wpid-wp-1432062299669.jpgIn pochi giorni, a Castelvetrano ,due abitanti si tolgono la vita.

Due vicende molto diverse, due persone appartenenti a generazioni molto lontane tra loro e che, in un momento di totale sconforto hanno deciso di chiudere il loro percorso di vita e suicidarsi. Situazioni che  da lontano, appaiono molto differenti tra loro e che potrebbero prestarsi a diverse valutazioni.

Ogni cittadino di questa città ci può trovare tante possibili motivazioni. Il rischio di cadere nella superficiale demagogia o nella generica retorica è molto facile.Nel rispetto dei familiari e del momento drammatico che stanno vivendo, ci sembra doveroso  non entrare minimamente nelle vicende  e nelle dinamiche personali.

I “grandi” intellettuali, sociologi o psicoterapeuti potrebbe darci diverse spiegazioni. Potrebbe servire a consolare i familiari? Ormai, è accaduto. Indietro non si torna. Cosi come indietro non si torna per tutti gli atri casi di suicidio che sono avvenuti a Castelvetrano e in tanti altri comuni d’Italia.Suicidi spesso provocati anche da una cartella esattoriale o da un  pignoramento.

Togliersi la vita putroppo non risolve i problemi e mette in evidenza le tante crepe della società del terzo millennio.  L’episodio di cronaca però, non ci può lasciare del tutto indifferenti. Anche se, spesso, è proprio l’indifferenza o il “non vedere” che genera forti disagi nelle fasce sociali della popolazione. In molti ,si chiedono in queste ore, cosa può far scattare nella mente umana? Cosa genera il diabolico coraggio di darsi la morte?

Sono questioni complesse. Certo è che, il tanto disagio presente nelle persone, derivato in parte da questioni economiche e spesso anche affettive, pare sia solo un “problema” degli altri e che non appartenga a tutti noi. Eventi brutali come il suicidio di una persona, non può scandalizzarci solo quando accade. Dovrebbe far riflettere tutti noi, su cosa non sta funzionando nel vivere comune di ogni persona e nelle famiglie. Quante “persone” in questo momento, si trovano in difficoltà, si sentono sole, disorientate, senza un appoggio. Quanti ,per non essere considerati” deboli” o depressi  o “esauriti”si nascondono e mettono in mostra una forza artificiale che non è loro? Forse molti,  o forse pochi, chi lo sa.Decidete voi se sono tanti o pochissimi. Se nessuno è disposto ad ascoltare l’altro e l’altro ,non si sente “accolto” e viene solo giudicato o deprezzato, per quel che ha o  per quel che fa apparire di se, non sarà facile aiutare il prossimo.

Una persona, “sempre” in quanto creatura di Dio, vale più di quel che fa o possiede. E questo valore umano lo abbiamo tutti dimenticato.La corsa ai falsi miti , alla ricchezza a qualsiasi costo e a ciò che non si può avere o essere, ha generato solo sconforto , confusione tanta solitudine interiore.

Il suicidio, quasi sempre è la punta dell’iceberg e non è consentito a nessuno giudicare o dare semplicistiche risposte di rito. Cominciamo tutti a non vivere la vita solo nell’interesse” materiale”.La crisi non è solo economica. Se chi sta male o è “sotto” per vari motivi, non trova chi lo accoglie o è disposto ad ascoltarlo senza giudicare, senza emettere sentenze del tipo” ma cu ti ci porta” o peggio ancora “chi ti pozzu fari”,di persone sole e disorientate e prive di voglia di fare, ne troveremo in ogni angolo della città. Spesso, per chi ha il dono della comprensione , della consapevolezza o della fede se preferite, è un dovere aiutare chi è in difficoltà , anche con la semplice accoglienza . L’indifferenza o il becero giustizialismo di maniera, ha generato solo mostri.

Questo grande momento di confusione e di congiuntura economica che vede tante persone disorientate e stanche, si può tentare di  superare se, tutte le persone che possono dare un po’ della loro attenzione all’altro lo fanno , senza pensare, come spesso accade  ad un possibile torna conto.

Filippo Siragusa