[di Maurizio Oddo, Assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Castelvetrano] Oggi, più che in passato, oltre alla loro conservazione materiale – di questi tempi, non ovvia! – i Beni Culturali reclamano una più corretta e ponderata valorizzazione. Quest’ultima, infatti, molto spesso appare legata a una promozione, lontana dalla necessità di mantenere un corretto decoro. Eppure la difesa del Patrimonio Architettonico e Monumentale rimane, come testimoniato dalla nostra Costituzione, una delle componenti essenziali per rafforzare la coscienza civica del Cittadino.

Nonostante tali premesse, innumerevoli monumenti, molti Musei e Aree Archeologiche, numerosi Parchi e Riserve, risultano perfettamente al sicuro. Il Parco Archeologico di Selinunte, ricadente nel territorio del Comune di Castelvetrano, non fa eccezione. L’area archeologica più grande d’Europa, con i suoi 2710 ettari, dove storia, mito e cultura si fondono, non fa eccezione. Pur essendo riuscita a scampare l’aggressione selvaggia dell’abuso edilizio, con lo straordinario progetto delle Dune, a firma di Pietro Porcinai – uno dei più grandi paesaggisti del 900 – non riesce a sottrarsi al disastro fascinoso dei concerti rock. Una metafora letteraria, volutamente provocatoria, atta a testimoniare l’assenza di occasioni culturali destinate a raccontare una delle più fiorenti civiltà classiche del Mediterraneo. Perché alla ricca storia del sito – in parte ancora tutta da scoprire – che attira turisti, ricercatori e studiosi da ogni parte del mondo, i rappresentanti locali preferiscono concerti di musica disco?

Continuo con la provocazione. Il punto, forse, è che occuparsi di archeologia significa anche vivere il proprio tempo, pur rinunciando a manifestazioni che del carattere effimero, privo di qualsivoglia memoria duratura, hanno eletto il proprio cavallo di battaglia. Il bene architettonico – archeologico nella fattispecie – a ben vedere, deve rimanere lo strumento di base per testimoniare la propria storia, dentro la propria storia, dentro la propria identità. Approfondendo il tema, a leggere il libro Beni culturali. L’affare dei dj set, del fitness e dei concerti nel patrimonio culturale, di Teodoro De Giorgio, docente di Heritage marketing all’Università del Salento, si rimane non poco perplessi. Soprattutto quando nell’affrontare l’annosa tematica, a cimentarsene è una Amministrazione che ha l’onore e l’onere di governare un territorio al cui interno ricade il Parco Archeologico di Selinunte, il più grande – non soltanto per vastità, come è già stato ricordato – d’Europa; uno dei luoghi più importanti, è bene ribadirlo, e carichi di storia della Sicilia e non solo.
Perché continuare a essere impudenti delle leggi e del comune buon senso di fronte a tanta bellezza e testimonianza di Civiltà?

Determinate scelte, d’altro canto, se confrontate a un patrimonio di storia, arte e cultura di così imponente portata denunciano di essere a corto di argomenti.

I colossali palchi – che ogni volta riescono a mettere fuori scala la monumentalità senza tempo dei templi – mostrano e denunciano l’inaspettato: le modernissime attrezzature come la console che, la scorsa settimana, ha accompagnato il disk jockey Carl Cox, noto a scala internazionale per la sua musica house. Un intero parco nel caos, con un livello sonoro tanto forte da rendere impossibile, come avviene di norma in questi casi, la conversazione, superando il contatto fisico, da fare letteralmente vibrare le antiche pietre, resti templari compresi. Spenti i fari che, in genere, illuminano le antiche vestigia, si accendono le luci psichedeliche. I giovani e meno giovani, a frotte, nell’ordine di diecimila, invadono il parco, fermandosi in prossimità del palcoscenico montato ad hoc.
Non è soltanto un problema di autorizzazioni. Lo stesso comune di Castelvetrano ha partecipato ai diversi tavoli tecnici che – pur eccessivamente tardivi – hanno richiesto tali necessarie autorizzazioni.

Carl Cox a Selinunte

E la valenza culturale? E la continuità millenaria con le testimonianze archeologiche? A ben vedere, forse, non c’è da meravigliarsi che tutto questo sia potuto accadere. Anzi, ri_accadere. Perché, allora, non fare tesoro della esperienza accumulata a partire, almeno, dal celeberrimo concerto dei Pink Floyd di trenta anni, passato alla storia – alla tristissima storia degli affari dei concerti – come una specie di catastrofe annunciata?

Non è questa la crescita culturale del territorio a cui l’Amministrazione di Castelvetrano aspira. Nella consapevolezza di essere contro corrente – oggi, è di moda ballare praticare fitness all’interno dei musei – penso a una cultura che possa definitivamente staccarsi dai tratti dell’affare a favore della vera Cultura. E le normative sull’inquinamento acustico? E i decibel assassini? E l’errata gestione pubblica, versus interessi privati, che si pone a base di questo nuovo triste fenomeno socio-anti culturale? Quale il contributo delle Leggi vigenti?

Il Codice dei Beni Culturali, una delle Leggi più moderne in Italia, proibisce severamente, per via dei danni materiali e immateriali che possono derivare ai monumenti, un simile uso del patrimonio architettonico pubblico. Le norme a fondamento della tutela non sono poste a salvaguardia solo dell’aspetto materiale del bene, ma anche a garanzia dei valori culturali che il bene veicola. Il problema costante della materia in esame è quello della compatibilità della tutela con corretto uso e godimento dei beni culturali.

Di certo, l’opposizione a un uso improprio del Patrimonio Culturale, sempre più adibito a spazi per concerti e location per pure ragioni commerciali, diventa improcrastinabile. Lo stesso Codice dei Beni Culturali – Art. 170. Uso illecito – stabilisce, peraltro, che è punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775 a euro 38.734, 50 chiunque destina i beni culturali indicati nell’articolo 10 ad uso incompatibile con il loro carattere storico od artistico o pregiudizievole per la loro conservazione o integrità.

Infine, a scanso di equivoci, non è certo mostrarsi ostile alla modernità e neppure chiusura al trasformismo dei Beni Culturali. E’ soltanto interesse per l’arte e l’architettura. Quelle vere e ricche di storia. La promozione dei Beni Culturali non può, in alcun modo, essere asservita alla logica del facile profitto, lontana anni luce – come la storia futura potrà giudicare – dalle attività effimere incompatibili con il carattere storico-artistico, vero e profondo, dei luoghi.

Sono, in ultima analisi, attività promozionali dichiaratamente incuranti dei problemi conservativi da inserire, quest’ultimi, in una corretta e ponderata promozione. D’altro canto, come ammonisce un celebre scrittore, i libri – per noi, gli eventi che promuovono l’arte e l’archeologia – non puoi metterli a caso. L’altro giorno ho riposto Cervantes accanto a Tolstoj. E ho pensato: se vicino ad Anna Karenina c’è Don Chisciotte, di sicuro quest’ultimo farà di tutto per salvarla. E questa Amministrazione farà di tutto per salva-guarda-re quanto è contenuto all’interno del vasto e complesso territorio che si trova a governare.