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Comunicato Stampa Orgoglio Castelvetranese – Il 21 luglio scorso, giorno in cui è iniziata la mobilitazione per la raccolta firme a difesa del nostro Ospedale minacciato dal nuovo piano dell’assessore regionale alla sanità Razza, il vice presidente del Comitato civico Orgoglio castelvetranese Franco Messina ha scritto un’accorata lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con la quale si segnala la situazione drammatica delle condizioni della nostra cittadina.

L’assemblea del nostro Comitato civico ne ha approvato il testo all’unanimità e ha ritenuto l’interesse sociale della missiva che è stata così inviata al Capo dello Stato.

Desideriamo rendere pubblico il contenuto della lettera al Presidente della Repubblica che, con missiva di risposta del 12 agosto 2018, ringrazia per l’invio del “Libro Bianco per Castelvetrano” stampato dal Centro artistico culturale SpA Società per Azioni Music con la collaborazione dei Club Service e con la testimonianza degli artisti e musicisti castelvetranesi e dichiarando attenzione per quella che egli stesso definisce lettera-appello di allarme per Castelvetrano”, il Capo dello Stato scrive che ne “terrà conto adeguatamente.”

La circostanza che Sergio Mattarella abbia risposto al nostro appello, incoraggia il Comitato civico Orgoglio castelvetranese a proseguire nell’iniziativa e verrà predisposto un dossier tecnico sul nostro ospedale di Castelvetrano che farà emergere le contraddizioni, le irragionevolezze e le illegalità di un nuovo piano di riordino territoriale della sanità siciliana e che verrà inviato alle più alte cariche dello Stato.

Appare, infatti, illogico e irrazionale promuovere a DEA di 1 livello l’Abele Aiello di Mazara del Vallo in spregio alle norme del Decreto legge Balduzzi n. 158 del 13 settembre 2012, ad appena 20 km da altro DEA di 1 livello di Marsala il quale, a sua volta, si trova a 20 km dal San Giuliano di Trapani e declassare, dismettere e trasferire la realtà sanitaria del nostro ospedale costato oltre 75 miliardi delle vecchie lire, costruito al centro della Valle del Belice e a servizio di oltre 100.000 utenti belicini che vivono in un territorio a rischio sismico di II grado.

Intendiamo difendere il nostro ospedale attraverso una raccolta firme a tutela della nostra struttura ospedaliera che serva quale petizione per richiedere all’ASP a modificare l’intestazione da “Vittorio Emanuele II” a ospedale della “VALLE del BELICE”, petizione che è attiva dal 21 giugno scorso e continuerà a intensificarsi in questi giorni.

Nel nuovo piano di riordino della rete sanitaria territoriale, l’ospedale di base di Castelvetrano viene quasi del tutto annientato, smembrato, svuotato, declassato e trasferito nei reparti più importanti a beneficio di altra struttura appena restaurata e nell’intenzione di promuoverla DEA di primo livello, mediante la distruzione dell’altro presidio ospedaliero.

Nell’intera provincia di Trapani, il piano di riordino territoriale di Razza penalizza solo l’ospedale di Castelvetrano, unico presidio ospedaliero a cui toglie posti letto mentre a Trapani, Marsala, Mazara, Salemi e Alcamo vengono aumentati  i posti letto.

Viene, altresì, eliminata la Terapia Intensiva (Rianimazione) irrinunciabile presidio per un adeguato trattamento dei pazienti in condizioni maggiori di criticità, a ulteriore danno dei circa 100.000 cittadini belicini e trasferita la dialisi e l’anatomia patologica e molte strutture complesse attualmente presenti a Castelvetrano, verranno declassate a reparti semplici, come l’Ortopedia, Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Neurologia, Oculistica, Geriatria, Reumatologia e Chirurgia che passerà a Unità Operativa semplice dipartimentale.

Un intero vasto territorio mortificato dal nuovo piano di riordino Razza che non tiene conto che da Trapani, Marsala e Mazara del Vallo (tutti DEA di primo livello dislocati in un fazzoletto di terra provinciale), nella restante provincia si realizza territorialmente il deserto sanitario (con lo svuotamento dell’ospedale della Valle del Belice, proseguendo con Salemi che è accorpato a Trapani e maltrattato Alcamo), sino a Partinico (anch’esso ospedale di base) in provincia di Palermo e quindi oltre.

Un amplissimo e gravissimo vuoto territoriale nel piano di riordino sanitario Razza.

