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Il Consiglio comunale di Santa Ninfa ha ricordato, lunedì sera, in una seduta commemorativa, il devastante terremoto che cinquantacinque anni fa (il 15 gennaio 1968) sconvolse la Valle del Belice. In apertura, il presidente Carlo Ferreri ha avuto parole di ringraziamento per le forze dell’ordine, compiacendosi per l’arresto del boss latitante Matteo Messina Denaro. E il sindaco Giuseppe Lombardino ha ricordato il curioso precedente del 15 gennaio 1993, quando, in occasione del venticinquesimo anniversario del sisma, fu arrestato, a Palermo, Totò Riina.
Nel corso della seduta, oltre al ricordo delle vittime del terremoto, è stato rievocato il grande sforzo profuso dalle popolazioni e dagli amministratori dell’epoca, e si è cercato di guardare al futuro non nascondendo i problemi dell’attuale fase storica. «Abbiamo voluto ricordare quell’evento luttuoso che ha segnato la nostra comunità», ha esordito Ferreri; «una comunità – ha aggiunto – che non si è disunita, ma ha saputo dimostrare la capacità di risollevarsi». Per il presidente dell’assemblea civica era necessario «fare memoria», anche per evitare che si ripetano gli errori del passato, «specialmente – ha chiarito – nella risposta dello Stato, che allora fu tardiva». Ferreri ha quindi voluto ricordare, nel centenario della nascita, don Antonio Riboldi, l’allora parroco di Santa Ninfa e futuro vescovo di Acerra, «che tanto si spese per risollevare le sorti della nostra comunità».
Per il consigliere Lorenzo Truglio «questa non è solo l’occasione per ricordare chi non c’è più, ma anche per porci delle domande sul futuro della nostra comunità». Dopo avere ricordato «l’orgoglio con cui i nostri anziani rievocano quel periodo di ricostruzione che ha portato allo sviluppo della società santaninfese, grazie alla laboriosità dei cittadini, alla voglia dei giovani di allora di farsi promotori del riscatto», Truglio si è focalizzato nell’analisi del presente, in cui «l’individualità prevale sulla socialità». Ha quindi sottolineato il problema «della disoccupazione che favorisce l’emigrazione e rischia di svuotare questo territorio». Per cui ha invitato tutti, a partire da chi amministra, ad un impegno costante «che coinvolga i giovani in un nuovo processo di riscatto».
Il sindaco Lombardino ha quindi seguito questo filo ideale, e dopo avere rievocato «la sofferenza mista alla voglia di riscatto di allora», ha parlato di «una società oggi disgregata», soffermandosi lungamente sul tema dell’emigrazione giovanile, un fenomeno che rischia di depauperare le comunità locali: «Sono sempre di più – ha detto – i giovani che vanno a studiare al Nord e poi rimangono lì». Per tentare di invertire questa tendenza, è stato il ragionamento del sindaco, «un Comune da solo può ben poco». Motivo per il quale Lombardino ha chiamato all’appello «il ruolo delle famiglie e quello della scuola». Solo un’allenza tra istituzioni e agenzie educative – questa la sintesi – può dare i frutti sperati.
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