Tamponi rapidi positivi poi non confermati dai tamponi molecolari. La notizia dei 179 falsi positivi, che qualche giorno addietro abbiamo pubblicato sul nostro giornale, ha sollevato commenti (soprattutto sui social) alcuni dei quali avrebbero pure messo in dubbio la veridicità dei tamponi rapidi. In questo tempo che stiamo vivendo, tra preoccupazione per il dilagare del contagio, l’economia che soffre e il sistema sanitario impegnato su più fronti (ospedaliero e territoriale), qualsiasi commento può sembrare fuori luogo. L’informazione, però, deve contribuire a fare chiarezza e, soprattutto, deve “informare” i cittadini, ponendo anche domande a chi oggi sta affrontando l’emergenza.

Nel nostro servizio ci siamo posti una domanda: Perché sono stati registrati 179 falsi positivi? La risposta l’affidiamo alle parole del dottor Francesco Di Gregorio, direttore del Dipartimento dell’Asp Trapani. «Il tutto dipende dalla carica virale di chi si sottopone a tampone, considerando anche il margine di affidabilità dei tamponi rapidi, spiega Di Gregorio. È più preoccupante avere dei falsi negativi che, invece, girano e possono contagiare che dei falsi positivi sui quali viene posta l’attenzione del Dipartimento prevenzione e che subito rispettano una quarantena domiciliare preventiva in attesa del tampone molecolare».

Oggi quello che preoccupa è il dato RT, ossia l’indice di contagio, che stenta a diminuire. Ecco perché le campagne di screening di massa hanno la loro funzione. «Queste ci consentono di avere un maggior controllo sull’epidemia», spiega Di Gregorio. Ma non basta. È necessario affidarsi, innanzitutto, al senso di responsabilità personale: evitare gli assembramenti, indossare la mascherina, lavare spesso le mani e rispettare le distanze interpersonali.