Concentrare quindi in un’unica zona costiera della provincia tre DEA di primo livello e trasformare la realtà sanitaria declassando e svuotando dei reparti più significativi l’entroterra e lasciare le popolazioni della Valle del Belice senza un adeguato presidio ospedaliero in caso di evento sismico, appare una scelta scellerata e certamente dettata non da esigenze tecniche sanitarie di riordino territoriale, ma da necessità politiche per favorire un certo territorio delimitato a discapito di uno più vasto, geograficamente meglio localizzato e già funzionante, mediante il metodo dello svuotamento e distruzione di una realtà ospedaliera costata svariati milioni di euro e il cui trasferimento di reparti costerà altri danari del contribuente.

L’intera popolazione belicina, anche attraverso l’intervento dei sindaci del Belice, è mobilitata e resisterà ad oltranza in difesa del proprio presidio ospedaliero, pretendendo che non venga mortificato il diritto costituzionale alla salute dei cittadini e che venga rimodulato un piano sanitario scellerato che attenta alla salute pubblica, privando un così ampio e problematico territorio geografico e sismico dell’adeguata assistenza ospedaliera, anzi che migliorarne l’offerta sanitaria.

Il Belice non ci sta!

Segue la lettera inviata al Presidente Mattarella

Insigne Presidente,
mio professore, caro Sergio,

proprio a luglio dello scorso anno mi hai inviato quella tua nota personale in cui mi scrivevi gentili parole di apprezzamento per la bozza editoriale del libro della mia storia professionale.

Belle parole che mi hanno inorgoglito e che dimostrano l’antico e sincero rapporto di amicizia che ci lega.

Questa volta è un altro libro che invio al Capo dello Stato, con l’intenzione di chiedere l’aiuto istituzionale di cui la mia povera cittadina castelvetranese ha necessità per non morire.

Perché di morte civile di un’intera comunità si sta parlando.

Pur rispettando la decisione istituzionale dello scioglimento del nostro comune per infiltrazione mafiosa, la delusione per l’inefficienza e la lentezza della gestione commissariale e soprattutto per il diffuso atteggiamento punitivo verso una desunta aprioristicamente mentalità culturale cittadina che penalizza oltre trentamila persone, per colpa di pochi o di un sol uomo, mi avevano spinto a ideare un “Libro Bianco per Castelvetrano Selinunte”.

Nell’esigenza di distinguerci dagli inammissibili atteggiamenti di compiacenza mafiosa, avevamo pensato che l’amore per la musica ci avrebbe salvato e, nell’agosto dello scorso anno, abbiamo suonato innanzi al tempio di Hera nel parco archeologico di Selinunte, al fine benefico di una donazione al reparto oncologico dell’ospedale della nostra città, che probabilmente fra poco non servirà più.

Sulle profonde ragioni dell’iniziativa, nell’introduzione del Libro Bianco, spiego: per provare a raccontare un’altra storia per questa cittadina martoriata e mortificata da una nomea che appare devastante per la dignità sociale di tutti i cittadini castelvetranesi.

La verità è che la nostra Castelvetrano è divenuta campo di battaglia fra guerrieri del male e del bene che, incuranti delle migliaia di bravi cittadini, si contendono lo scettro della vittoria utilizzando qualunque arma e senza esclusione di colpo alcuno.

Al mio amico Presidente, rappresento la sgradevole sensazione che la mia cittadina sia, oramai da troppo tempo, oggetto di una strategia di annientamento che avrebbe l’obiettivo della consegna del criminale latitante Matteo Messina Denaro, la cui cattura da parte delle forze dell’ordine mi auguro possa avvenire nel più breve tempo possibile anche per liberare questo sfortunato territorio da questa cappa di mafiosità che lo opprime.

Caro Presidente, oramai non è rimasto più nulla della mia cittadina che tu prima conoscevi e nell’ultimo canto della morte del cigno, qualcuno del Comitato cittadino “Orgoglio castelvetranese”, a conclusione del corteo del 16 giugno 2018, in piazza Carlo d’Aragona, ha urlato: Noi siamo concittadini di Giovanni Pantaleo, il cappellano dei Mille, e di Giovanni Gentile, l’unico vero riformatore della scuola italiana, tra i maggiori filosofi del ‘900. Noi siamo concittadini del pittore Gennaro Pardo, del musicista Raffaele Caravaglios, dello storico Giovan Battista Ferrigno, dell’erudito Leonardo Centonze, dell’editore Lorenzo Settimo Lentini, dello scrittore Virgilio Titone, del letterato Giorgio Santangelo, del poeta Gianni Diecidue, del saggista Ferruccio Centonze, del medico ricercatore Maurizio Vignola, dell’educatore Luciano Messina (tuo affezionato scomparso amico), del critico d’arte Giuseppe Basile, del latinista Rosario Di Bella, della pittrice Lia Calamia e di tanti altri uomini nei quali ci riconosciamo.

