno estratto quantitativi tali da rimanere sotto i quantitativi citati e non versare un euro di royalties allo Stato.
Se vinceva il SI le compagnie energetiche avrebbero dovuto aumentare la produzione degli impianti ed estrarre più prodotto, sforando le quote e quindi pagando le royalties.

4) Lei dice “la vittoria del SI non si sarebbe tradotta in una politica immediata a favore delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora bastare”.
Questa è solo una sua opinione, e capacità di prevedere il futuro. Altre nazioni europee hanno quote molto alte di energia prodotta da fonti rinnovabili. Quindi niente di fantascientifico.

5) Lei dice “il referendum era uno strumento inadeguato, faceva leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune”.
E’ un suo rispettabile commento su come è stata condotta la campagna referendaria. Forse quindi qualcuno si è astenuto per ripicca?

6) Lei dice “non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il turismo”.
È possibile ma non vedo come questa osservazione possa prevalere sulle motivazioni del SI.

7) Lei dice “non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può innescare terremoti”.
Pareri più autorevoli del suo e del mio dicono il contrario. Mi permetta di dire che su questo è bene far esprimere chi ha i titoli per farlo.

8) Lei dice “la vittoria del Sì avrebbe contribuito allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo”.
Anche questa è una sua capacità di prevedere il futuro, e non posso contraddirla, è solo una sua previsione che non può giustificare tutto il resto.

Ripeto, per ogni sua osservazione, sulle imminenti catastrofi dalla mancanza di petrolio e metano, le concessioni sarebbero terminate nel 2034. Le centrali solari di grande potenza le stanno realizzando anche negli Stati Uniti, Paese noto nell’immaginario collettivo per essere fortemente dipendente dal petrolio.

Lei dice “Insomma, avrebbe significato essere degli integralisti energetici, avere uno stile di vita molto più che green”.
Mi permetta di dire che è stato disinformato e ignorava alcuni fatti, perché sono sicuro che in caso contrario avrebbe votato SI.

Alla fine di tutto, si trattava della speranza di lasciare un insegnamento a noi giovani e alle future generazioni, sul rispetto della natura, perché un pianeta bello e ospitale come il nostro non esiste in alcun punto che l’uomo abbia potuto finora osservare nell’Universo…