«Avere avuto la percezione di essere stato a un attimo dall’essere intubato, ha chiaramente lasciato per sempre un segno nella mia vita». È uno dei passaggi della testimonianza autografa che il medico Antonio Tavormina ha scritto per il mensile diocesano Condividere, online da qualche giorno.

Tavormina, in organico presso il reparto di Chirurgia dell’Ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano, è stato il primo medico del nosocomio del Belìce ad aver contratto il Covid-19. Da alcune settimane si trova ricoverato presso il reparto di Pneumologia dell’Ospedale Cervello di Palermo. «Trascorrono i giorni e ripenso ai momenti difficili. Quella che ho vissuto è stata un’esperienza dura, la più pesante della mia vita da uomo e da medico. Un’esperienza che, sicuramente, mi ha segnato e che mi lascerà indelebile la sensazione di caducità della vita. Da medico più volte ho affrontato la sofferenza altrui, ma viverla da questo lato, da paziente, è un’altra cosa».

Ancora Tavormina: «Ognuno di noi in famiglia, nella nostra storia, ha avuto momenti in cui siamo stati pazienti, familiari di pazienti, ma sicuramente vivere in prima persona un momento di annullamento completo fisico e mentale, con la consapevolezza precisa degli avvenimenti che si stanno verificando dentro di te, è un’altra cosa».

Il giovane medico è sulla via della guarigione e a giorni lascerà l’ospedale “Cervello”. «Sia noi medici che i pazienti siamo uomini. Persone fatte di carne e ossa, di sentimenti, di emozioni e anche di debolezze. Essere un buon medico significa, a mio modo di vedere, riuscire a offrire al paziente la migliore delle soluzioni nell’ambito anche di una vicinanza psicologica che lo possa rassicurare. Il rapporto medico-paziente deve essere un rapporto reciproco di rispetto e il medico deve averlo dell’essere umano che soffre, perché la sofferenza umana è il massimo della debolezza a cui si può andare incontro nella vita. Questa va tenuta in debita considerazione nelle paure e nelle incertezze di chi, fino al giorno prima si sentiva invincibile e il giorno dopo si sente sul baratro. Ecco, questa è stata la mia sensazione in quest’esperienza vissuta a rapporto col Covid-19, dalla quale ora sto uscendo per tornare a vivere».

PER LEGGERE LA TESTIMONIANZA INTEGRALE CLICCA QUI – Condividere