Il nostro grande Camilleri realizza un romanzo tra mito e storia nella stessa orma come in “Maruzza Musumeci” La storia ovviamente e’ ambientata in Sicilia tra Vigata e Castelvetrano negli anni della fine del fascismo.

Lungo la linea ferroviaria che collega i due pesi vive un Casellante, Nino Zarcuto, rimasto privo di due dita per un incidente sul lavoro, ritiene di svolgere un buon lavoro, sicuro privilegiato con una casa ed un bel pozzo d’acqua. Ma siamo alla vigilia dello sbarco alleato, il luogo naturalmente e’ movimentato.

Sposato con Minica e aspettano, finalmente, un figlio, un giorno pero ‘dei soldati iniziano dei lavori vicino al casello per approntare una linea di difesa dal mare. E mentre scavano a ridosso del pozzo provocano una frana. Nino, rimasto senz´acqua, deve correre ai ripari, ma scendendo nelle profondità della terra si imbatte in una grotta un rifugio perfetto.Nino viene anche arrestato dai fascicti,essendo suonatore di mandolino, viene incolpato di aver ridotto le canzoni fasciste in marce e mazurche,nel frattempo Minica viene aggredita e violentata, perde il bambino, la memoria, la ragione.

Ma chi e’ stato? Uno dei militari di passaggio, o un amico che ha approfittato della sua assenza? Nino arriverà alla verità e alla vendetta, ma non riacquisterà la pace perché Minica ha perduto il senno. Vuole essere piantata come un albero. E’ allora si parla di di tentativo di metamorfosi,un nuovo elemento presente del grande maestro Camilleri.Gia’ dalle prime settimande di giugno disponibile in tutte le librerie.

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