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C’è un filo sottile che unisce gli uomini tutti, al di là delle convenzioni, dei pregiudizi, delle scelte: l’umana comprensione. Nonostante secoli di progresso abbiano cercato, con subdola precisione, di eliminarla, essa persiste, fa in modo che cuori lontani, sconosciuti, si sentano vicini, familiari, degni di nota e attenzione. Non importa da dove, non importa chi, non importa quando, ma avviene e non in senso univoco. Quando una voce arriva da dietro le sbarre, non per implorare, non per ottenere, ma per incoraggiare i giovani, per tendere una mano, fa si che gli occhi si rivolgano là dove era meno pensabile e si rivedano la vita e i propri affanni con più chiarezza, che si rivolga lo sguardo al di là del proprio naso e ci si rende conto che la strada verso la libertà è lastricata dall’umana comprensione.

Tutto questo è successo fra i detenuti di Castelvetrano e un gruppo di alunni del Liceo Scientifico “Michele Cipolla” di Castelvetrano. Una corrispondenza epistolare nata dal carcere per sostenere l’animo dei giovani attraversato dalla pandemia, quella mano è stata accolta dai ragazzi che prontamente hanno risposto con un’altra missiva lasciando presagire altre corrispondenze che donano luce ad entrambi. «La scuola è un luogo di crescita dove oltre alla crescita culturale avviene la socializzazione, la familiarizzazione, dove nascono le amicizie, dove si impara la tolleranza…per costruire persone migliori…nella speranza di sapere sempre distinguere il bene dal male per evitare sbagli che inevitabilmente prima o poi si debbano pagare», così recita un passo della lettera dei detenuti fatta pervenire ai giovani.

E gli studenti non hanno perso tempo per rispondere: «…Cari amici grazie perché non è un gesto scontato…siamo stupiti di come abbiate compreso il nostro stato d’animo…è facile avere pregiudizi, ma la singola azione non corrisponde alla persona…vi ringraziamo di vero cuore per il tempo speso pensando a noi…». Quando ciò accade c’è ancora speranza.

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