La mattina del 9 maggio 1978, il corpo dilaniato di Peppino Impastato fu ritrovato sui binari della ferrovia Palermo-Alcamo. La sua vita è percorsa da un’attività politica molto intensa. Era un siciliano, nato a Cinisi da una famiglia mafiosa. Eppure, da ragazzo ruppe tutti i legami con il padre e cominciò a condurre le sue lotte insieme ai contadini a cui furono espropriate le terre per la costruzione della terza pista dell’aereoporto di Palermo.

Nel 1976 fondò Radio Aut, una radio libera, autofinanziata, con cui denunciava i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. Nel 1978 si candidò nelle file di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma nel corso della campagna elettorale, proprio nella notte tra l’8 e il 9 maggio, venne assassinato. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votarono il suo nome, riuscendo a eleggerlo simbolicamente al Consiglio comunale.

Il cadavere di Impastato venne imbottito di tritolo e fatto saltare sui binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani, tanto che inizialmente la sua morte venne scambiata per un suicidio. Solo la determinazione della madre di Peppino, Felicia, morta il 7 dicembre 2004, a 88 anni, e del fratello Giovanni, fecero emergere la matrice mafiosa dell’omicidio, riconosciuta nel maggio del 1984 dal Tribunale di Palermo. Nel maggio del 1992 i giudici decisero l’archiviazione del caso, ma nel 2002 Badalamenti fu condannato all’ergastolo come mandante. A far conoscere la figura di Impastato al pubblico è stata anche la pellicola del 2000 I cento passi del regista Marco Tullio Giordana, ricordando la distanza che separava, a Cinisi, la casa degli Impastato da quella dell’assassino.