La pioggia si era trasformata in un vero e proprio temporale ed ero ancora lontano dalla baita. Ero a quota mille e dovevo arrivare a millecinque. Fossi stato su un percorso pianeggiante ci avrei impiegato non più di cinque minuti a coprire quei circa cinquecento metri. Lì, in montagna, e, con quel dislivello, per me, che era la seconda volta, che salivo in quel posto, ci sarebbe voluto un po’ di più.

Tutt’intorno era un continuo deflagrare di tuoni, successivi agli squarci di luce provocati dai lampi e dai fulmini, sulla mia testa. Non avevo paura, ma ero preoccupato. Non c’era un riparo possibile, e, memore di quel che si raccomandava in quei casi, non bisognava sostare sotto gli alberi, accelerai il passo.”

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