E’ la voce di una popolazione ferita che vuole riconquistare la dignità di gente per bene e il rispetto che lo Stato di diritto riconosce a tutti i propri cittadini.

Una città massacrata da un’emergenza igienico sanitaria, a causa dei rifiuti abbandonati in strada che dura da oltre un anno e che solo recentemente ha meritato un provvedimento commissariale di emergenza e di urgenza nella lentissima rimozione della spazzatura; e come se non bastasse, è un territorio ad altissima densità di eternit abbandonato nelle campagne col più alto tasso di polvere di amianto che si libra nell’aria e d’inevitabili morti da tumore.

Il Comitato cittadino si sta impegnando con sacrificio e abnegazione a collaborare con i Commissari straordinari per riportare a sistema la raccolta differenziata dei rifiuti, ma sembra una lotta immane anche quella per bonificare le vie pubbliche.

In una gravissima situazione di allarme sanitario, c’è stato persino il Genio civile che ha pensato bene di stoccare delle putride alghe di Posidonia, trasferendole dal porticciolo di Marinella di Selinunte in un’incontaminata e incantevole spiaggia di Triscina di Selinunte.

Oramai la popolazione è pronta a scendere in piazza a ogni piè sospinto e protestare a motivo di contrasto con queste scelte improvvide, irragionevoli e aggravate dal fatto che provengono da organi istituzionali.

La crisi economica devastante che accomuna il nostro territorio non sarebbe bastata a piegarlo, nonostante le continue partenze dei nostri giovani, la disoccupazione, l’agricoltura moribonda nonostante l’olio di oliva “Dop Nocellara del Belice” e le vigne di qualità superiore, il turismo ormai ancora più mordi e fuggi nonostante il parco archeologico più grande d’Europa, ma l’oppressione di tutte le mafie ha definitivamente devastato una comunità civile incolpevole.

Mentre vengono persi contributi già stanziati per inedia o per cinico calcolo, siamo sul baratro del probabile dissesto economico delle casse comunali –che non si dichiara per mancanza di un solo parametro tecnico-, non arrivano contributi statali o comunitari da anni, gli unici danari che si sono recuperati per un ammontare di qualche milione di euro, serviranno ad abbattere “a chiazza di leopardo” alcune case abusive per affermare un sacrosanto principio di legalità.

In tale situazione, arriva oggi la notizia dell’approvazione del riordino della rete sanitaria regionale con promozione di nosocomi mazaresi e marsalesi a distanza di meno di trenta chilometri fra loro e con penalizzazione del declassato ospedale Vittorio Emanuele II di Castelvetrano, nato dopo il terremoto del 1968 in un’area a vocazione sismica, che è a servizio geografico di una utenza di circa centomila persone della valle del Belice e che sarà probabilmente destinato a trasferire ad altri interi reparti e a morire, così come destino ineluttabile di tutti i cittadini castelvetranesi e belicini.

Medesima sorte ebbe originariamente la sede del Tribunale che venne destinato a Marsala, sebbene a poca distanza da quello di Trapani e poi molto più recentemente la volontà politica produce la cancellazione della sede distaccata di Castelvetrano, che così sopprime il presidio di giustizia dei cittadini belicini e ne distanzia le aspettative a molti chilometri, ma il diritto costituzionale alla salute è ben altro.

Non ci resta che ritornare in piazza a protestare per una condizione devastante in cui lo Stato non fa nulla per risanare il territorio delle tante persone per bene che non meritano di essere falcidiate sol perché concittadine di un latitante.

Noi non ci rassegneremo caro Presidente, e lotteremo con i moti di piazza affinché questa dignità di cittadini ci venga riconosciuta e restituita ad ogni costo.

In questa battaglia civile siamo accompagnati dalla fattiva solidarietà dei parroci delle nostre chiese e dal nostro Vescovo e così, forti di questo appoggio, abbiamo indirizzato una missiva anche a Papa Francesco.

Caro Presidente ho voluto parteciparti questo nostro profondo malessere di cittadini castelvetranesi, proprio io il tuo ex alunno, il figlio del tuo scomparso amico personale e politico, l’avvocato penalista di cui conosci la storia professionale, la vittima di mafia per aver perso, ucciso negli anni ’50, il proprio nonno Notaio della Repubblica della riforma agraria, il tuo affezionato amico.

Castelvetrano, 20 luglio 2018

Franco Messina
Vice presidente del Comitato cittadino “Orgoglio castelvetranese”.